Il 19 maggio 2026 a Foggia si è svolta una nuova edizione del confronto che mette al centro la filiera del grano duro. Allʼevento, giunto allʼundicesima edizione, hanno partecipato le principali organizzazioni del settore — tra cui Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e il centro di ricerca Crea — con il contributo tecnico di Areté. L’incontro ha messo in luce sia le buone prospettive quantitative per la campagna 2026-26 sia alcune vulnerabilità che richiedono interventi mirati.
Dal dibattito è emersa una fotografia articolata: sul piano nazionale si prevede una produzione che riporta i volumi attorno a 3,8 milioni di tonnellate, un incremento rispetto alla stagione precedente; sul piano tecnologico, invece, lʼattenzione è concentrata sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) come strumento per migliorare la resilienza delle varietà. Al contempo, restano nodi come i costi degli input, la riduzione degli investimenti agronomici e il calo dellʼuso di seed certificato.
Bilancio nazionale: numeri e fragilità
Le stime per la campagna 2026-26 indicano una ripresa produttiva, con una produzione attesa che si assesterà intorno a 3,8 milioni di tonnellate, ovvero circa il 5% in più rispetto alla stagione precedente. La superficie nazionale investita si mantiene sostanzialmente stabile attorno a 1,13 milioni di ettari, secondo le rilevazioni Istat, ma il dato va letto in prospettiva: rispetto al picco del 2026 di 1,27 milioni di ettari si registra una perdita netta di oltre 100.000 ettari (-8,6% in tre anni). Questa erosione territoriale insieme alla diminuzione della superficie seminata con seme certificato — passata da circa 71.000 a 61.000 ettari (-14,3%) — solleva preoccupazioni fitosanitarie e qualitative.
Implicazioni agronomiche
La contrazione dellʼuso di seme certificato implica un aumento del reimpiego di semente aziendale, pratica diffusa nel comparto che può esporre le colture a malattie del suolo e ridurre la qualità iniziale delle piante. A questo si aggiungono segnali di miglioramento climatico in areali come Puglia e Basilicata dopo anni di deficit idrico, ma permangono problemi legati alla diffusione di fitopatie e all’incertezza sul contenuto proteico del raccolto. In sintesi, la quantità prevista è positiva, ma la qualità e la sostenibilità della produzione richiedono attenzione e investimenti.
Quadro internazionale e dinamiche di mercato
La società di ricerca Areté ha delineato uno scenario globale caratterizzato da un aumento produttivo nei principali paesi: il Canada ha segnato un +12% portandosi a circa 7,1 milioni di tonnellate, mentre gli USA registrano un +5%. Incrementi significativi si osservano anche in Nordafrica e nell’Unione Europea (+18% e +5% rispettivamente), con l’eccezione della Turchia (-16%). Il risultato generale è un mercato in condizioni di surplus, con stock elevati che mitigano spostamenti bruschi dei prezzi, pur lasciando vulnerabilità legate allʼinstabilità geopolitica e ai costi energetici e degli input.
Prospettive per la campagna 2026-27
Le previsioni per la stagione successiva indicano scenari divergenti: Areté stima una contrazione produttiva in UE di circa il 4%, e cali più marcati in Nord America (-17% in Canada e -13% negli USA), mentre sono attese crescite in Turchia e in Nordafrica. Questo mix porta a una produzione globale sostanzialmente stabile ma con segnali che rendono improbabile un forte crollo dei prezzi, grazie agli stock ancora abbondanti; tuttavia, eventuali shock geopolitici potrebbero alterare rapidamente flussi commerciali, tassi di cambio e costi degli input.
Innovazione, contratti di filiera e sostenibilità
Al centro del confronto è finita anche la componente tecnologica e organizzativa della filiera. Il Crea – Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali ha illustrato i progressi nel miglioramento genetico basato sulle TEA, sottolineando che a Foggia sono già disponibili linee con una maggiore resistenza a ruggini e oidio. Dopo controlli che assicurino l’assenza di alterazioni genetiche non previste, queste varietà potranno essere avviate alle prove in campo per valutare performance e stabilità produttiva in condizioni reali.
Contratti di filiera e aggregazione
Il tema dei contratti di filiera è stato ripreso anche in chiave di politica industriale: a dieci anni dallʼistituzione del Fondo grano duro, i contratti coinvolgono ancora una quota limitata delle superfici (circa il 15%), lasciando spazio a iniziative per rafforzare l’aggregazione produttiva e migliorare la capacità contrattuale degli agricoltori. Rafforzare cooperative e organizzazioni di produttori è considerato indispensabile per ridurre i costi, favorire gli investimenti e garantire reddito e innovazione lungo tutta la filiera.