Foggia, 19 maggio 2026: l’analisi emersa durante i Durum Days conferma segnali positivi per la coltura del grano duro in Italia. La campagna 2026-26 mostra una stima produttiva nazionale intorno a 3,8 milioni di tonnellate, pari a un aumento del ~5% rispetto ai 3,6 milioni registrati nell’anno precedente. Un mix di condizioni climatiche più favorevoli e il superamento del deficit idrico che aveva colpito Puglia e Basilicata hanno sostenuto lo sviluppo delle colture nei principali areali, offrendo uno scenario di base più solido per la filiera.
Tuttavia, lungo la filiera permangono elementi di fragilità che vanno monitorati. Tra questi si segnalano la progressiva contrazione degli investimenti agronomici a causa dei costi crescenti, la diffusione di fitopatie soprattutto nel Mezzogiorno collegata anche al minor utilizzo di seme certificato, e le incertezze sulla qualità del raccolto, in particolare sul contenuto proteico. Agli incontri hanno partecipato tutti i principali attori del comparto — Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura (con l’intervento di Filippo Schiavone), Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e Crea — per fotografare la situazione e identificare priorità operative.
Innovazione e resistenza varietale
La ricerca è stata indicata come leva chiave per migliorare la redditività e la sostenibilità della cerealicoltura. Il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del Crea ha illustrato l’impiego delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), ossia strumenti di editing genomico di precisione volti a introdurre resistenze desiderate senza alterazioni non volute. A Foggia sono già disponibili linee di grano duro con una maggiore tolleranza alle malattie fungine, come le ruggini e l’oidio, che, dopo verifiche approfondite sull’assenza di altre modifiche genetiche, verranno sottoposte a sperimentazione in campo per valutare la performance in condizioni reali.
Impatto sulla redditività e sull’uso degli input
L’adozione di varietà resistenti potrebbe ridurre la dipendenza dalla difesa fitosanitaria e contenere i costi operativi, incidendo positivamente sulla redditività delle aziende. È stato sottolineato come la vulnerabilità agli stress climatici e il peso dei costi per la protezione delle colture rappresentino oggi i fattori che più erodono i margini degli agricoltori; per questo il miglioramento genetico è considerato uno strumento strategico per limitare l’uso di fitofarmaci, aumentare la stabilità produttiva e preservare la qualità del seme sul medio periodo.
Scenario internazionale e dinamiche di mercato
La società di ricerca Areté ha descritto una campagna 2026-26 a livello globale caratterizzata da una generale espansione produttiva nei principali paesi esportatori. In particolare, il Canada ha segnato un aumento del 12% raggiungendo 7,1 milioni di tonnellate, mentre gli USA hanno registrato un +5%. Anche il Nordafrica è cresciuto significativamente (+18%) e la Unione europea ha mostrato un +5%, con l’eccezione della Turchia che ha visto una contrazione del 16%. Il risultato complessivo è stato un surplus produttivo sul mercato globale per la campagna 2026-26, con scorte accumulate che moderano la volatilità dei prezzi.
Prospettive 2026-27 e implicazioni sui prezzi
Per la campagna 2026-27 Areté prevede una riduzione produttiva in alcuni areali: -4% per la UE, -17% in Canada e -13% negli USA, mentre Turchia e Nord Africa dovrebbero migliorare. Questo mix prospettico lascia il quadro globale sostanzialmente stabile ma ancora caratterizzato da surplus. La combinazione di cali produttivi in Europa e Nord America rende improbabile un forte ribasso dei prezzi nella prossima campagna, mentre l’ammontare ancora elevato degli stock continuerà a garantire un buon approvvigionamento, attenuando spinte rialziste marcate.
Rischi esterni e indicazioni per la filiera
Oltre ai fattori agronomici e produttivi, sul destino del mercato pesano variabili esterne come l’instabilità geopolitica, le oscillazioni del cambio euro/dollaro, i prezzi del petrolio e la disponibilità degli input produttivi. Tali elementi possono alterare i flussi commerciali e i costi di produzione, imponendo alla filiera un approccio prudente nella gestione delle scorte e degli investimenti. Per garantire resilienza servono politiche di sostegno mirate, incentivi all’uso di seme certificato e misure che favoriscano la diffusione delle innovazioni tecnologiche e varietali già disponibili.
In sintesi, la campagna 2026-26 porta con sé una buona notizia dimensionale per il grano duro italiano ma impone di tenere alta la guardia su qualità e sostenibilità. L’adozione delle TEA, il rafforzamento degli investimenti agronomici e un coordinamento tra istituzioni, ricerca e operatori della filiera restano elementi decisivi per trasformare l’incremento produttivo in opportunità duratura per il settore.