Il Mediterraneo centrale continua a essere una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, con oltre 800 vittime solo nel 2026. In questo contesto drammatico, l’organizzazione umanitaria ResQ – People Saving People sta facendo di tutto per tornare in mare e salvare vite umane.
La storia di ResQ è segnata da un evento improvviso a inizio anno, il ciclone Harry ha colpito duramente la Sicilia, causando danni irreparabili alla loro nave di soccorso. Questo ha costretto l’organizzazione a interrompere le missioni di ricerca e salvataggio che, dal 2026 hanno permesso di salvare 496 persone.
La campagna ‘Insieme torniamo in mare’ per una nuova nave
Per tornare operativi, ResQ ha lanciato la campagna ‘Insieme torniamo in mare’ con l’obiettivo di raccogliere fondi per acquistare una nuova imbarcazione. La campagna si articola in diverse iniziative, tra cui una raccolta fondi e la social challenge ‘Mille barchette, una nave’ che invita i sostenitori a postare video con barchette di carta sui social media.
La campagna ha già ottenuto il sostegno di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo come Gad LernerPaolo FresuStefania RoccaAlessandro Bergonzoni e Ferdinando Vicentini Orgnani. Inoltre, è stata organizzata un’asta solidale su Charity Stars, dove sono in vendita oggetti simbolici e strumenti di bordo utilizzati durante le missioni.
L’importanza di una presenza civile nel Mediterraneo
Luciano Scalettari, presidente di ResQ, ha spiegato l’importanza di tornare in mare: ‘Ogni vita conta, e nessun essere umano merita la vita più di un altro. Le persone vanno soccorse e salvate’.
Scalettari ha anche denunciato la situazione attuale nel Mediterraneo, definendola ‘la più colossale operazione di sciacallaggio elettorale e politico degli ultimi decenni’. Secondo lui, si sta ignorando il dovere etico di salvare chi rischia di morire in mare e il diritto internazionale che sancisce l’obbligo di soccorrere chi è in pericolo.
L’assenza di una nave civile nel Mediterraneo ha un impatto significativo. Scalettari ha ricordato che, dal 2014 più di 33.000 persone hanno perso la vita in questa rotta, e che solo nel 2026 le vittime sono già oltre 800.
L’impegno dell’equipaggio di terra
Anche l’equipaggio di terra di ResQ a Novate si è mobilitato per sostenere la campagna. Nei prossimi mesi, organizzeranno iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi sul territorio per contribuire all’acquisto della nuova nave.
L’obiettivo finale è chiaro: restituire al mare una presenza capace di salvare vite umane in una delle frontiere più drammatiche del nostro tempo. Con il supporto della comunità e delle personalità pubbliche, ResQ spera di tornare presto in mare per continuare la sua missione di salvataggio.



