La Croisette è tornata a ospitare una delle sue figure più emblematiche: Monica Bellucci è sbarcata al Festival di Cannes per la 79ª edizione, che si è aperta il 12 maggio, con due titoli molto diversi tra loro. Questa doppia presenza conferma la capacità dell’attrice di muoversi tra ruoli intensi e apparizioni che giocano sul confine tra realtà e finzione. Il suo passaggio sulla kermesse è diventato ormai un appuntamento ricorrente, ma ogni ritorno porta con sé nuove sfumature e attenzione internazionale.
La scelta di partecipare simultaneamente a due pellicole dallo spirito opposto mostra come Bellucci continui a cercare progetti che la mettano alla prova sia sul piano interpretativo sia su quello simbolico. Uno dei film la vede protagonista in un dramma di tensione e isolamento; l’altro la integra in un meccanismo auto‑riflessivo che strizza l’occhio ai cinefili. In entrambi i casi, però, l’attrice conferma la sua presenza scenica e il rapporto profondo con il grande schermo, offrendo materiali diversi su cui riflettere per il pubblico e la critica.
I due film: natura e contrasti
Il primo progetto in luce è Histoires de la nuit, diretto da Léa Mysius e tratto dall’omonimo romanzo di Laurent Mauvignier, presentato nella selezione ufficiale e in corsa per la Palma d’Or. In questo film Bellucci interpreta Cristina, una pittrice italiana isolata vicino a una fattoria dove una festa di compleanno si trasforma in un incubo: tre figure minacciose riportano a galla segreti sepolti. Il ruolo richiede all’attrice una trasformazione estetica e psicologica, lontana dall’iconografia della bellezza classica; è un lavoro che esplora la memoria, la solitudine e la durezza accumulata con gli anni.
Il ritratto di Cristina
Il personaggio di Cristina è descritto come una donna di sessant’anni che porta i segni della vita senza concessioni: nella resa scenica è necessario «imbruttirsi», ossia abbandonare l’immagine glamour per assumere una fisicità che racconti esperienza e durezza. Questa scelta registica vuole sottolineare come l’invecchiamento possa diventare risorsa narrativa: la profondità emotiva raggiunta con gli anni diventa strumento drammaturgico. L’interpretazione mette in campo sfumature di controllo, difesa e memoria, elementi che consentono all’attrice di esplorare nuovi registri recitativi.
Butterfly Jam: angolazioni diverse e un cameo
Il secondo titolo è Butterfly Jam, film del regista russo Kantemir Balagov al suo debutto in lingua inglese. La storia segue Pyteh, una sedicenne circassa divisa tra il ring del wrestling e la trattoria di famiglia a Newark, nel New Jersey, finché una scelta del padre non cambia il loro destino. In questo contesto realistico e concreto, la presenza di Monica Bellucci assume una funzione particolare: non interpreta un personaggio fittizio ma compare come sé stessa, in una sequenza che gioca sulla meta‑citazione e sui rimandi alla fama e all’immagine pubblica.
Una presenza che è riflessione sul cinema
La comparsa di Bellucci in Butterfly Jam non è un semplice cameo di richiamo: è un elemento che apre un gioco di specchi tra finzione e realtà, facendo emergere come la figura dell’attrice continui a vivere anche al di fuori del ruolo. Il film, presentato nella sezione parallela Quinzaine des cinéastes, sfrutta questo effetto per inserire riflessioni sulla celebrità, sul mito e sull’immagine femminile nel cinema contemporaneo. Il risultato è una tessitura narrativa che unisce verità quotidiana e manipolazione mediatica.
Il legame con Cannes e la vita fuori dal set
Il ritorno di Monica Bellucci alla Croisette ribadisce un rapporto che dura da quasi trent’anni: la sua prima apparizione risale al 1997 con Dobermann, e da allora è tornata altre volte per titoli come Under Suspicion (2000) e Irréversible (2002). Nel 2003 è stata la prima donna italiana a ricoprire il ruolo di madrina del Festival, mentre nel 2006 è stata membro di giuria. Dopo alcuni anni di assenza è tornata nel 2014 con Le meraviglie e nel 2017 ha ricoperto nuovamente la carica di madrina; nel 2019 era presente per Les plus belles années d’une vie. Questo percorso testimonia una presenza costante e riconosciuta nel panorama festivaliero internazionale.
Aspetti personali osservati dai media
Fuori dal set, l’interesse della stampa si concentra anche sulla sfera privata: la relazione con il regista Tim Burton, iniziata nel 2026 e conclusasi nel 2026, è stata chiusa con parole di affetto reciproco, mentre a marzo la coppia ha messo in vendita una villa in Toscana. Bellucci tutela con decisione la sua privacy, pur esprimendo orgoglio per le figlie: Deva (21) ha già intrapreso la carriera d’attrice, mentre Léonie (16) è ancora nella fase di formazione. Infine, il ricordo della storia con Vincent Cassel rimane parte integrante del racconto mediatico legato alla Croisette.