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21 Giugno 2026

Sorveglianza ridotta per Baby Gang: da sei a tre mesi e via libera alla tv in cella

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto un motivo di reclamo della difesa di Zaccaria Mouhib, noto come Baby Gang, riducendo da sei a tre mesi il regime di sorveglianza particolare e consentendo l'uso della televisione in cella per attenuare le sue fragilità psicologiche.

Sorveglianza ridotta per Baby Gang: da sei a tre mesi e via libera alla tv in cella

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha modificato alcune misure imposte al 24enne trapper Zaccaria Mouhib noto con il nome d’arte Baby Gang annullando o riducendo vincoli ritenuti sproporzionati. Con un’ordinanza i giudici hanno infatti accolto uno dei reclami presentati dalla difesa, ordinando la riduzione del periodo di sorveglianza particolare da sei a tre mesi e ritenendo non necessario il divieto assoluto della televisione in cella.

Decisione del tribunale e motivazioni sulla salute psichica

Nell’ordinanza firmata dai magistrati Corbetta e Fertitta, il Tribunale evidenzia come un semestre di sorveglianza particolare appaia «oggettivamente eccessivo», soprattutto alla luce delle «gravi fragilità psichiche» che affliggono il detenuto. I giudici hanno sottolineato che il mantenimento di alcune restrizioni, come l’impossibilità di guardare la tv, potrebbe aggravare il quadro emotivo del giovane e quindi risultare controproducente per l’ordine interno. Per questo motivo è stato stabilito che l’uso del televisore in cella può avere un ruolo nel favorire una maggiore serenità e una possibile de-escalation dei comportamenti.

Le limitazioni contestate e la loro revisione

La misura di sorveglianza particolare originaria prevedeva diverse limitazioni: partecipazione esclusa ad alcuni corsi interni, permanenza negli spazi all’aperto ridotta a due ore al giorno, detenzione in camera singola e privazione di oggetti personali come armadi, soprammobili e televisore. Gli arredi ammessi erano ridotti al minimo: una radio, il letto e un tavolo con sgabello; era vietato anche l’uso del cosiddetto “fornellino” per motivi di sicurezza. Il tribunale ha però distinto tra restrizioni giustificate per questioni di rischio e provvedimenti che appaiono sproporzionati rispetto alle condizioni di salute mentale del detenuto, confermando il divieto del fornelletto ma restituendo la televisione.

Contesto processuale e situazione carceraria

Il trapper è ristretto nella casa circondariale di Busto Arsizio in provincia di Varese, e si trova sotto la tutela legale dell’avvocato Niccolò Vecchioni. La detenzione è legata a un arresto avvenuto il 17 marzo nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Lecco che lo vede coinvolto in accuse che includono detenzione di armi e altri reati, tra cui presunti maltrattamenti nei confronti della fidanzata. Il Tribunale, nel motivare la riduzione della sorveglianza, ha però ribadito che il comportamento di Mouhib in carcere è stato valutato come “pessimo” sotto alcuni aspetti: aggressività, comportamento preoccupante e capacità d’influenza sui detenuti più giovani.

I giudici hanno evidenziato che la notorietà del ragazzo porta con sé una sorta di ascendenza sui compagni di cella, elemento che pesa nella valutazione dell’ordine e della sicurezza interna all’istituto penitenziario. Nonostante queste osservazioni, la misura processuale è stata riequilibrata alla luce delle esigenze di tutela della salute mentale del detenuto: il periodo di sorveglianza particolare è stato ridotto fino al 2 luglio, con la precisione che alcune restrizioni di carattere operativo restano in vigore laddove sussistano motivi concreti di rischio.

Effetti pratici della modifica

Dal punto di vista pratico la modifica autorizza l’ingresso del televisore nella cella di Mouhib e abbrevia i limiti temporali che condizionavano la sua detenzione. Rimangono tuttavia confermate alcune misure di sicurezza, come la detenzione in stanza singola e il controllo di accesso a corsi e attività ritenute sensibili. Il giudizio dei magistrati bilancia,

La vicenda resta strettamente connessa agli sviluppi dell’inchiesta di Lecco: eventuali provvedimenti giudiziari successivi o l’evoluzione del processo penale potranno determinare nuove misure cautelari o modifiche delle condizioni di detenzione. Per ora, la decisione del Tribunale di Sorveglianza rappresenta un riequilibrio delle limitazioni applicate, con particolare attenzione alle condizioni psicologiche e alla gestione dell’ordine carcerario.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.