Si è spento lunedì 22 giugno all’età di 81 anni Vito Monaco giornalista e volto familiare della televisione locale e nazionale. Nato il 21 maggio 1945 a Bari e da molti anni residente ad Abano Terme Monaco aveva affrontato un grave peggioramento delle condizioni cardiache nelle settimane precedenti al decesso. La sua figura è ricordata per un approccio al giornalismo che univa rigore, chiarezza e un forte senso di responsabilità verso il pubblico.
Nel corso della sua vita professionale ha saputo coniugare l’esperienza di docente con quella di conduttore e direttore di testata, diventando un punto di riferimento nel panorama informativo regionale. Il suo stile, caratterizzato da interventi precisi e talvolta pungenti, gli ha valso il soprannome affettuoso di il Professore un’etichetta che sintetizza la sua attitudine a spiegare i fatti e a promuovere un’informazione comprensibile per i cittadini.
Carriera televisiva: ruoli e programmi che l’hanno reso noto
La parabola professionale di Monaco passa dall’insegnamento alla conduzione televisiva: dopo gli studi in Lettere e filosofia nella città del Santo, intraprese la carriera giornalistica che lo portò a dirigere testate come Serenissima Tv e successivamente la redazione di Canale Italia. Tra i programmi che lo hanno segnato c’è Calciolandia trasmissione che ha condotto per trent’anni e che lo ha reso familiare agli appassionati di sport. La sua presenza serale in programmi di approfondimento, come Notizie Oggi e Linea Sera, ha consolidato la sua immagine di professionista attento agli sviluppi del territorio e alle questioni nazionali.
Il soprannome e l’approccio al giornalismo
Essere chiamato il Professore non era solo un vezzo anagrafico, ma una sintesi del metodo con cui Monaco affrontava la professione: spiegazioni puntuali, analisi dei fatti e una cura particolare dell’esposizione. Per molti spettatori la sua voce rappresentava un riferimento affidabile: nei dibattiti e nelle interviste mostrava una curiosità costante e una predilezione per il confronto aperto, invitando ospiti e pubblico a ragionare sulle questioni senza leziosità ma con rigore.
Riconoscimenti e ultimi anni di vita
Nel corso della carriera era stato insignito del titolo di Commendatore della Repubblica un riconoscimento che testimonia la rilevanza del suo impegno professionale. Negli ultimi tempi le condizioni di salute si erano aggravate e Monaco ha affrontato un lungo ricovero, combattendo con dignità. La notizia della sua scomparsa ha suscitato dolore tra colleghi, telespettatori e istituzioni, che hanno voluto ricordarlo non solo come conduttore ma come punto di riferimento umano e professionale.
Cordoglio delle istituzioni e dei colleghi
Le reazioni alla morte di Monaco hanno coinvolto esponenti istituzionali e politici che hanno voluto sottolineare il valore del suo lavoro. Il presidente della Regione Veneto ha ricordato la prima intervista rilasciata a Monaco all’inizio del proprio percorso politico, definendo quell’incontro un ricordo personale significativo. Il presidente del Consiglio regionale lo ha descritto come un professionista preparato, diretto e sempre attento agli avvenimenti del territorio e del Paese, che fino all’ultimo è rimasto presente nel dialogo con il pubblico.
Altri esponenti regionali e colleghi lo hanno salutato come un amico e un maestro di stile: dalla cura del linguaggio televisivo alla precisione nell’esposizione, passando per la volontà di aprire il microfono a voci diverse senza filtri. Molti hanno ricordato le ore di diretta condivise, la capacità di instaurare un rapporto vero con gli ospiti e la passione per il mestiere, considerato da lui non solo un lavoro ma una missione.
La scomparsa di Vito Monaco lascia un vuoto nel panorama dell’informazione veneta e nazionale: la sua dedizione, la cura per i dettagli e la capacità di rendere comprensibili temi complessi costituiscono un lascito professionale che verrà citato nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto. Ai familiari e ai colleghi vanno le espressioni di cordoglio e la memoria di un giornalista che ha saputo trasformare l’insegnamento in racconto pubblico.



