Si è spento a 79 anni Luigi Colombo, figura storica del giornalismo sportivo italiano e artefice di una svolta nella comunicazione televisiva del calcio. Nato a Cesano Maderno, Colombo ha lasciato un segno duraturo: ha trasformato il modo in cui le partite venivano raccontate, mutando il rapporto tra spettatore e campo grazie a scelte editoriali che poi sono diventate standard.
La sua vicenda professionale attraversa le fasi iniziali della tv commerciale italiana e approda a una lunga esperienza che gli ha permesso di commentare eventi di portata internazionale. Oltre all’attività in cabina di commento, Colombo ha ideato e condotto programmi che hanno messo al centro campioni e curiosità, consolidando un metodo di racconto che univa tecnica, aneddoto e uno stile riconoscibile.
L’innovazione della telecronaca a due voci e il modello diventato standard
Il punto di svolta nella carriera di Colombo fu l’intuizione di affiancare a un giornalista un ex calciatore in cabina: la cosiddetta telecronaca a due voci. Con questa scelta Colombo introdusse un equilibrio nuovo tra analisi tecnica e racconto giornalistico, rendendo immediato e più ricco il commento televisivo. Il formato nacque durante una trasmissione che mise insieme cronaca e conoscenza diretta del gioco da parte dell’ospite, e venne ripetuto con varie leggende del calcio, creando una modalità che, per chiarezza e appeal, fu poi imitata da molte emittenti.
Definita da molti come una rivoluzione stilistica, la telecronaca a due voci sposava la competenza tecnica dell’ex giocatore con la capacità narrativa del cronista. Questo binomio ha reso più comprensibili tattiche, spostamenti in campo e scelte arbitrali, avvicinando la platea televisiva a dinamiche prima decifrate solo dagli addetti ai lavori.
Carriera, numeri e le telecronache più ricordate
La carriera televisiva di Colombo iniziò nelle emittenti che hanno segnato la nascita della tv commerciale italiana, per poi consolidarsi in un ruolo di primo piano a Telemontecarlo, dove rimase per quindici anni come responsabile dello sport. In quegli anni commentò oltre 550 partite internazionali e fu la voce di tutte le principali finali di coppe continentali tra gli anni Ottanta e i primi Novanta. Sul suo palmarès figurano inoltre tre edizioni dei Campionati Europei, tre edizioni delle Olimpiadi e quattro Mondiali, esperienze che ampliarono il suo bagaglio di racconti e aneddoti.
Tra le telecronache che restano nella memoria degli appassionati c’è anche quella della tragica finale di Coppa dei Campioni dello stadio dell’Heysel, una serata segnata da eventi drammatici che Colombo visse e raccontò insieme a colleghi con mestiere e compostezza. Episodi come questo hanno contribuito a definire la sua reputazione professionale: capacità di mantenere lucidità e rispetto del racconto in momenti difficili.
Programmi, incontri con i campioni e l’eredità multimediale
Oltre al commento live, Colombo fu ideatore e conduttore di programmi sportivi che ospitarono icone del calcio mondiale. In televisione portò nomi come Pelé, Diego Armando Maradona, Michel Platini e altri campioni che arricchirono i palinsesti con racconti e testimonianze. Ha anche guidato redazioni, diretto testate legate al mondo dello sport e fondato una televisione dedicata ai giochi e alle scommesse, mostrando un approccio imprenditoriale oltre che giornalistico.
La sua attività editoriale si è concretizzata anche in un libro di memorie che raccoglie aneddoti e riflessioni sulla professione e sul mondo del calcio: un’opera che sintetizza il metodo e la filosofia di lavoro che lo hanno contraddistinto, spesso sintetizzata nel soprannome legato al suo ritmo professionale, il cosiddetto passo doppio.
Ricordi pubblici e riconoscimenti
Molti colleghi e rappresentanti istituzionali hanno ricordato Colombo come un innovatore e un maestro del giornalismo sportivo. Tra i ricordi pubblici è emersa la stima per la sua ironia, la curiosità e la serietà professionale. Nella sua terra d’origine, la Brianza, e tra gli spettatori che lo hanno seguito per decenni, la sua figura resta legata a un’idea di eleganza narrativa e a una capacità di raccontare lo sport che ha saputo evolversi con i tempi senza perdere autenticità.
La scomparsa lascia un vuoto nel panorama della televisione sportiva: l’eredità di Luigi Colombo non è solo nelle migliaia di minuti di telecronaca ma anche nel modello comunicativo che ha contribuito a stabilire, continuando a influenzare il modo in cui oggi si raccontano le partite in tv.



