Il Papa in Camerun: appello contro il saccheggio e la violenza

Il Pontefice a Bamenda critica i signori della guerra, rilancia il ruolo delle donne e chiede una conversione dalla logica del profitto alla fraternità

Nel corso della sua visita pastorale alla regione anglofona del Camerun, venerdì 17 aprile 2026, Leone XIV ha scelto la cattedrale di San Giuseppe a Bamenda per lanciare un messaggio che unisce denuncia morale e appello sociale. In un contesto segnato da anni di tensioni e violenza, il Pontefice ha sottolineato con fermezza come l’uso strumentale della religione per scopi politici o economici comprometta la speranza di riconciliazione. Il discorso ha intrecciato richiami alla fraternità tra cristiani e musulmani, critiche allo sfruttamento delle risorse e un incoraggiamento verso iniziative locali di pace.

La giornata è proseguita con celebrazioni e incontri pubblici che hanno visto la partecipazione di fedeli, rappresentanti civili e religiosi. Sul sagrato della cattedrale è stata pregata una preghiera comune e sono state lanciate colombe bianche, simboli visibili di un desiderio condiviso di armonia. In questo quadro, il Pontefice non si è limitato a parole generiche: ha indicato percorsi concreti di impegno, ha ringraziato chi opera nell’assistenza quotidiana e ha denunciato i meccanismi che alimentano povertà e conflitti.

Un appello contro la guerra e lo sfruttamento

Nel suo intervento Leone XIV ha rivolto un duro rimprovero a chi trae vantaggio dall’instabilità, definendo intollerabile che la ricchezza di intere regioni venga dissipata in armi anziché investita in scuola, salute e lavoro. Ha parlato di saccheggio delle risorse africane e del legame tra estrazione predatoria e traffico d’armi, ricordando come questa dinamica alimenti una spirale di morte e disperazione. L’accusa è stata diretta ma articolata: non si tratta solo di conflitti locali, ma di un sistema internazionale che spesso beneficia dell’instabilità; per questo serve una risposta che vada oltre la retorica e produca azioni concrete.

Accuse ai “signori della guerra” e invito alla responsabilità

Il Pontefice ha chiamato in causa i cosiddetti “signori della guerra”, osservando che la distruzione è rapida mentre la ricostruzione richiede tempi lunghi e risorse che spesso non ci sono. Ha evidenziato come i profitti derivanti dallo sfruttamento vengano frequentemente reinvestiti in armamenti, alimentando così il conflitto. Con tono severo ha esortato la comunità internazionale, le autorità locali e le imprese a non chiudere gli occhi, a interrompere pratiche predatorie e a favorire strumenti che proteggano il bene comune. Questo richiamo alla responsabilità mira a stimolare cambiamenti istituzionali e comportamentali.

Fraternità interreligiosa e il ruolo delle donne

Tra i temi più toccanti del viaggio c’è stata la valorizzazione del dialogo interreligioso: fraternità è stata indicata come antidoto alla guerra, con gli esempi concreti di leader cristiani e musulmani che hanno promosso percorsi di mediazione nelle zone colpite. Leone XIV ha posto la cooperazione tra confessioni al centro della strategia di pace, sostenendo che il tessuto sociale si ricompone quando comunità diverse si riconoscono vicine. Accanto a questo, il Papa ha voluto rendere omaggio al contributo femminile, ringraziando in particolare le donne laiche e religiose che assistono vittime e sfollati e che mantengono vivo il supporto alle famiglie.

Donne come custodi della ricostruzione

Nel discorso è emersa una riflessione chiara sul ruolo spesso invisibile delle donne nella resilienza delle comunità: sono loro a sostenere famiglie, a curare traumi e a preservare relazioni sociali indispensabili per la riconciliazione. Il Pontefice ha sottolineato che valorizzare questi contributi significa anche includere prospettive di genere nelle politiche di ricostruzione, nell’accesso ai servizi sanitari e nell’istruzione. L’invito è stato a considerare il lavoro di cura come un pilastro pubblico, non solo come responsabilità privata.

Conversione morale e impegno quotidiano

Chiudendo la visita, Leone XIV ha parlato di conversione come cambiamento di rotta: non una formula astratta, ma un passaggio pratico che implica preferire la fraternità alla logica del profitto. Ha richiamato passi delle Scritture e l’esempio di operatori di pace locali, invitando ciascuno a operare per la pace nel proprio ambito di vita: nella scuola, nel lavoro, nella politica e nelle strutture di assistenza. Questo appello alla responsabilità individuale e collettiva intende trasformare parole in gesti ripetuti, necessari per costruire processi di riconciliazione duraturi.

Scritto da Luca Montini

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