Il mondo della comicità italiana ha perso il 12 ottobre un vero mito: Giorgio Bracardi scomparso a 93 anni. La sua capacità di trasformare il nonsense in linguaggio di massa ha segnato un’intera generazione di ascoltatori e telespettatori. Dal fascino incontrollato dei suoi urli alle figure più stravaganti, Bracardi ha scritto pagine indelebili nella storia di Alto Gradimento la trasmissione radiofonica e televisiva che dal 1970 ha fatto da banco a una rivoluzione comica. Il suo repertorio, ancora citato in programmi televisivi moderni, è un mosaico di suoni, gesti e battute che ha saputo parlare a un pubblico affamato di libertà espressiva.
Personaggi surreali di Bracardi
Tra i numerosi personaggi ideati dal comico, alcuni sono diventati icone di una comicità deliberatamente surreale. Il loro valore sta nella capacità di creare tormentoni che si legano immediatamente al contesto sociale e culturale degli anni Settanta e Ottanta, ma che rimangono attuali perché fondati su un linguaggio di rottura. La ricchezza di questi personaggi risiede nei loro tratti distintivi: l’uso di inflessioni eccentriche, di tic vocali e di accessori improbabili, tutti elementi che hanno reso unica la loro presenza sul palco o sullo schermo.
Scarpantibus, l’uccellaccio del Nicaragua
Il primo a entrare nella leggenda è Scarpantibus l’uccellaccio preistorico da un immaginario Nicaragua. Con un piumaggio arruffato, scarponi militari rubati a un esploratore e un becco storto, il personaggio rispondeva alle domande dei conduttori emettendo versi gutturali e lanciando rotoli di carta igienica. La sua apparizione nella prima puntata di Alfa Gradimento è diventata immediatamente simbolo di una comicità basata sul rumore più che sul senso, aprendo la strada a una serie di sketch impossibili da replicare con la pura logica.
Ermanno Catenacci, il fascista caricaturale
Un altro personaggio di grande impatto è Ermanno Catenacci la caricatura del gerarca fascista romagnolo. Con il maglione nero, le bretelle strette e il modo di urlare “E giù manganellatte!”, Catenacci riproponeva in chiave comica i discorsi autoritari del Ventennio. I suoi monologhi, ricchi di anacronismi e di riferimenti storici travisati, servivano da specchio satirico alla cultura della memoria, mostrando come il potere potesse essere ridicolizzato attraverso un linguaggio esagerato e una gestualità iperbolica.
Il professor Aurelio Ovidio Marcellini, il monarchico iperconservatore
Il professor Aurelio Ovidio Marcellini rappresenta il ultra-conservatore che si oppone a ogni innovazione. Il suo tormentone “che te frega!” diventò un grido di sfida contro le mode dei giovani, mentre le sue frasi tipiche, come “Perché non sei venuta? tin!”, venivano ripetute in maniera quasi maniacale, accentuando la sua ossessione per la tradizione. La presenza di Marcellini negli scenari di Alto Gradimento evidenziava la capacità di Bracardi di costruire personaggi complessi, capaci di incarnare ideologie estreme ma sempre con una vena di ilarità.
Tormentoni e urli che hanno fatto la storia
Il vero marchio di fabbrica di Bracardi è stato il suo talento nel creare urli e tormentoni che si sono impiantati nella cultura popolare italiana. Il più famoso è senza dubbio “Patroclooo!“, un grido lanciato da un attore in costume di Achille, disperato nella sua ricerca di Patroclo. L’urlo, ripetuto più volte durante le puntate, ha raggiunto livelli quasi folkloristici, tanto da comparire in spettacoli successivi, tra cui un ricordo indelebile con Raimondo Vianello che rideva fino alle lacrime.
Un altro tormentone che ha lasciato il segno è “Pizzette… Piiiizzettine Catarì!“, nato da un insolito spot pubblicitario. La frase, con il suo ritmo incalzante, è diventata subito un meme radiotelevisivo, ricordata per la sua capacità di trasformare un semplice prodotto alimentare in un simbolo di ironia. Allo stesso modo, la parodia musicale “Pippebaude“, dove il nome del celebre conduttore veniva storto in modo esilarante, ha mostrato come Bracardi potesse giocare con la lingua per creare effetti comici irresistibili.
Infine, le pernacchie di Il dottor Onorato Spadone che consigliava “Le do una purga!” a chi si lamentava di mal di testa, o quelle di Lucio Smentisco nella satira televisiva, hanno mantenuto viva la tradizione del suono comico come strumento di rottura. Questi elementi si sono consolidati non solo nei programmi dell’epoca, ma anche in programmi successivi come Striscia la Notizia dimostrando la continuità di un linguaggio comico nato da Bracardi e ancora capace di suscitare risate.



