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7 Agosto 2026

Boat People: la missione italiana che salvò centinaia di profughi vietnamiti

Nel 1979, l'Italia compì una delle sue più grandi missioni umanitarie salvando centinaia di profughi vietnamiti, le cosiddette boat people, in fuga dal regime comunista

Boat People: la missione italiana che salvò centinaia di profughi vietnamiti

Nel 1979, mentre il mondo assisteva in silenzio, l’Italia decise di agire. Tre navi della Marina Militare partirono per una missione che avrebbe cambiato la vita di centinaia di profughi vietnamiti, noti come boat people. Questa è la storia di un viaggio epico, raccontato nel podcast Rotta sul Vietnam disponibile su Audible.

Le boat people erano i vietnamiti che, dopo la fine della guerra nel 1975, fuggivano dal regime comunista del Vietnam del Nord. Su imbarcazioni di fortuna, affrontavano il Mar Cinese Meridionale, spesso senza cibo, acqua o carburante. Molti non sopravvivevano ai pericoli del mare, ai pirati o alle tempeste.

La decisione italiana di intervenire

Nell’estate del 1979, sotto la pressione della Chiesa, dell’opinione pubblica e di alcune istituzioni, l’Italia decise di inviare tre navi della Marina Militare per soccorrere i naufraghi. Le navi Vittorio VenetoAndrea Doria e Stromboli partirono per un viaggio di 25.000 chilometri, affrontando crisi diplomatiche, tempeste e minacce militari.

Al loro ritorno, le navi erano diventate autentiche città galleggianti di speranza. A bordo, i marinai trasformarono gli hangar in dormitori, organizzarono corsi di italiano e persino partite di calcio. Le testimonianze raccolte nel podcast raccontano di risate di bambini, ordini dei soccorritori e urla di gioia.

I salvataggi e le sfide

Il primo salvataggio avvenne il 25 luglio 1979, quando il Vittorio Veneto recuperò 128 profughi da un peschereccio alla deriva. La stessa notte, l’Andrea Doria salvò altri 67 profughi durante una tempesta con mare forza 7. Un padre vietnamita lanciò i propri figli ai marinai per salvarli, un gesto che lasciò un’impronta indelebile sui giovani soccorritori.

Durante il viaggio di ritorno, le navi si trasformarono in una comunità galleggiante. I marinai organizzarono corsi di italiano, sperimentarono ricette italo-vietnamite e proiettarono film sul ponte di volo. Il 10 agosto, un violento monsone con onde di 9-10 metri terrorizzò gli equipaggi, ma la missione continuò.

Il confronto con le crisi migratorie odierne

Il podcast Rotta sul Vietnam mette in luce la dissonanza tra l’atteggiamento dell’Italia nel 1979 e quello avuto in crisi migratorie più recenti. Nel 1997, la motovedetta Katër i Radës partita dall’Albania fu intercettata nel canale di Otranto, causando la morte di oltre 100 persone. Nel 2013, un’imbarcazione partita dalla Libia naufragò al largo di Lampedusa, con 368 vittime. Nel 2026, un’altra tragedia si consumò al largo di Steccato di Cutro, in Calabria, con oltre 90 morti.

Secondo la giornalista Silvia Boccardi, il cambiamento nel modo di affrontare le migrazioni è dovuto a un mutamento politico e mediatico. La migrazione è spesso usata come capro espiatorio, e il giornalismo fatica a raccontare il tema in un tono diverso da quello tragico e drammatico. Boccardi sottolinea l’importanza di parlare di migrazioni al di là delle ideologie, rendendo visibili le similitudini tra le persone piuttosto che le differenze.

La storia delle boat people e della missione italiana è un ricordo potente di ciò che l’umanità può fare quando decide di agire. Un racconto che risuona ancora oggi, in un mondo dove le crisi migratorie continuano a essere una sfida globale.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.