In un’epoca dominata dai social media e dall’informazione digitale, la televisione ha fatto un sorprendente ritorno al centro delle abitudini informative degli italiani. Durante la campagna referendaria del 2026, il piccolo schermo ha recuperato terreno, diventando il principale mezzo di informazione per il 58,7% della popolazione, superando Internet, fermo al 46,2%. Questo dato, emerso dal Report AGCOM, racconta una storia di continuità e cambiamento nel modo in cui gli italiani si avvicinano all’informazione politica.
Ma c’è di più. Se la televisione rappresenta un porto sicuro, è il mondo digitale a dettare le regole del gioco. Gli algoritmi delle piattaforme online stanno diventando sempre più influenti nel determinare cosa leggiamo e vediamo. Questo cambiamento sta ridefinendo il potere dell’informazione, spostandolo dalle redazioni tradizionali alle logiche automatizzate delle piattaforme digitali.
Il ritorno della televisione e il peso del passaparola
La televisione, spesso data per spacciata, ha dimostrato di essere ancora un punto di riferimento quando l’informazione è percepita come cruciale. Durante la campagna referendaria, il 58,7% degli italiani ha scelto il piccolo schermo per tenersi aggiornato, contro il 46,2% che ha preferito Internet. Questo dato è significativo se si considera che, nelle abitudini quotidiane, il digitale ha ormai superato la TV.
Un altro dato sorprendente riguarda il passaparola. Il 25,1% degli italiani ha utilizzato familiari e amici come fonte di informazione, un valore quasi raddoppiato rispetto alle abitudini ordinarie. Questo dimostra che, nonostante l’avvento degli smartphone e dell’intelligenza artificiale, il consiglio di una persona di fiducia continua ad avere un peso significativo, anche in ambito politico.
Nonostante questo, rimane un 10,7% della popolazione che dichiara di non essersi informato sulla consultazione referendaria. Un dato che solleva interrogativi importanti su come raggiungere questi cittadini e coinvolgerli nel dibattito pubblico.
Giovani e adulti: due mondi a confronto
Le differenze generazionali emergono chiaramente dai dati. I più giovani privilegiano Internet, mentre con l’aumentare dell’età cresce progressivamente il ricorso alla televisione, che diventa dominante nelle fasce più mature. Ma non è solo una questione di età. Anche il livello di istruzione gioca un ruolo cruciale: tra i laureati, Internet raggiunge il 61,5% e diventa la prima fonte di informazione.
Interessante anche la differenza geografica: Internet viene utilizzata per informarsi dal 52,2% dei residenti al Centro, contro il 44% del Nord. Questi dati mostrano una convivenza tra vecchi e nuovi media, ma è quando si entra nel dettaglio delle fonti digitali che la situazione diventa più complessa.
Chi decide cosa leggiamo?
Social network e piattaforme di condivisione video costituiscono il principale ingresso digitale all’informazione politico-elettorale, utilizzati dal 20,4% della popolazione. Ma è il ruolo degli algoritmi a cambiare radicalmente il panorama informativo. Le fonti algoritmiche raggiungono il 34,2%, mentre quelle editoriali online si fermano al 22,4%. Questo significa che una parte crescente delle informazioni arriva davanti ai nostri occhi perché un algoritmo ha stabilito che potrebbe interessarci.
Per decenni, il potere di decidere quali notizie pubblicare era nelle mani dei direttori dei giornali. Poi, con l’avvento di Internet e dei social network, abbiamo pensato che quel potere fosse passato al lettore. Ma oggi, gli algoritmi delle piattaforme digitali stanno ridisegnando il panorama informativo, determinando cosa vediamo e cosa no.
Facebook resiste come la piattaforma prevalente per l’accesso all’informazione politico-elettorale, seguito da Instagram, TikTok e YouTube. Ma dietro questa classifica generale esistono due mondi differenti. Instagram e TikTok hanno un peso particolarmente rilevante tra i giovani, mentre Facebook cresce nelle fasce d’età più adulte. Questo significa che un messaggio politico destinato a un ventenne e uno rivolto a un sessantenne devono non solo utilizzare linguaggi differenti, ma devono abitare piattaforme differenti.
La fiducia nei giornalisti
Un dato particolarmente interessante emerge quando si analizza l’uso dei social network e delle piattaforme video per cercare informazione politica. Gli account dei giornalisti risultano la fonte alla quale viene prestata maggiore attenzione, indicati dal 49% degli utilizzatori. Seguono gli account nativi social dedicati all’informazione, quelli di esponenti e partiti politici e quelli dei media tradizionali. Influencer e creator generalisti hanno invece un peso marginale.
Questo dimostra che, nonostante l’avvento dei nuovi media, la figura del giornalista continua a essere vista come una fonte affidabile di informazione. Anche in un contesto dominato dagli algoritmi e dalle piattaforme digitali, la fiducia nei professionisti dell’informazione rimane un punto di riferimento fondamentale.
Questo cambiamento solleva importanti interrogativi sul futuro dell’informazione e sul ruolo dei media tradizionali in un panorama sempre più dominato dal digitale.



