I media hanno sempre avuto un ruolo cruciale nel plasmare il pensiero e la società. Da Neil Postman a oggi, l’analisi dei media ha evidenziato come ogni mezzo di comunicazione abbia un proprio modo di costruire la conoscenza. In questo articolo, esploreremo come televisione, social media e algoritmi influenzano la nostra percezione della realtà.
In un’epoca in cui l’informazione è sempre più frammentata e personalizzata, è fondamentale comprendere l’impatto dei media sul nostro pensiero. Postman, nel suo libro Divertirsi da morire ha sottolineato come la televisione, in quanto tecnica delle immagini modifichi inevitabilmente il messaggio. Questo principio si applica anche ai social media odierni, dove l’attenzione è misurata al secondo e i contenuti sono progettati per la massima condivisibilità.
La televisione come mezzo di comunicazione globale
Postman ha evidenziato come la televisione americana sia richiesta in tutto il mondo grazie al suo linguaggio visivo universale. Le immagini, infatti, attraversano barriere linguistiche molto meglio dei testi scritti. Una sitcom americana può essere doppiata, un film tradotto, e un reality esportato quasi senza modifiche. Le immagini, come una persona che piange o un’esplosione, comunicano emozioni e stati d’animo senza bisogno di parole.
Tuttavia, le immagini sono meno efficaci nel comunicare ragionamenti complessi. Provate a spiegare il calcolo infinitesimale con le immagini. La cultura televisiva tende a privilegiare ciò che è mostrabile rispetto a ciò che è argomentabile. Questo principio si applica anche ai social media odierni, dove l’attenzione è misurata al secondo e i contenuti sono progettati per la massima condivisibilità.
Dalla televisione ai social media
Oggi, i social media come TikTokInstagram Reels e YouTube Shorts non sono semplicemente una televisione su internet, ma immagini più veloci, montaggio più serrato e contenuti progettati per la massima condivisibilità. La TV aveva ancora un palinsesto e un editore. Oggi, sui social, è l’algoritmo a selezionare e distribuire le immagini in base alla loro capacità di catturare l’attenzione.
Un limite di Postman è che scriveva nel 1985 e probabilmente commette un errore nel momento in cui attribuisce alle immagini un potere quasi assoluto nel determinare il tipo di pensiero possibile. Negli anni successivi abbiamo potuto verificare che il rapporto è decisamente più complesso. Ad esempio, YouTube ha ospitato e continua a ospitare lezioni universitarie di ore, conferenze tecniche e spiegazioni estremamente articolate.
L’informazione politica e il ruolo dei media
La campagna per i referendum del 2026 ha confermato una trasformazione profonda del modo in cui gli italiani si informano sulla politica. Quando il tema è di rilevanza civica, la televisione recupera centralità, ma il digitale – e in particolare le piattaforme di condivisione video e di social networking – consolida il proprio ruolo di porta d’accesso all’informazione politico-elettorale.
Il 58,7% della popolazione ha utilizzato la televisione per seguire la campagna referendaria, contro il 46,2% di Internet. Il passaparola tra familiari e amici assume un peso del 25,1%, raddoppiando rispetto al consumo informativo ordinario. Tra i votanti si osserva un ricorso più ampio e diversificato alle fonti informative, con valori elevati sia per la tv sia per Internet.
I social network e le piattaforme di condivisione video rappresentano il principale punto di ingresso all’informazione politico-elettorale digitale, utilizzati dal 20,4% della popolazione. Seguono le fonti editoriali non native Internet, riconducibili ai siti web e alle app di tv, quotidiani e radio; i motori di ricerca; le fonti editoriali native digitali e un insieme di altre fonti algoritmiche.
La partecipazione al voto si associa a un maggiore ricorso, sulle piattaforme social e video, a fonti informative di tipo professionale. Le fasce più adulte privilegiano fonti giornalistiche, mentre tra i giovani emergono fonti ibride, come influencer e content creator informativi.
La propaganda e il servizio pubblico
La propaganda dentro il servizio pubblico è diventata nettamente superiore alla normale informazione. Non era accaduto neppure durante i governi Berlusconi, non in questa misura. La televisione e la radio del servizio pubblico restano molto importanti, con una platea adulta e anziana, spesso con un livello di istruzione non molto alto, persone sulle quali la propaganda si infiltra con l’obiettivo di cambiarne la percezione degli avvenimenti.
Il Media Freedom Act europeo, entrato in vigore un anno fa, chiede al servizio pubblico la non dipendenza dai partiti. Tuttavia, il governo prepara una legge che cancella l’ultimo barlume di pluralismo, il presidente di garanzia della Rai. Questo rappresenta una minaccia per la democrazia e un attacco alla stampa indipendente.
Se esiste un’opposizione in grado di rendersi schieramento alternativo alla destra, inserisca il tema del Media Freedom Act fra le sue priorità. Un testo il cui mancato recepimento è stato definito dal presidente Mattarella incomprensibile. Se i progressisti sono una forza concreta, battano un colpo su questo. Adesso. Oggi. Immediatamente. Domani, ancora una volta, sarà tardi.



