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31 Ottobre 2026

Prima cura personalizzata per la SLA: il caso di Matteo Materazzi

Matteo Materazzi sfida la SLA con una terapia antisenso su misura, aprendo nuove speranze per i pazienti italiani.

Prima cura personalizzata per la SLA: il caso di Matteo Materazzi

Nel pomeriggio del 25 ottobre 2026 l’ex calciatore e procuratore sportivo Matteo Materazzi è apparso sul set di Verissimo, raccontando a grande pubblico la sua battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica (malattia neurodegenerativa) che lo accompagna da due anni. Accanto a lui, la moglie Maura Soldati ha spiegato che il trattamento sperimentale cui ha avuto accesso è stato il primo di una serie di protocolli che potrebbero presto essere disponibili in Italia, senza dover attraversare l’Atlantico.

La diagnosi di SLA e il percorso personale di Matteo Materazzi

Il primo sintomo è comparso a marzo 2024, quando Materazzi ha iniziato a zoppicare senza una causa evidente. Dopo mesi di visite inconcludenti, a settembre dello stesso anno gli specialisti hanno confermato una diagnosi di SLA, basata su esclusione poiché non esiste un test diretto. La notizia ha avuto un forte impatto sulla famiglia: i due figli, la carriera sportiva e la vita quotidiana sono stati improvvisamente messi in stand-by. Maura ha raccontato di una separazione imminente, poi superata grazie al sostegno reciproco, e di come la malattia abbia rafforzato il loro legame.

La terapia antisenso: un protocollo n-of-1 nato negli USA

Il trattamento sperimentale è un oligonucleotide antisenso, una breve sequenza sintetica progettata per bloccare l’espressione del gene TARDBP, responsabile della produzione della proteina TDP-43, spesso alterata nella SLA. Si tratta di un approccio n-of-1, cioè sviluppato per un unico paziente e mirato a un bersaglio genetico preciso. Questo metodo consente di superare le difficoltà di studio tipiche delle patologie rare, dove i numeri di partecipanti sono insufficienti per trial tradizionali. Materazzi ha sottolineato che la cura non è finalizzata a lui, ma ai “nostri figli”, evidenziando la dimensione genetica ereditabile della malattia.

La task force italo-americana e il progetto Italian TARDBP Trial readiness

Nel 2025 è stata costituita una task force scientifica Italia-USA per studiare le varianti di TARDBP alla base di forme rare di SLA. Il consorzio raccoglie neurologi, genetisti e laboratori di istituti come Maugeri IRCCS, il Centro clinico NeMO di Roma-Gemelli, l’IRCCS Auxologico, il CRESLA di Torino, l’Università Federico II di Napoli, l’Azienda Sanitaria di Lecce, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari e il CNR-Nanotec di Lecce. Dal febbraio 2026 è iniziata una ricognizione nazionale che ha coinvolto 26 centri, identificando pazienti e portatori sani con mutazioni TARDBP. Il risultato di queste attività è il progetto “Italian TARDBP Trial readiness”, finanziato con 700.000 €, volto a creare una banca nazionale di dati genetici e molecolari per preparare future terapie personalizzate.

Il ruolo delle istituzioni e la prospettiva regolatoria

Le associazioni di pazienti, AiSla e la fondazione AriSla, hanno collaborato strettamente con la Società Italiana di Neurologia (SIN) per garantire trasparenza e accesso equo alla sperimentazione. Il percorso regolatorio è già in discussione con le autorità sanitarie, con l’obiettivo di trasformare il protocollo attuale in una opzione terapeutica standardizzata. Secondo i responsabili, “nessuno deve rimanere solo davanti a un referto genetico”; la rete creata mira a offrire supporto diagnostico, informativo e, soprattutto, terapeutico a tutti i soggetti affetti.

Le prossime tappe prevedono la presentazione ufficiale del programma a Roma il 17 novembre 2026 e, subito dopo, a Milano il 19-20 novembre, dove verrà illustrato il progetto di trial readiness. Matteo Materazzi, che ha già sperimentato il protocollo negli USA, spera che la sua esperienza diventi un modello replicabile, riducendo i tempi di attesa e i costi di viaggio per i pazienti italiani.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.