Matteo Materazzi, 50 anni, è noto soprattutto per essere il fratello di Marco Materazzi, icona della nazionale italiana campione del mondo nel 2006. Ex calciatore nelle serie minori e successivamente procuratore sportivo, ha anche fatto diverse apparizioni televisive. Nel 2024 ha ricevuto una diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), una patologia neuro-degenerativa che ha radicalmente cambiato la sua quotidianità. Con il sostegno della moglie Maura Soldati e dei due figli, Geremia e Gianfilippo, ha deciso di rendere pubblica la propria storia per sensibilizzare l’opinione e raccogliere fondi destinati alla ricerca.
Infanzia e radici calcistiche
Nato a Reggio Calabria il 27 aprile 1976, Matteo Materazzi è cresciuto in una famiglia dove il calcio era più di una semplice passione: suo padre, Giuseppe “Beppe” Materazzi, ha allenato club di serie A come Bari, Lazio e Brescia, mentre la madre, Anna Inzaina, è venuta a mancare quando Matteo aveva solo 12 anni. La perdita precoce ha lasciato un segno profondo, ma ha anche rafforzato il legame con il fratello Marco, con cui ha trascorso ore sui campi di Bari. Quegli allenamenti d’infanzia hanno formato l’attitudine competitiva che lo ha accompagnato per tutta la vita.
Dal campo alla gestione: agente e volto televisivo
Dopo aver provato a costruirsi una carriera da giocatore, culminata con qualche apparizione in Serie C, Matteo ha abbandonato il pallone a 24 anni per dedicarsi all’attività di agente FIFA. In questo ruolo ha curato gli interessi di diversi calciatori e, in particolare, ha supportato le trattative del fratello Marco, consolidando il proprio nome nell’ambito sportivo. Parallelamente, la sua personalità lo ha portato davanti alle telecamere: è stato opinionista in trasmissioni dedicate al calcio, concorrente nella edizione 2011 di Isola dei Famosi e, più recentemente, ospite in Grande Fratello Vip per una sorpresa al nipote Andrea Maestrelli. Queste esperienze hanno ampliato il suo pubblico, rendendolo una figura riconosciuta al di fuori del semplice mondo dello sport.
Quando la malattia entra in campo
Nel marzo 2024, durante una partita di calciotto con amici, Matteo Materazzi ha avvertito una strana perdita di equilibrio e difficoltà nella corsa. Inizialmente ha attribuito i sintomi a un possibile problema muscolare o a un’ernia del disco, ma gli accertamenti non hanno confermato alcuna lesione. Alcuni ex calciatori presenti a un torneo giovanile organizzato dalla Fondazione Vialli e Mauro hanno notato il suo andamento anomalo; grazie all’intervento di Claudio Marchisio e del neuro-psichiatra del Centro Clinico NeMO di Roma, il professore Mario Sabatelli ha potuto effettuare gli esami definitivi. Il 15 settembre 2024 è arrivata la conferma: una rara forma di SLA, una malattia neuro-degenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni e mina la capacità di muoversi, parlare e respirare autonomamente.
Segnali iniziali e conferma medica
Dopo la diagnosi, il declino è stato rapido. Già a luglio 2025 Matteo non riusciva più a camminare senza supporti e la forza delle braccia era notevolmente ridotta, costringendolo all’uso di una sedia a rotelle specifica. Le attività quotidiane più banali, come vestirsi o alimentarsi, sono divenute missioni complesse, richiedendo l’aiuto costante della moglie Maura. Il peso economico degli ausili medici si è aggiunto al peso emotivo, alimentando in Matteo notti di insonnia e la paura di non poter più accompagnare i figli durante la crescita.
Famiglia, raccolta fondi e sperimentazione negli USA
Maura Soldati, compagna da quasi tre decenni, ha subito assunto il ruolo di coordinatrice. Nel luglio 2025 ha lanciato una campagna sui social per finanziare le terapie e le spese mediche, ottenendo il supporto di ex compagni di squadra e di personaggi del mondo sportivo. Grazie a questi contributi, Matteo ha potuto accedere a un protocollo sperimentale negli Stati Uniti, dove, con l’aiuto di un’équipe di ricerca, ha iniziato un trial mirato a rallentare la progressione della malattia. Pur senza promettere una cura definitiva, i primi risultati mostrano una lieve stabilizzazione dei sintomi, rinvigorendo la speranza di aprire percorsi terapeutici più accessibili anche in Italia. L’intera famiglia, infatti, considera la lotta contro la SLA non solo una battaglia personale, ma anche un impegno collettivo per i futuri pazienti.



