Il 7 giugno 1936 nasceva a Militello in Val di Catania uno dei volti più amati e riconoscibili della televisione italiana: Pippo Baudo. A novant’anni dalla sua nascita, il suo nome è ancora sinonimo di intrattenimento di qualità e di una carriera che ha attraversato oltre sei decenni di storia televisiva.
La Rai ha deciso di omaggiare questo maestro della televisione con un montaggio delle migliori edizioni di Domenica in da lui condotte, in onda nel finale della stagione 2026-2026 del programma affidato a Mara Venier. Un tributo dovuto a chi ha contribuito a definire l’identità della televisione pubblica italiana.
Un percorso artistico senza pari
La carriera di Pippo Baudo è stata quasi interamente dedicata alla Rai, con brevi esperienze in Fininvest che non hanno raggiunto lo stesso successo. Fin dai primi anni, Baudo ha lavorato fianco a fianco con colleghi leggendari come Corrado, Mike Bongiorno, Enzo Tortora e Raimondo Vianello, contribuendo a creare programmi che sono entrati nella memoria collettiva degli italiani.
Tra i suoi programmi più celebri ricordiamo SettevociCanzonissimaSenza reteDomenica inFantasticoPapaveri e papere e Mille lire al mese. Ma è con il Festival di Sanremo che Baudo ha raggiunto l’apice del successo, guidando ben 13 edizioni del celebre evento musicale.
Il lancio di nuove stelle
Accanto al ruolo di conduttore, Baudo ha svolto una funzione cruciale nel lancio di nuovi talenti. Grazie alla sua capacità di scoprire e valorizzare artisti emergenti, ha offerto visibilità a nomi come Laura Pausini, Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni, Giorgia e Simone Cristicchi. Questo aspetto della sua carriera resta uno degli elementi più duraturi del suo impatto sulla cultura popolare italiana.
Stile e critiche
Il suo stile, spesso descritto come elegante e autorevole, ha saputo coniugare intrattenimento e attenzione al pubblico. Tuttavia, il suo lungo protagonismo ha attirato anche critiche, con alcuni osservatori che hanno messo in luce la concentrazione di potere televisivo e le dinamiche di sistema che favoriscono volti già affermati.
Nonostante le critiche, Baudo è stato un innovatore e un punto di riferimento per molti, capace di regalare al pubblico uno stile inconfondibile che ha fatto scuola e influenzato generazioni di presentatori. Nel 1987, quando il presidente della Rai lo definì nazional popolarel’intento era criticarlo, ma l’appellativo si rivelò un involontario riconoscimento del suo legame indissolubile con il pubblico e la cultura popolare italiana.
Un’eredità che continua
La figura di Baudo rappresenta un ponte tra diverse epoche della televisione italiana: dagli anni in bianco e nero alla rivoluzione dei palinsesti, fino all’era digitale. La sua presenza ha contribuito a definire formati, ritmi e modalità di conduzione che hanno fatto scuola.
Nel celebrare i 90 anni di Pippo Baudo, la riflessione sul suo percorso mette in luce tanto i successi quanto le complessità di una carriera che ha accompagnato, e in molti casi guidato, l’evoluzione della televisione italiana. Il suo nome resta un punto di riferimento per chi studia la storia dei media e per il pubblico che ha consumato con lui decenni di intrattenimento e spettacolo.



