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13 Giugno 2026

Mara Maionchi, il ritratto di un’icona controcorrente

Mara Maionchi racconta senza filtri la sua storia, i segreti del lavoro e la visione della vecchiaia

Mara Maionchi, il ritratto di un'icona controcorrente

In copertina sul numero 17 di Vanity Fair (22 aprile 2026), con la firma di Chiara Oltolini, c’è un ritratto chiaro e diretto di Mara Maionchi. Il settimanale, diretto da Simone Marchetti, è in edicola al prezzo di 2,50 € (salvo promozioni) e propone un’intervista che mescola aneddoti di lavoro, scelte personali e uno sguardo sincero sulla vecchiaia. Nelle fotografie la produttrice ha chiesto due cose precise: niente gioielli, solo bigiotteria, e la volontà che i suoi prossimi 85 anni siano mostrati senza filtri, come segno di accettazione e orgoglio.

Una vita professionale sempre in movimento

La storia di Mara Maionchi passa attraverso ruoli diversi: da segretaria nel 1959 a figura centrale delle case discografiche, fino al tavolo dei giudici del primo X Factor nel 2008 e oltre. Per lei il lavoro non è solo occupazione ma fonte di energia: dice che se smettesse sarebbe «molto triste». Anche oggi è attiva: vive a Milano con il marito e sta per affrontare un nuovo progetto televisivo, Buy It Now – Mai più senza, in onda sul Nove in autunno. L’attività la mantiene «nell’attualità» e le dona quel senso di comunità che considera indispensabile.

Gli inizi e la gavetta

Da ragazza affrontò una malattia che mise in dubbio la sua capacità di camminare, e la guerra segnò l’infanzia a Bologna, con la famiglia sfollata a Porretta Terme: memorie che hanno temprato il carattere. Dopo spostamenti e lavori diversi, il punto di svolta arrivò con l’assunzione alla Ariston grazie ad Alfredo Rossi. Lì imparò «sul campo» i segreti del mestiere: non si nasce discografici, ci si diventa osservando chi ne sa più di te e confrontandosi con artisti di temperamento e talento diversi.

Rapporto con gli artisti e verità sul talento

Nel tempo ha avuto rapporti intensi con nomi come Ornella Vanoni, Lucio Battisti, Gianna Nannini e Mango, che per lei resta un punto di riferimento vocale. Racconta senza peli sulla lingua gli scontri professionali — cinghiate metaforiche nei casi estremi — ma anche l’affetto che talvolta si instaura. Non nasconde poi il principio che la amicizia professionale può essere un limite: «Da amica non ti interessa se sbagliano», dice, mentre la sua funzione era spesso quella di mettere in chiaro impegno e responsabilità.

La critica e l’intuito

Talvolta non riconobbe subito alcuni successi — come capitò con Patty Pravo —, ma fu capace di intuire fuoriclasse come Mango. Sulla musica contemporanea è prudente: ammira chi interpreta la scena di oggi, ma osserva anche i cambiamenti tecnologici con scetticismo, citando l’esempio di canzoni generate dall’intelligenza artificiale. Non è certa di poter consigliare oggi un talent a un emergente, perché il mercato e i modi di ascoltare sono mutati profondamente.

Vita privata, regole e limiti

Accanto alla carriera c’è una vita privata lunga quasi mezzo secolo: quasi 50 anni di matrimonio con Alberto Salerno, figlio del paroliere Nisa, celebrata il 9 dicembre con due cerimonie a distanza di anni. Racconta di un rapporto fatto di amicizia, rispetto e sgarbi quotidiani: «Ci stiamo molto sulle scatole», ammette con ironia, ma sottolinea il valore dell’autonomia economica e del continuiarsi a stimare. Sul tema del tradimento è netto: non giustifica chi mette a rischio una famiglia per «cinque minuti di festa», e confessa di aver perdonato certe leggerezze senza ipocrisie.

Passioni, vizi e convinzioni

Tra passioni e limiti personali, confessa un rapporto complesso con il gioco d’azzardo: «Mi piaceva», dice, ma ha imposto regole per non scivolare — budget e persino l’autoesclusione dai casinò. È contraria alla chirurgia estetica, perché la vecchiaia emerge comunque in modi che il bisturi non risolve, e preferisce rispettare le qualità di ogni età. Crede nell’aldilà e ama alcune esponenti della scena attuale come Arisa ed Elodie, pur ascoltando anche i trapper per capire il presente. In chiusura ribadisce l’entusiasmo per la vita: desidera «campare qualche annetto ancora» e continua a lavorare perché, più che una scelta, il palco le dà il senso di essere viva.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.