Mara Maionchi, il ritratto di un’icona controcorrente

Mara Maionchi racconta senza filtri la sua storia, i segreti del lavoro e la visione della vecchiaia

In copertina sul numero 17 di Vanity Fair (22 aprile 2026), con la firma di Chiara Oltolini, c’è un ritratto chiaro e diretto di Mara Maionchi. Il settimanale, diretto da Simone Marchetti, è in edicola al prezzo di 2,50 € (salvo promozioni) e propone un’intervista che mescola aneddoti di lavoro, scelte personali e uno sguardo sincero sulla vecchiaia. Nelle fotografie la produttrice ha chiesto due cose precise: niente gioielli, solo bigiotteria, e la volontà che i suoi prossimi 85 anni siano mostrati senza filtri, come segno di accettazione e orgoglio.

Una vita professionale sempre in movimento

La storia di Mara Maionchi passa attraverso ruoli diversi: da segretaria nel 1959 a figura centrale delle case discografiche, fino al tavolo dei giudici del primo X Factor nel 2008 e oltre. Per lei il lavoro non è solo occupazione ma fonte di energia: dice che se smettesse sarebbe «molto triste». Anche oggi è attiva: vive a Milano con il marito e sta per affrontare un nuovo progetto televisivo, Buy It Now – Mai più senza, in onda sul Nove in autunno. L’attività la mantiene «nell’attualità» e le dona quel senso di comunità che considera indispensabile.

Gli inizi e la gavetta

Da ragazza affrontò una malattia che mise in dubbio la sua capacità di camminare, e la guerra segnò l’infanzia a Bologna, con la famiglia sfollata a Porretta Terme: memorie che hanno temprato il carattere. Dopo spostamenti e lavori diversi, il punto di svolta arrivò con l’assunzione alla Ariston grazie ad Alfredo Rossi. Lì imparò «sul campo» i segreti del mestiere: non si nasce discografici, ci si diventa osservando chi ne sa più di te e confrontandosi con artisti di temperamento e talento diversi.

Rapporto con gli artisti e verità sul talento

Nel tempo ha avuto rapporti intensi con nomi come Ornella Vanoni, Lucio Battisti, Gianna Nannini e Mango, che per lei resta un punto di riferimento vocale. Racconta senza peli sulla lingua gli scontri professionali — cinghiate metaforiche nei casi estremi — ma anche l’affetto che talvolta si instaura. Non nasconde poi il principio che la amicizia professionale può essere un limite: «Da amica non ti interessa se sbagliano», dice, mentre la sua funzione era spesso quella di mettere in chiaro impegno e responsabilità.

La critica e l’intuito

Talvolta non riconobbe subito alcuni successi — come capitò con Patty Pravo —, ma fu capace di intuire fuoriclasse come Mango. Sulla musica contemporanea è prudente: ammira chi interpreta la scena di oggi, ma osserva anche i cambiamenti tecnologici con scetticismo, citando l’esempio di canzoni generate dall’intelligenza artificiale. Non è certa di poter consigliare oggi un talent a un emergente, perché il mercato e i modi di ascoltare sono mutati profondamente.

Vita privata, regole e limiti

Accanto alla carriera c’è una vita privata lunga quasi mezzo secolo: quasi 50 anni di matrimonio con Alberto Salerno, figlio del paroliere Nisa, celebrata il 9 dicembre con due cerimonie a distanza di anni. Racconta di un rapporto fatto di amicizia, rispetto e sgarbi quotidiani: «Ci stiamo molto sulle scatole», ammette con ironia, ma sottolinea il valore dell’autonomia economica e del continuiarsi a stimare. Sul tema del tradimento è netto: non giustifica chi mette a rischio una famiglia per «cinque minuti di festa», e confessa di aver perdonato certe leggerezze senza ipocrisie.

Passioni, vizi e convinzioni

Tra passioni e limiti personali, confessa un rapporto complesso con il gioco d’azzardo: «Mi piaceva», dice, ma ha imposto regole per non scivolare — budget e persino l’autoesclusione dai casinò. È contraria alla chirurgia estetica, perché la vecchiaia emerge comunque in modi che il bisturi non risolve, e preferisce rispettare le qualità di ogni età. Crede nell’aldilà e ama alcune esponenti della scena attuale come Arisa ed Elodie, pur ascoltando anche i trapper per capire il presente. In chiusura ribadisce l’entusiasmo per la vita: desidera «campare qualche annetto ancora» e continua a lavorare perché, più che una scelta, il palco le dà il senso di essere viva.

Scritto da Gianluca Esposito

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