La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha ospitato un evento unico nel suo genere: il The Longevity Code Gala noto anche come Longevity Gala Dinner. Questo appuntamento, tenutosi il 5 settembre 2026 ha riunito medici, scienziati ed esperti di benessere per discutere delle nuove frontiere della salute e del futuro dell’invecchiamento.
Un incontro tra scienza e cinema
L’evento, inserito nella cornice della manifestazione cinematografica veneziana, ha visto la partecipazione di esponenti di spicco del settore medico e scientifico. Tra i protagonisti della serata, la dottoressa Sara Caponigro coinvolta nel panel dedicato al futuro della salute umana. Il programma prevedeva una panel discussion intitolata Beyond Aging: What Will Define the Future of Human Health incentrata sulle trasformazioni che potrebbero ridefinire il modo di concepire salute e invecchiamento nei prossimi anni.
Relatori e performance
Tra i relatori della serata, le professoresse Elena Baranova e Deby Vinski oltre ai keynote del dottor Valerio Solari e del dottor Mirko Castellano. La serata, condotta dalla founder e host Irina Biss ha incluso anche performance musicali e una cena di gala. L’evento si è svolto all’Ausonia Hungaria Hotel al Lido di Venezia in un contesto pensato per mettere in relazione differenti forme di espressione e conoscenza.
Il rapporto tra cinema e medicina
Il rapporto tra cinema e medicina ha una lunga presenza nell’immaginario collettivo. Il grande schermo ha spesso raccontato medici, ricercatori, malattie e scoperte trasformando temi specialistici in storie capaci di raggiungere un pubblico molto ampio. Da Patch Adams a Risvegli fino a Contagion il cinema ha affrontato in forme diverse il rapporto tra cura, ricerca e futuro della salute.
È proprio questo terreno comune a rendere particolarmente significativo l’incontro veneziano: da una parte il cinema che da sempre prova a immaginare il futuro e a raccontare l’essere umano; dall’altra la ricerca medica chiamata concretamente a costruirlo. Al centro della serata è rimasta la longevità insieme alla domanda su come cambierà nei prossimi anni il modo di preservare la salute e affrontare l’invecchiamento.
L’educazione e il ruolo delle parole
Nel linguaggio della scuola, l’espressione comunità educante è ormai una formula quasi indiscutibile. Ma cosa significa davvero definire una comunità come educante? E non c’è il rischio che, dietro parole come corresponsabilità, alleanza e partecipazione si nasconda una nuova forma di conformità? Ne parliamo con Giovanni Fioravanti pedagogista e autore di numerosi saggi.
La critica di Fioravanti
Fioravanti mette in discussione l’apparente positività dell’espressione comunità educante sottolineando che la sua evidenza rischia di impedirci di interrogarla. Educare significa anche distinguere ciò che riteniamo desiderabile da ciò che non lo è. Il problema non è eliminare questa dimensione, ma renderla visibile. La formula comunità educante tende a collocare la normatività dentro un vocabolario molto rassicurante: cura, collaborazione, appartenenza, corresponsabilità, valori condivisi.
Il ruolo di Foucault e Illich
Foucault ci ricorda che il potere non agisce soltanto attraverso divieti e comandi, ma anche organizzando spazi e tempi, osservando, classificando, valutando e definendo criteri di normalità. Illich, invece, ci aiuta a comprendere il rischio della pedagogizzazione integrale dell’esperienza. Se tutto deve educare — la scuola, la famiglia, lo sport, il quartiere, il tempo libero, la città — ogni esperienza rischia di essere trasformata in un progetto formativo.
La Fondazione Pensare Oltre e l’Osservatorio di ricerca educativa
La Fondazione Culturale Pensare Oltre ETS ha inaugurato l’Osservatorio di ricerca educativa un progetto nato per contrastare la terapizzazione degli studenti nella scuola. Secondo la presidente Elisabetta Armiato i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’aumento delle diagnosi di DSA e ADHD sono preoccupanti. Tra il 2010/2011 e il 2022/2023, le diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento sono aumentate significativamente.
Il progetto Botteghe di Bravo! di Maestri d’Arte
La Fondazione ha avviato nel 2025, attraverso un protocollo con il ministro Giuseppe Valditara il progetto Botteghe di Bravo! di Maestri d’Arte inserito nel curriculum delle scuole italiane primarie e secondarie di primo grado. Il percorso punta a trasformare bambini e ragazzi da spettatori in protagonisti, superando etichette e standardizzazioni e lasciando spazio ai talenti individuali.
L’Osservatorio per la Ricerca Educativa, presieduto da Armiato e diretto dalle professoresse Luisa Piarulli e Gabriella Landini Saba è incaricato di monitorare e valutare quantitativamente e qualitativamente il programma delle Botteghe di Bravo! di Maestri d’Arte. L’obiettivo è contribuire alla definizione di un modello che integri sapere, saper fare e crescita integrale.



