La televisione italiana ha vissuto una trasformazione radicale nel corso degli anni, passando dai primi esperimenti a colori alla rivoluzione dello streaming. Un viaggio che ha cambiato non solo il modo di guardare la TV, ma anche di vivere gli eventi più importanti.
Il 17 luglio del 1976, la Rai trasmise la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Montreal in colore adottando il sistema Pal. Questo evento segnò una svolta nella storia del piccolo schermo, anche se l’Italia arrivò con notevole ritardo rispetto al resto d’Europa.
Il ritardo italiano e le prime trasmissioni a colori
Mentre negli Stati Uniti la tecnologia a colori era già diffusa dal 1954 e in Europa paesi come Francia, Germania e Regno Unito avevano iniziato a trasmettere in colore intorno al 1967, l’Italia rimase indietro. La Rai aveva la tecnologia necessaria già dal 1961, ma i ritardi furono causati da questioni tecniche e politiche.
Il dibattito su quale sistema adottare, tra il Secam francese e il Pal tedesco, andò avanti per anni. Inoltre, la politica strumentalizzò la questione dei costi, sostenendo che i dispositivi a colori fossero troppo costosi per gli italiani. Il televisore a colori venne considerato uno status symbol per i più ricchi.
La rivoluzione dello streaming e l’economia dell’attenzione
Oggi, la televisione italiana continua a dominare il panorama europeo con una media di oltre 3 ore e mezza di ascolti quotidiani. Tuttavia, il mercato dello streaming sta cambiando natura. La competizione non si svolge più solo tra piattaforme video, ma anche con YouTube, TikTok, Instagram e le piattaforme gaming.
Il mercato del Video on Demand in Europa occidentale è previsto passare da circa 29 miliardi di euro nel 2026 a oltre 42 miliardi nel 2029, con una crescita media annua intorno al 10%. La vera novità è che la competizione non si basa più solo sul numero di abbonati, ma sulla capacità di attrarre e mantenere l’attenzione degli utenti.
Il ritorno della pubblicità
Per anni, il modello di riferimento dello streaming è stato quello dell’abbonamento puro. Oggi, quasi tutti i principali operatori stanno convergendo verso formule ibride che combinano subscription e advertising. Secondo le previsioni, i ricavi pubblicitari passeranno da circa 9,4 miliardi di euro nel 2026 a oltre 15 miliardi nel 2029, con una crescita media annua vicina al 18%.
La co-opetition europea
In Europa, la competizione sta evolvendo verso forme sempre più articolate di collaborazione tra operatori locali e piattaforme globali. Un esempio significativo è l’accordo tra Netflix e TF1, che rappresenta un nuovo modello di collaborazione tra broadcaster e streamer. Questo accordo permette ai broadcaster di raggiungere pubblici sempre più lontani dalla televisione lineare e agli streamer di rafforzare il radicamento nei singoli mercati nazionali.
I palinsesti 2026 di Rai, Mediaset e La7
Il nuovo palinsesto Rai punta sulle trasmissioni storiche come Tale e Quale ShowBallando con le Stelle e The Voice Senior. Mediaset conferma programmi di successo come Grande Fratello VipAmici e C’è posta per te. La7, terza rete per ascolti in prima serata, presenta un palinsesto con programmi come Otto e Mezzo e Di Martedì.

