Durante la puntata di BellaMà trasmessa su Rai 2, l’ex sacerdote Alberto Ravagnani è stato invitato per parlare della sua partecipazione a Ballando con le Stelle e del suo libro autobiografico. Tuttavia, l’intervista si è rapidamente spostata su un ambito molto più personale, sollevando una serie di reazioni a catena sia dal pubblico che dagli organi istituzionali della televisione pubblica.
Le domande invadenti di Pierluigi Diaco
Il conduttore Pierluigi Diaco ha iniziato chiedendo a Ravagnani se fosse attratto dagli uomini o dalle donne. L’invito, percepito dall’ex prete come privo di fondamento, ha provocato un immediato disagio: “Sono attratto dalle donne, ma è una domanda che non ha un appoggio”, ha risposto. Diaco non ha accennato a tornare indietro, anzi ha raddoppiato la pressione chiedendo se Ravagnani avesse sperimentato la sessualità durante il periodo di sacerdozio e, in caso contrario, se ora, da laico, avesse già avuto esperienze concrete.
Ravagnani ha ribadito che la linea di interrogazione lo metteva “su un terreno scivoloso”. Nonostante le proteste, Diaco ha proseguito con frasi come “Hai il dovere di chiarirci le idee” e ha acusato l’intervistato di “preservare un alone di mistero per motivi d’immagine”. La dinamica è divenuta rapidamente un caso di aggressione verbale percepita, anche se l’intervistato ha mantenuto la scelta di non rispondere a fondo alle richieste più intime.
Reazioni dal pubblico e dal mondo dello spettacolo
Il video dell’intervista è diventato virale sui social, dove migliaia di utenti hanno espresso indignazione per l’invadenza della conduzione. La conduttrice di Ballando con le Stelle, Milly Carlucci, ha pubblicato su Instagram una dichiarazione in cui descriveva l’accaduto come “inaccettabile” e ha assicurato che il programma continuerà a promuovere il rispetto per la persona, senza tollerare comportamenti simili.
Il team di Ballando con le Stelle ha valutato la possibilità di sospendere la partecipazione di altri concorrenti a BellaMà finché non fosse stata chiarita la linea editoriale. Parallelamente, organi come il Comitato di redazione delle giornaliste e dei giornalisti del Daytime Rai, la Commissione Pari Opportunità Rai e Usigrai hanno rilasciato una nota congiunta a difesa di Ravagnani, sottolineando che la libertà di porre domande deve essere accompagnata dal rispetto della dignità personale.
Scissione nel consiglio di amministrazione della Rai
La questione ha penetato anche i corridoi della direzione Rai, generando una netta divisione nel consiglio di amministrazione. I consiglieri di opposizione Alessandro di Majo, Roberto Natale e il rappresentante dei dipendenti Davide Di Pietro hanno definito le domande “aggressive” e hanno accusato l’intervista di assumere «contorni di aggressione attraverso un tono inquisitorio». Al contrario, la consigliera di maggioranza Federica Frangi ha difeso il giornalista, sostenendo che “un giornalista ha il pieno diritto di porre domande scomode e provocatorie” e che il diritto dell’intervistato di non rispondere non deve limitare la libertà di interrogare.
Frangi ha anche evidenziato come il formato di BellaMà si caratterizzi per interviste «mai banali», capaci di andare oltre la superficie, contribuendo così al valore distintivo del programma. Ha aggiunto che la Rai deve tutelare il pluralismo e non cedere a un “doppiopesismo” che condiziona le domande solo quando risultano comode.
Il Movimento 5 Stelle, rappresentato dalla delegazione in Commissione di Vigilanza, ha espresso una forte condanna, definendo l’intervento di Diaco “un’aggressione verbale in piena regola” e chiedendo scuse pubbliche sia dal conduttore che dalla redazione responsabile. Non è stata segnalata alcuna risposta ufficiale né da Diaco né dalla Rai, lasciando aperto il dibattito su come il pubblico servizio debba gestire situazioni analoghe in futuro.
Quello che era iniziato come un semplice scambio su un programma di intrattenimento è rapidamente divenuto il punto di partenza per una discussione più ampia sul limite tra indagine giornalistica e rispetto della sfera privata, sul ruolo della Rai come garante di contenuti equilibrati e sulla necessità di linee guida più chiare per i conduttori di programmi di pubblico interesse.



