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18 Maggio 2026

Vittoria di Savoia curatrice a Milano: perché rifiuta la tiara e vive a Londra

Vittoria di Savoia affianca l'arte al teatro, vive a Londra e mette il lavoro al centro: una giovane determinata che riscrive il concetto di 'principessa'

Vittoria di Savoia curatrice a Milano: perché rifiuta la tiara e vive a Londra

La figura pubblica di Vittoria di Savoia si sta definendo lontano dalle forme tradizionali: a 22 anni ha scelto di mettere al centro arte, teatro e formazione, anziché gli stereotipi della nobiltà. Dopo il suo debutto curatoriale insieme a Sarah Douadi per la mostra Il Ratto d’Europa, realizzata con BKV Fine Art in occasione della Milano Art & Design Week 2026, la giovane osserva con pragmatismo il proprio ruolo pubblico e familiare.

La sua quotidianità si svolge tra prove, casting e studi: vive a Londra, frequenta la RADA e si cimenta anche nella scuola di clown. Questa combinazione di impegni professionali e pratiche performative riflette un progetto di vita mirato alla realizzazione professionale più che a convenzioni formali.

Un debutto curatoriale che parla di interessi

Il posizionamento di Vittoria di Savoia nel mondo dell’arte non è improvvisato: curare una mostra come Il Ratto d’Europa vuol dire assumersi responsabilità e visibilità. Per lei la curatela è un modo per combinare passioni diverse —arte, design, narrativa visiva— e per acquisire competenze concrete sul campo. Questo progetto, realizzato con BKV Fine Art, l’ha inserita in un circuito professionale internazionale senza rinunciare alla propria identità.

Il progetto e il contesto

Partecipare alla Milano Art & Design Week 2026 ha offerto alla mostra una piattaforma importante: non si tratta solo di esposizione, ma di interlocuzione con curatori, galleristi e un pubblico critico. Curare significa mediare significati, costruire percorsi espositivi e dialogare con chi produce cultura; per Vittoria è anche un esercizio di autonomia professionale che completa il suo percorso formativo nel teatro e nell’arte.

Immagine pubblica e rifiuto delle etichette

La giovane erede ha preso le distanze dai ruoli classici associati al suo cognome: quando si parla di principessa lei ride dell’idea di indossare una tiara e preferisce definire la sua generazione come donne libere con idee proprie. Il rifiuto della tiara è emblematico: per lei quei simboli appartengono a un immaginario del passato, mentre la sua quotidianità è fatta di allenamenti di boxe, abiti comodi e orari di prova. Questa immagine di una «maschiaccia» — termine che usa con autoironia — contrasta volutamente con la narrazione tradizionale della nobiltà.

Social, critiche e determinazione

Nonostante i commenti e gli stereotipi, Vittoria dice di ignorare gli haters e di trasformare le critiche in energia: lavora, costruisce progetti e lascia che i risultati parlino. Non è molto attiva sui social e preferisce la concretezza delle esperienze reali: casting, lezioni, spettacoli e curatele. Questa scelta di visibilità selettiva è parte di una strategia che privilegia l’autenticità professionale rispetto alla notorietà fine a se stessa.

Storia personale e legami familiari

Il rapporto con la famiglia è descritto come molto aperto: il ruolo di capo della Casa Savoia è portato avanti dal padre, Emanuele Filiberto, mentre lei costruisce il proprio percorso autonomo. Single e concentrata sul lavoro, non immagina figli nel prossimo futuro; dice che la priorità è la carriera. A 17 anni è partita da casa, ha lavorato in un pub-ristorante per pagarsi gli studi di teatro e ha imparato a gestire la propria indipendenza con responsabilità.

Il legame con la madre, Clotilde Courau, e con la sorella minore, Luisa, è fonte di sostegno: la famiglia è vista come un gruppo di donne solide e unite. Luisa, che studia legge a Parigi e ottiene ottimi voti, è descritta come la più razionale; la madre è indicata come la figura femminile più forte che Vittoria conosca. In questo contesto emerge un messaggio chiaro: per lei l’affermazione femminile passa attraverso la solidarietà e la determinazione piuttosto che la competizione interna.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.