Il panorama televisivo lombardo si arricchisce di una proposta che vuole andare oltre il semplice vetrinismo turistico. “Paese mio – Ti racconto” è il titolo di una serie che, fin dal primo episodio, si immerge nella Valle di Scalve, una zona poco nota ma ricca di storia, arte e tradizioni popolari. L’iniziativa nasce dall’idea di due produttori locali, Paolo Cernuschi e Francesca Grassi, ed è realizzata da Rec Studio, che ha voluto dare voce alle persone che vivono davvero quel territorio.
Un viaggio nella Valle di Scalve raccontato dalle sue genti
La trasmissione si propone di raccontare la Bergamasca mettendo al centro gli abitanti: artigiani, agricoltori, anziani che custodiscono leggende e giovani che sperimentano nuove forme di lavoro. Il format non è una classica guida turistica; è un racconto autentico, in cui gli spezzoni di vita quotidiana – dal mercato del sabato alle feste patronali – si intrecciano con panorami mozzafiato di valli, boschi e pascoli. Ogni puntata è strutturata in modo da far emergere le radici culturali e la capacità di innovazione che caratterizzano la provincia di Bergamo.
Tradizioni vive e nuove attività
Tra le storie più toccanti, quella di una famiglia che da generazioni produce formaggi tipici, mantenendo viva la ricetta originale ma sperimentando formato e confezionamento per i mercati moderni. Altrettanto significativa è la testimonianza di un giovane imprenditore che ha trasformato un vecchio mulino in un hub di coworking per artigiani digitali, dimostrando che la tradizione può convivere con la tecnologia. Questi esempi sono il cuore della narrazione, il filo conduttore che lega passato e futuro nella Valle di Scalve.
Michela Persico: la voce di una madre che teme per Torino
Parallelamente, Michela Persico, giornalista e conduttrice televisiva di origine bergamasca, ha raccontato in un’intervista il clima di insicurezza che pervade la sua vita quotidiana a Torino, città in cui vive da dieci anni. Non come una celebrità, ma come mamma di sei anni che accompagna il figlio al parco, la conduttrice ha descritto tre episodi di aggressione verbale e minacce che l’hanno costretta a limitare drasticamente le proprie uscite.
Il racconto dell’ultimo episodio al parco
Il più recente è avvenuto pochi giorni fa: mentre era seduta su una panchina con il figlio Tommaso, un gruppo di ragazzi si è avvicinato in maniera ostile, circondandola. La conduttrice ha subito lanciato un avvertimento al bambino, ma i giovani hanno iniziato a seguirla, costringendola a urlare per chiedere aiuto. Sebbene non si sia arrivati a un vero e proprio attacco fisico, il gesto intimidatorio è stato percepito come una minaccia chiara. Il timore di essere nuovamente vittima ha spinto Michela a condividere l’accaduto sui social, ricevendo migliaia di messaggi di sostegno da parte di altri torinesi.
Conseguenze sulla vita quotidiana
Dopo l’incidente, Michela ha dovuto rivedere le proprie abitudini: non frequenta più i parchi, le giostre o i luoghi pubblici dove il rischio di molestie è più elevato. Preferisce strutture chiuse come centri commerciali o cinema, dove la presenza di personale di sicurezza è più garantita. La conduttrice ha inoltre sottolineato che la percezione di insicurezza colpisce non solo gli adulti, ma anche gli anziani e i bambini, limitando la fruizione di spazi comuni e minando il senso di comunità.
Il filo conduttore che lega questi due racconti è la centralità delle persone. Da una valle montana dove la tradizione è custodita da chi vi abita, a una grande città dove la paura trasforma la routine di una madre, la narrazione mette in luce come il territorio, sia esso rurale o urbano, si costruisca sulla vita quotidiana dei suoi abitanti.
“Paese mio – Ti racconto” offre al pubblico una finestra sulla ricchezza culturale della Bergamasca, mentre la testimonianza di Michela Persico richiama l’attenzione sulla necessità di politiche di sicurezza più efficaci nelle aree urbane. Entrambi i casi mostrano che, al di là delle immagini e dei titoli, sono le storie umane a dare senso e valore al luogo in cui si vive.



