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27 Ottobre 2026

Museo Rai Torino riapre: radio Art Déco e costumi leggendari

Il museo Rai di Torino ritorna a brillare, svelando la radio Art Déco di Arbore e i costumi che hanno fatto la storia della tv italiana.

Museo Rai Torino riapre: radio Art Déco e costumi leggendari

Il Museo Rai Torino ha riaperto le sue porte dopo una pausa estiva di un mese e mezzo, accogliendo il pubblico con una mostra che celebra l’intero percorso della comunicazione, dal telegrafo alla televisione digitale. L’inaugurazione si è svolta nella sede di via Verdi 16, alla presenza del sindaco Stefano Lo Russo, del professore Umberto Broccoli e dei responsabili del Centro di Produzione TV, Guido Rossi, e del museo, Alberto Allegranza. L’atmosfera è stata elettrica: dal banco dei dirigenti è apparso, su ordine, il primo oggetto della nuova esposizione, una radio da tavolo Art Déco degli anni ’40.

Riapertura del museo: un progetto urbano per Torino

Guido Rossi, direttore del Centro di Produzione, ha ricordato come otto anni fa fosse stato stipulato l’obiettivo di avvicinare il centro di produzione alla vita cittadina, trasformandolo in un punto di riferimento culturale. Alberto Allegranza, che ha incrementato il flusso di visitatori da 5 mila a oltre 200 mila, ha definito la riapertura “il cerchio che si chiude”: un’opera di restyling che rende il museo più visibile grazie a una nuova insegna luminosa e a un ingresso più accogliente. L’intervento di ristrutturazione ha coinvolto anche l’adeguamento degli spazi per garantire l’accessibilità a tutti i visitatori.

I tesori della comunicazione: dalla radio Art Déco ai costumi cult

Il punto focale della mostra è la radio Art Déco donata da Renzo Arbore, un modello Fada Model 1000 degli anni Quaranta, regalato al museo dopo essere stato scoperto in un mercatino vintage di New York durante un viaggio di Arbore a Los Angeles. L’apparecchio, realizzato in bachelite rossa, è stato restaurato per funzionare nuovamente, dimostrando la capacità della tecnologia analogica di sopravvivere al digitale. Arbore, in collegamento da Roma, ha ricordato i giorni in cui, da bambino, costruiva radio a galena usando semplici inferriate come antenne, ascoltando voci lontane provenienti da stazioni africane.

La radio di Renzo Arbore, un pezzo unico

La radio è esposta al centro della sala espositiva, dove i visitatori possono attivare il suono con un semplice pulsante, ricreando l’esperienza di ascolto di quegli anni. Accanto al pezzo, sono presenti altri dispositivi storici, come il registratore magnetico Lorenz del 1936, riportato alla vita grazie all’intervento dell’AIRE Piemonte. La ricostruzione della “radio a gavetta”, insieme a “radio a lametta” e alle “Radio Caterina” e “Radio Mimma”, testimonia l’ingegno dei militari italiani durante la Seconda guerra mondiale.

Costumi che hanno segnato la televisione italiana

Tra i tesori esposti spiccano i costumi originali delle più celebri trasmissioni: le gemelle Kessler per Milleluci (1974), Mina per Canzonissima (1968), Patty Pravo per Stasera Patty Pravo (1969) e Corrado per Su e giù (1968). A questi si aggiungono gli abiti firmati da Luca Sabatelli per Heather Parisi in Fantastico 5 (1984), Lorella Cuccarini in Fantastico 7 (1986) e Rita Pavone per Che combinazione! (1979). Accanto alle stoffe, un jukebox rivive le colonne sonore dell’epoca, mentre un pianoforte rosa a coda richiama le serate di Fred Buscaglione.

Technologie restaurate e interattività per tutti

La mostra non si limita a conservare oggetti, ma li rende “viventi”. Molti ricevitori sono stati ibridati con sistemi moderni: premendo un tasto è possibile scegliere di ascoltare le dirette di Corrado del 1968, le esibizioni delle gemelle Kessler del 1974 o i viaggi spaziali di Piero Angela negli anni ’90. Un monitor con avatar digitali, creati tramite deep-fake, guida i giovani visitatori usando la Lingua dei Segni Italiana (LIS). Tre video in LIS interpretano brani come “Mille lire al mese”, “Nel blu dipinto di blu” e “Almeno tu nell’universo”.

Accessibilità con la Lingua dei Segni e gli avatar digitali

L’impegno verso l’inclusività è stato sviluppato dal Centro Ricerche Rai in collaborazione con Rai Pubblica Utilità. Due avatar in LIS, animati da giovani stagisti Rai, accompagnano i percorsi espositivi, spiegando la nascita della radiofonia e il ruolo della televisione. Un’area interattiva permette ai visitatori di cimentarsi come conduttori televisivi, inviati di un telegiornale spaziale o cantanti di un jukebox virtuale, offrendo a tutti la possibilità di “entrare” nel mondo della comunicazione.

Con la riapertura, il Museo Rai Torino rinnova il suo ruolo di punto di riferimento per la memoria collettiva italiana, collegando passato e futuro attraverso oggetti tangibili, costumi emblematici e tecnologie interattive. La presenza di Arbore, la varietà di reperti e la spinta verso l’accessibilità confermano che il museo non è solo una collezione, ma un laboratorio vivente dove ogni visita si trasforma in un’esperienza di scoperta.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.