Il 20 ottobre 2026 Renzo Arbore ha formalizzato la donazione della prima radio della sua collezione al Museo della Radio e della Tv di Torino, in via Verdi 16. L’oggetto è una Fada Model 1000 statunitense degli anni Quaranta, caratterizzata da un elegante design Art Déco trovata da Arbore durante i suoi viaggi negli Stati Uniti e ora pronta per essere esposta nel nuovo allestimento del museo.
La consegna è avvenuta con un collegamento telefonico che ha coinvolto il direttore del museo e alcune autorità cittadine. Questa acquisizione si aggiunge a un percorso espositivo che sta attirando un numero crescente di visitatori: il museo è passato da poche migliaia di ingressi a una platea decisamente più ampia negli ultimi anni, segno della rinnovata attenzione verso la storia dei media.
La storia personale dietro la Fada Model 1000
Arbore ha raccontato di essersi innamorato di quel modello durante un soggiorno a Los Angeles e di aver provato a procurarsene uno avvistato a New York, senza riuscirci perché il proprietario non volle venderlo. La scoperta di un esemplare in un mercatino vintage ha però dato il via alla sua collezione privata. L’aneddoto sottolinea come spesso dietro a un reperto museale ci sia una storia personale: la radio non è solo un oggetto, ma il punto di partenza di una passione coltivata sin dall’infanzia.
Dalla galena ai programmi iconici
Ricordando gli inizi, Arbore ha parlato dei primi ricevitori a radio a galena con cui i ragazzi del dopoguerra ascoltavano «voci misteriose». La radio, ha detto, è rimasta per lui fondamentale anche dopo l’avvento della televisione e di Internet. I suoi programmi — tra cui Bandiera giallaPer voi giovani e Alto gradimento — hanno segnato tappe importanti della radiofonia italiana e testimoniano il ruolo centrale di questo mezzo nella sua carriera.
Il nuovo allestimento del museo: varietà, tecnologia e accessibilità
La Fada sarà esposta all’interno di un percorso che celebra la storia del varietà televisivo. L’allestimento raccoglie abiti originali di artisti simbolo dello spettacolo italiano: tra questi figurano i costumi di Mina delle gemelle Kessler di Patty PravoHeather parisiLorella Cuccarini e Rita Pavone. Questi indumenti sono integrati da oggetti tecnici e macchine d’epoca per ricostruire l’atmosfera degli studi e delle produzioni televisive del passato.
Tra le novità rese pubbliche spicca il restaurato registratore magnetico Lorenz del 1936 recuperato e riportato a nuova vita con il contributo del progetto di restauro locale. Accanto a questo, è stata presentata la ricostruzione della cosiddetta “radio a gavetta” un apparecchio che documenta l’ingegnosità degli internati militari italiani durante la Seconda guerra mondiale e che rappresenta un tassello di storia tecnica e sociale.
Accessibilità e interazione multimediale
L’allestimento mette inoltre l’accento sull’accessibilità: sono previste esperienze interattive e la presenza di avatar in Lingua dei Segni Italiana (LIS) per rendere fruibili i contenuti anche ai visitatori con disabilità uditive. Questo approccio integra il patrimonio storico con tecnologie contemporanee per ampliare la platea di utenti e rendere il racconto museale più inclusivo.
All’incontro con Arbore hanno partecipato rappresentanti istituzionali e professionisti del settore: il sindaco di Torino ha invitato lo showman a visitare nuovamente la città e il museo, mentre hanno preso parte alla presentazione anche il direttore del centro di produzione televisiva locale, il responsabile del museo e un docente esperto del settore.
La casa-museo di Foggia e il futuro delle collezioni
Durante il collegamento Arbore ha anche ricordato iniziative legate alla conservazione del suo materiale: è in progetto la creazione di una casa-museo a Foggia che ospiterà le sue collezioni. L’idea è trasformare lo spazio in un luogo dedicato ai giovani, all’arte e alla musica, dove gli oggetti fungeranno da elemento d’arredo e da stimolo culturale per le nuove generazioni.
La donazione della Fada Model 1000 al museo torinese è quindi sia un atto personale che un contributo alla memoria collettiva: il pezzo entra a far parte di un racconto più ampio che connette la radio alla televisione, la tecnologia alla scena artistica e l’oggetto al vissuto di chi lo ha collezionato.



