La performance di Sal Da Vinci all’Eurovision Song Contest 2026 ha acceso non solo i riflettori sulla musica, ma anche discussioni sulla coreografia e sui protagonisti sul palco. A raccontare la genesi dello spettacolo è stato Marcello Sacchetta, che ha scelto di rispondere alle curiosità riguardo al rapporto con la collega Francesca Tocca e alle polemiche sollevate dalla critica. In questa ricostruzione si chiariscono le motivazioni artistiche, si difende la libertà creativa e si ripercorre il legame umano e professionale con altri protagonisti del mondo televisivo.
Le parole del coreografo servono a fare ordine: non solo smentiscono i gossip sul presunto flirt, ma spiegano anche come nascano idee e riferimenti visivi in una produzione pensata attorno al cantante. Tra spiegazioni tecniche e riflessioni personali, Sacchetta disegna il confine tra ispirazione e ripetizione, e racconta il suo rapporto di stima con colleghi e amici del circuito televisivo italiano.
Il bacio in scena e il chiarimento sul rapporto con Francesca Tocca
Il momento che ha fatto più rumore è stato il bacio in scena tra Marcello Sacchetta e Francesca Tocca, ripreso e commentato dal pubblico come un gesto carico di significato. Il ballerino ha tuttavia ricollocato l’accaduto: si è trattato di scelta coreografica, pensata per raccontare l’emozione del brano sul palco, e non di un coinvolgimento sentimentale. Sacchetta ha sottolineato che la collaborazione nasce dalla lunga conoscenza professionale maturata fin dai tempi di Amici, dove si è costruita una reciproca fiducia. Il concetto di feeling professionale è stato usato per definire quel tipo di intesa che facilita l’interpretazione condivisa di un ruolo scenico e che non implica una relazione privata.
Perché è stata scelta Francesca Tocca
Secondo il coreografo, la scelta di Tocca non è stata casuale: serviva una partner con esperienza, capacità interpretative e padronanza del palco. Sacchetta ha definito Francesca una «donna adulta e una professionista» con un curriculum adatto al contesto internazionale dell’Eurovision. Ha anche aggiunto che, se dovesse ripetere quel casting, confermerebbe la stessa decisione «mille volte». Questa motivazione mette in luce come nell’organizzazione creativa contino soprattutto competenza, adattabilità e sicurezza scenica, elementi fondamentali quando si cerca di trasferire l’anima di un artista come Sal Da Vinci sul palco più osservato d’Europa.
La polemica sul presunto plagio e la risposta di Sacchetta
Non è sfuggita la critica di Giuliano Peparini, che ha evidenziato somiglianze tra la messa in scena all’Eurovision e alcuni quadri realizzati per il serale di Amici. Sacchetta ha risposto definendo l’accusa un malinteso e ribadendo che il lavoro portato in scena è frutto di una ricerca specifica incentrata su Sal Da Vinci e sulla sua poetica. Ha ricordato che l’esperienza ad Amici gli ha dato visibilità, ma ha distinto chiaramente quella eredità da quanto creato per l’evento europeo, difendendo la propria autonomia creativa e la scelta di linguaggi visivi pensati per il brano e per il contesto internazionale.
Il confine tra ispirazione e riproduzione
Il caso solleva una questione più ampia: quando un autore costruisce una firma visiva riconoscibile, qual è il limite tra omaggio e ripetizione? Peparini rappresenta proprio quel tipo di autore la cui estetica è immediatamente riconoscibile, perciò ogni affinità viene letta con maggior attenzione. Sacchetta ha spiegato che l’ispirazione è naturale nel processo creativo, ma ha negato che la coreografia fosse una mera riproposizione di immagini già viste. Ha sottolineato che la creazione è stata fatta insieme a suo fratello e al team per adattarsi al linguaggio del brano, affermando la volontà di proporre un’idea originale, pur nel dialogo inevitabile con riferimenti condivisi nel mondo della danza contemporanea e dello spettacolo.
L’amicizia con Stefano De Martino e lo sguardo verso Sanremo
Infine, Sacchetta ha raccontato anche dell’amicizia con Stefano De Martino, recentemente scelto come conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2027. Durante un podcast il conduttore avrebbe scherzato sulla possibilità di portare Sacchetta con sé a Sanremo, una battuta che il coreografo interpreta come aperta alla collaborazione: «Se Stefano avrà bisogno, io ci sarò sempre», ha detto. In questo passaggio emergono affetto e stima reciproca: Sacchetta si è commosso vedendo il traguardo dell’amico, parlando di una «fiducia smisurata» nelle sue capacità e della gioia di assistere al suo percorso professionale.
Reazioni e prospettive
Nel concludere, il danzatore ha espresso il desiderio che il Paese sostenga le proprie rappresentanze artistiche senza spaccature interne. La sua risposta alle critiche mira a richiudere una polemica nata sui social e a rimarcare che la scena italiana rimane fertile di talenti e collaborazioni. Che si tratti di un bacio coreografico, di un’accusa di somiglianza stilistica o di un’offerta di lavoro per il futuro, il racconto di Sacchetta cerca di riportare al centro il lavoro, l’intento e la professione.