Andrea Calogero Camilleri, nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925 e scomparso a Roma il 17 luglio 2019, ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana come scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo. La sua notorietà di massa è esplosa con la serie televisiva tratta dai romanzi del commissario Montalbano, diventata un fenomeno trasmesso da Rai 1 e capace di portare le storie ambientate nella sua immaginaria Vigata a un pubblico internazionale. Le opere di Camilleri sono state tradotte in molte lingue e hanno superato vendite per oltre dieci milioni di copie, consolidando la sua posizione nella letteratura contemporanea.
Formazione, origini e primi passi nel teatro
Nato in una famiglia di origini maltesi e cresciuto nei pressi di Girgenti, Camilleri portava dentro di sé legami familiari con la tradizione letteraria siciliana: la nonna paterna era cugina di primo grado di Luigi Pirandello. Da ragazzo visse esperienze che avrebbero alimentato la sua narrativa, come la lettera inviata a Benito Mussolini che ispirò il romanzo La presa di Macallè. Studente al liceo classico Empedocle, fu espulso in gioventù dal Collegio Vescovile per uno scherzo che coinvolse un crocifisso; queste vicende formative si intrecciarono con i bombardamenti del 1943 e con un periodo di spostamenti per la Sicilia sotto guerra, un itinerario che lo segnò profondamente.
Il teatro come palestra
Camilleri iniziò a dirigere spettacoli già negli anni Quaranta e fu ammesso all’Accademia nazionale d’arte drammatica nel 1949, diplomandosi nel 1952. In quel contesto si formò come regista, affrontando soprattutto il repertorio pirandelliano e importando in Italia autori come Samuel Beckett. La sua attività teatrale, affiancata da insegnamenti al Centro sperimentale di cinematografia e poi all’Accademia, segnò una generazione di attori: tra i suoi studenti figurò Luca Zingaretti, destinato poi a incarnare televisivamente il suo personaggio più celebre.
Radio, televisione e la costruzione di una voce pubblica
La carriera di Camilleri si sviluppò anche nella radio e nella televisione. Dopo un concorso Rai del 1954 al quale non venne assunto per motivi politici, iniziò comunque a lavorare alla radiotelevisione italiana e si occupò di sceneggiati, radiodrammi e adattamenti, tra i quali spicca la regia di Lazarillo nel 1968. Negli anni curò produzioni di successo e, sul piano personale, dal 1957 fu legato in matrimonio a Rosetta Dello Siesto, con la quale rimase tutta la vita e dalla quale ebbe tre figlie.
Ruoli pubblici e impegni civici
Oltre all’attività artistica, Camilleri ricoprì incarichi istituzionali come la direzione artistica del Teatro Comunale Regina Margherita di Racalmuto all’inizio degli anni Duemila. Ricevette cittadinanze onorarie e riconoscimenti locali: è cittadino onorario di Racalmuto dal 2003 e di Santa Fiora dal 26 settembre 2014, paese che considerava il suo luogo del cuore; nel 2017 il teatro comunale del borgo fu intitolato a lui.
Narrativa, il commissario Montalbano e lo stile
Nel 1994 esordì nella grande popolarità narrativa con La forma dell’acqua, primo romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Il nome fu scelto in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán e il personaggio condivise con Carvalho l’amore per la buona cucina e la lettura. Da quel momento la serie letteraria e la sua trasposizione televisiva resero Camilleri un autore riconosciuto ovunque: molte opere della saga sono state pubblicate da Sellerio e raccolte in numerose antologie.
La lingua e il metodo
Una delle caratteristiche più riconoscibili della produzione camilleriana è l’uso di un linguaggio ibrido che mescola l’italiano al siciliano, creando il cosiddetto vigatese. Camilleri definiva anche un proprio schema metrico per i romanzi di Montalbano, organizzati in diciotto capitoli da dieci pagine ciascuno, perché riteneva che la forma fosse parte integrante dell’invenzione narrativa. Negli ultimi anni, divenuto cieco, dettò opere come L’altro capo del filo nel 2016, affidandone la trascrizione alla sua assistente Valentina Alferj.
Ultimi anni, riconoscimenti e patrimonio culturale
Gli ultimi anni della vita di Camilleri furono segnati da intense pubblicazioni e riconoscimenti: tra i premi internazionali ricordiamo l’International Dagger assegnato a Il campo del vasaio nel 2012. Il suo ultimo romanzo pubblicato prima della morte fu Km 123 nel 2019. La mattina del 17 giugno 2019 subì un arresto cardio-respiratorio e, dopo un ricovero con prognosi riservata, morì il 17 luglio 2019 all’età di 93 anni. Non credente, fu sepolto nel cimitero acattolico di Roma e volle un funerale laico, come espresso nel suo desiderio.
Eredità e memoria
La presenza di Camilleri nella cultura contemporanea si estende oltre i libri: il suo personaggio è comparso in parodie a fumetti e il suo lavoro è stato oggetto di documentari e studi. Nel 2026, nel centenario della nascita, Rai 1 ha trasmesso il docufilm Camilleri 100, a testimonianza di un lascito che continua a ispirare lettori, spettatori e studiosi. La sua cifra stilistica, fatta di ironia, sguardo critico e cura del linguaggio, resta un punto di riferimento per la narrativa italiana.

