Indagine su escort e calciatori: cosa hanno detto Buttini e Ronchi al giudice

Il confronto con il giudice del 27 aprile 2026 ha messo a fuoco le due versioni: da un lato gli indagati che parlano di eventi esclusivi, dall'altro la Procura che contesta un giro che coinvolge oltre 60 calciatori

Il 27 aprile 2026 si è tenuto davanti alla Gip Chiara Valori l’interrogatorio di garanzia per i titolari della società Ma.De, coinvolta in un’inchiesta della Procura di Milano sul presunto giro di escort e su un’attività riconducibile al sfruttamento della prostituzione. I due indagati, Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, attualmente agli arresti domiciliari dal 20 aprile, hanno sostenuto per circa quattro ore una linea difensiva che definisce quanto accaduto come serate esclusive destinate a una clientela facoltosa e non come attività illecita organizzata.

Accanto ai titolari risultano indagate altre due persone, Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga, che secondo gli inquirenti avrebbero avuto un ruolo nella gestione delle ragazze e degli appuntamenti: i due hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Durante l’udienza il legale dei titolari, l’avvocato Marco Martini, ha contestato la rappresentazione mediatica dei fatti e ha annunciato l’intenzione di impugnare sia le misure cautelari sia il sequestro preventivo per oltre 1,2 milioni di euro.

Le accuse e gli elementi raccolti dagli inquirenti

Secondo la ricostruzione della Procura, dietro la società di eventi si celava un’organizzazione che offriva ai clienti — tra i quali appaiono i nomi di oltre 60 calciatori nei dispositivi sequestrati — dei veri e propri “pacchetti serali” a pagamento. Questi pacchetti comprendevano una cena in locali di lusso seguita da un dopocena in hotel con una ragazza, il tutto a fronte di compensi che, secondo gli investigatori, non trovano corrispondenza nelle dichiarazioni fiscali ufficiali della società. Gli elementi posti alla base del provvedimento cautelare includono flussi finanziari ritenuti sproporzionati e la testimonianza di una donna uscita dal giro che avrebbe fatto partire l’indagine.

Il ruolo dei dispositivi e i nomi negli smartphone

Gli inquirenti hanno esaminato telefoni e documenti sequestrati che, a loro dire, contengono riferimenti a clienti e appuntamenti: tra le annotazioni sarebbero emersi cognomi riconducibili a calciatori di Serie A. È bene sottolineare che la presenza dei nomi nelle chat non equivale automaticamente a responsabilità penale; per la Procura serviranno riscontri ulteriori prima di convocare eventuali persone come testimoni. Al momento, la posizione dei clienti è esplorativa e non si configurano indagini automatiche contro chi è semplicemente citato nelle conversazioni.

La difesa: come Buttini e Ronchi spiegano l’attività

La linea difensiva presentata durante l’interrogatorio insiste sul fatto che la Ma.De fosse un’agenzia di eventi rivolta a una clientela che spende per esperienze di lusso e che non gestisse direttamente la sfera lavorativa delle donne coinvolte. L’avvocato Marco Martini ha sottolineato la preparazione accademica di Ronchi (laurea in Economia) e la professionalità tecnica di Buttini (geometra), sostenendo che la loro attività fosse legata all’organizzazione di serate e consumo di beni di pregio, non a una rete di sfruttamento. La difesa contesta anche l’interpretazione mediatica che avrebbe ritratto i due come figure “diaboliche”.

Le mosse legali e le contestazioni sul sequestro

Oltre a respingere le accuse, la difesa ha annunciato ricorso contro il sequestro preventivo da 1,2 milioni e contro le misure restrittive applicate il 20 aprile. L’avvocato ha altresì negato ipotesi di trasferimenti illeciti di denaro all’estero e ha parlato di un accanimento mediatico che, a suo dire, sta danneggiando la vita privata degli indagati e delle loro famiglie. Le contestazioni formali alla Procura riguarderanno il rapporto tra i compensi dichiarati e i flussi contestati, oltre alla qualificazione giuridica delle attività che la società svolgeva.

Implicazioni e possibili sviluppi dell’inchiesta

L’inchiesta, partita dalla denuncia di una testimone e ora al centro dell’attenzione pubblica, rimane aperta e suscettibile di variazioni in base agli accertamenti che verranno compiuti. Se da un lato emergono elementi finanziari e nominativi che hanno indotto la Procura a procedere con misure cautelari e sequestro preventivo, dall’altro la difesa insiste sul carattere legittimo dell’attività svolta e promette battaglie giudiziarie per ottenere la revoca delle misure. Tra gli scenari possibili c’è la convocazione di testimoni per chiarire il coinvolgimento effettivo dei clienti, ma solo dopo ulteriori riscontri investigativi.

Scritto da Giulia Lifestyle

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