Occhiali da sole e stile: come Il diavolo veste Prada 2 influenza le tendenze

Il diavolo veste Prada 2 rinnova un cult e trasforma gli occhiali da sole delle protagoniste in simboli di stile, con modelli firmati Tommy Hilfiger, Versace e Yves Saint Laurent

Il ritorno sul grande schermo de Il diavolo veste Prada 2 ha scatenato aspettative non solo cinematografiche ma anche stilistiche: a vent’anni dall’esordio il sequel riconsegna al pubblico immagini, trailer e dettagli di guardaroba che già influenzano le scelte delle fan. La pellicola, ambientata in un mondo professionale profondamente mutato, è anche una vetrina per accessori che diventano statement: in particolare gli occhiali da sole portati da Miranda, Andy ed Emily emergono come veri protagonisti estetici.

Le prime immagini diffuse hanno reso evidente come un semplice accessorio possa trasformare un outfit in un messaggio: non è più solo protezione dal sole ma un elemento di identità. Il film è uscito nelle sale italiane dal 29 aprile 2026 e questo ritorno non mira esclusivamente al revival, ma a reinterpretare codici stilistici con un occhio contemporaneo. Nelle scene, gli occhiali da sole diventano strumenti di comunicazione visiva, capaci di suggerire autorità, trasformazione e nostalgia, oltre a segnare una tendenza vera e propria.

Il valore simbolico degli occhiali

Per Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep, gli occhiali da sole sono sempre stati più che un accessorio: fungono da filtro interpretativo tra lei e il mondo esterno. Nel sequel la scelta stilistica la avvicina a un minimalismo autoritario, con un modello total black firmato Tommy Hilfiger, montatura rettangolare e logo dorato sull’asta che aumenta l’aura del personaggio. Questo dettaglio mostra come il costume non sia mera estetica ma un vero e proprio segnale narrativo: l’occhiale rende lo sguardo imperscrutabile e afferma uno status che il film esplora criticamente.

Miranda Priestly: un archetipo rinnovato

Il ritorno di Miranda sottolinea la persistenza di un archetipo nel tempo: la figura dell’editoria dominante che osserva e giudica. L’uso di occhiali total black nel sequel è una scelta che tende a cristallizzare il suo ruolo, trasformando l’accessorio in un segno distintivo. Anche la regia di David Frankel e la scelta di costumi di Molly Rogers collaborano a fare di questi dettagli piccoli elementi narrativi, capaci di dire molto sul potere, sulla distanza e sulla forma della modernità che il film mette in scena.

Gli occhiali di Andy ed Emily: modernità e omaggio al passato

Andy Sachs, interpretata da Anne Hathaway, mostra un’evoluzione anche attraverso il suo guardaroba: dagli esordi da stagista alla maturità professionale, i suoi occhiali da sole nel nuovo capitolo sono firmati Versace, con una montatura ottagonale total black e lenti grigio scuro che suggeriscono audacia e contemporaneità. Questo tipo di scelta estetica comunica un passaggio generazionale e una nuova sicurezza, una versione stilistica dell’affermazione professionale che il personaggio vive nella trama.

Emily Charlton: vintage reinterpretato

Emily Charlton, ora figura manageriale e interpretata da Emily Blunt, porta uno stile più formale che non rinuncia però a un tocco personale: occhiali ovali anni ’90 firmati Yves Saint Laurent, montatura nera e lenti grigio scuro. Quel riferimento retrò si traduce in una scelta di costume che coniuga modernità e nostalgia, diventando un’interpretazione del passato filtrata dalla consapevolezza attuale. L’effetto complessivo è un mix di autorevolezza e glamour che risuona con la trasformazione delle protagoniste.

Moda, media e contesto culturale del sequel

Al di là dei singoli pezzi di stile, Il diavolo veste Prada 2 si confronta con un presente dove l’editoria è cambiata: la pellicola mette in scena la crisi della carta, l’ascesa dell’editoria online e l’impatto degli algoritmi sul valore del contenuto. Lo scontro tra epoche emerge anche nelle dinamiche tra i personaggi, con licenziamenti, nuove alleanze femminili e la convivenza di glamour e pressione digitale. Il cast, che include anche Stanley Tucci, Kenneth Branagh, Simone Ashley e altri volti noti, rafforza la dimensione collettiva di questo racconto generazionale.

Sul piano visivo il film resta un piacere per gli occhi: scenografie curate, costumi ricercati e una fotografia che valorizza i dettagli trasformano ogni accessorio in una frase della sceneggiatura visiva. In questo contesto gli occhiali da sole non sono solo moda, ma strumenti attraverso cui leggere personaggi, potere e metamorfosi sociale; un elemento capace di attraversare la nostalgia e di interrogare il presente, suggerendo che lo stile può diventare, ancora una volta, linguaggio.

Scritto da Sarah Finance

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