Il 21 ottobre il Teatro Olimpico Acea di Roma ha ospitato la première di “Federica – L’ultima Olimpiade”, un documentario che segue la lotta della campionessa italiana da un grave infortunio ad aprile 2025 fino ai due ori conquistati ai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. L’evento, inserito nella rassegna della Festa del Cinema di Roma, ha riunito protagonisti dello sport, del cinema e della politica, offrendo al pubblico una testimonianza cruda e non sceneggiata del percorso di recupero.
Il racconto del documentario: dalla caduta al trionfo
Diretto da Federico Gariboldi e Paolo Novelli, il film di 92 minuti si apre con le immagini dell’incidente avvenuto il 3 aprile 2025, quando una caduta ha minacciato la carriera della sciatrice. Senza alcuna ricostruzione, la telecamera è stata posizionata al fianco di Federica, del fratello e allenatore Davide Brignone, e del team medico del J Medical di Torino, catturando ogni fase della riabilitazione. Il messaggio centrale è chiaro: nulla è stato recitato; ogni scena è nata sul momento, rendendo il racconto un vero testimoniale di resilienza.
Il documentario mostra, passo dopo passo, le sessioni di fisioterapia, le prime discese di prova e la tensione emotiva che accompagna il ritorno sugli sci, solo 74 giorni prima delle Olimpiadi. Il climax arriva con le gare di Milano-Cortina, dove Brignone conquista l’oro nello super-G e nel gigante, dimostrando che, nonostante le previsioni avverse, l’ambizione è rimasta intatta.
Un approccio senza filtri
Gariboldi spiega che il tempo stesso è diventato un personaggio del film: ogni giorno di progresso poteva fare la differenza. Per questo ha scelto di girare senza troupe, adattando le riprese al ritmo quotidiano di Federica, tra ospedali, allenamenti e momenti familiari. Il montaggio, concluso in appena 16 giorni, riflette la corsa contro il tempo che ha caratterizzato l’intera vicenda.
La premiere di Roma: ospiti, emozioni e dichiarazioni
Il red carpet è stato affollato da volti noti del mondo sportivo e cinematografico: lo sciaman Mauro Sbardellotto, la campionessa di scherma Bebe Vio, il campione di MotoGP Max Biaggi, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, nonché il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e il commissario FIGC Giovanni Malagò. Accanto a Federica anche il fidanzato James Mbaye e la collega di squadra Ninna Quario hanno condiviso il momento.
Nel corso dell’intervista all’AGI, Brignone ha sottolineato la volontà di mostrarsi come una persona semplice, lontana dall’immagine mitizzata di “fenomeno”. Ha dichiarato: “Siamo persone anche noi, non siamo solo dei fenomeni. Vorrei che il film trasmettesse un messaggio di ispirazione, facendo capire che lo sport è molto più della sola gara”. Ha inoltre evidenziato che nessuna scena è stata recitata, un elemento che, a suo avviso, rende il racconto ancora più potente.
Dietro le quinte: produzione, scelte artistiche e l’impatto sul recupero
Il progetto è nato durante una cena tra amici dello Sci club Courmayeur, quando Federica e Davide hanno chiesto a Gariboldi di seguirli nella “ultima stagione”. L’infortunio ha trasformato l’idea in una narrazione di rinascita. La produzione è stata curata da MeMo Films e The Unexp, con Francesco Melzi d’Eril, Gabriele Moratti e Giovanni Corrado come produttori, e Davide Brignone in ruolo di produttore associato.
Novelli, entrato nel progetto a maggio come co-regista, ha riconosciuto una connessione personale: tutti e tre – Federica, Davide e lui – hanno dovuto affrontare improvvisi ostacoli di carriera. Per lui, la storia rappresenta “un percorso che non si sceglie, ma che nasce da un fallimento apparente”. Lavorare sul documentario ha permesso a Gariboldi di rivivere il sogno olimpico che aveva dovuto abbandonare a causa di un grave incidente a 21 anni, realizzandolo ora “dietro la macchina da presa”.
La colonna sonora, curata da Federico Martelli e Luca Diton, accompagna le immagini con toni che oscillano tra tensione e speranza, mentre la fotografia di Gariboldi e Lorenzo Scudiero cattura l’intimità dei momenti più delicati. La seconda proiezione pubblica è prevista per il 23 ottobre, sempre al Teatro Olimpico Acea, confermando l’interesse del pubblico per una storia che va oltre lo sport, ponendosi come modello di determinazione e coraggio.



