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25 Ottobre 2026

Che cosa significa maranza? Dalla canzone di Jovanotti a TikTok

Maranza: dalla canzone di Jovanotti al gergo di TikTok, tra etimologia incerta e stereotipi di strada.

Che cosa significa maranza? Dalla canzone di Jovanotti a TikTok

Negli ultimi anni la parola maranza ha invaso le conversazioni online, i social e persino i titoli dei telegiornali. Originariamente un termine di nicchia, oggi è associato a un modello giovanile caratterizzato da abbigliamento vistoso, linguaggio colorito e atteggiamenti che ricordano lo “spirito di strada”. Il fenomeno ha suscitato dibattiti su stereotipi, etnia e percezione della violenza, ma la sua storia è molto più antica di quanto la tendenza TikTok suggerisca. Per comprendere il significato odierno è necessario tornare alle prime tracce, a un singolo verso di una canzone degli anni ’80.

Il primo utilizzo documentato di maranza risale al 1988, quando il cantautore romano Lorenzo Jovanotti inserì il vocabolo nella sua traccia «Il capo della banda», contenuta nell’album «La mia moto». In quel brano il rapper si definiva parte di un “ambiente di matti, di maranza e di malati di mente”, dando così un primo, ambiguo contesto che mescolava confusione, ribellione e riferimenti alla cultura pop americana. Nessun dizionario neppure l’Accademia della Crusca aveva adottato la parola, ma il passaggio fu sufficiente a farla entrare nel linguaggio dei giovani milanesi.

Origini musicali e prime interpretazioni

La canzone di Jovanotti non è stata l’unico esperimento di quell’epoca. Nell’estate del 1989, il locale milanese Magia Music Meeting organizzò un Contro-Festival di Sanremo in cui, tra i premi più ironici, spiccava il “premio maranza”, destinato all’artista ritenuto più “cafone”. La notizia, ampia nella stampa dell’epoca, fece circolare il termine tra gli frequentatori di discoteche e contribuì a consolidare il suo valore di etichetta per un certo tipo di giovane “sregolato”. In pochi anni, maranza divenne sinonimo di un atteggiamento provocatorio, senza però ricevere ancora una definizione precisa.

Ipotesi etimologiche

Le origini dell’etimologia restano dibattute. L’Accademia della Crusca suggerisce una possibile derivazione dal meridionale maranza, sinonimo di melanzana, associandola al colore scuro della verdura e a un eventuale uso dispregiativo. Alcune ricostruzioni collegano, invece, il vocabolo al termine “marakesh” o “marocco”, parole del gergo giovanile che venivano impiegate per indicare persone di origine nord-africana. Un’ulteriore, meno accreditata, ipotesi lo fa risalire al marchio audio “Marantz”. Qualunque sia la radice, il filone semantico ha favorito la diffusione di un’etichetta dal contenuto ambiguo, capace di assumere molteplici sfumature.

Evoluzione dal 2000 a TikTok

Durante i primi anni duemila il vocabolo comparve sporadicamente nei racconti di quartiere, soprattutto nei pressi di Corvetto a Milano, dove veniva usato per indicare giovani con atteggiamenti marginali, talvolta legati al traffico di stupefacenti. Il 2009 segna una tappa importante: i media descrivono il “maranzino” come il delinquento magrebino tipico dei sobborghi. Dopo un periodo di relativa inattività, l’estate 2022 ha riportato il fenomeno sotto i riflettori, con raduni a Riccione, Peschiera del Garda e Desenzano, dove gruppi di giovani hanno organizzato assembramenti annunciati sui social, costringendo le forze dell’ordine a intervenire per prevenire risse. L’esplosione su TikTok ha trasformato il termine in un meme, alimentando sia l’ironia che la preoccupazione per possibili violenze.

Look, lingua e percezioni sociali

I maranza sono facilmente riconoscibili per un outfit che combina brand di lusso – spesso contraffatti – come cinture con logo Vuitton, sneakers di marca e jeans a vita bassissima con slip in vista. Il capo superiore è raramente coperto: magliette oversize o felpe con grafiche appariscenti. Il linguaggio è costellato da termini come “bro”, “fra” e da inviluppi di volgarità, usati per affermare una supremazia simbolica nella “strada”. La musica preferita è la trap milanese, con artisti come Baby Gang, Rondodasosa o Simba La Rue, che forniscono la colonna sonora di questo apparato culturale. Non tutti i portatori del look sono criminali; per la maggior parte si tratta di giovani alla ricerca di identità, sebbene il loro stile continui a generare dibattiti sul confine tra espressione di sé e incitamento alla violenza.

Il percorso di maranza da una frase di Jovanotti a una categoria di gergo giovanile altamente visuale dimostra come le mode linguistiche possano evolversi, attraversare decenni e trovare nuova linfa vitale sui canali digitali. L’etimologia incerta, le varie interpretazioni sociali e la recente viralità su TikTok confermano che, più di una semplice etichetta, maranza è un fenomeno culturale in continua trasformazione.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.