L’infedeltà è spesso descritta come un episodio isolato, ma numerosi studi mostrano che può trasformarsi in un comportamento ricorrente. Analizzando quasi 500 intervistati, un’indagine condotta da un’importante università americana ha messo in luce come il tradimento possa diventare una sorta di abitudine piuttosto che un caso sporadico.
Il profilo dei traditori seriali: i dati dell’Università di Denver
Nel campione esaminato, il 40% delle coppie ha dichiarato almeno un episodio di tradimento. Non emerge alcuna differenza significativa tra uomini e donne: entrambi sono propensi a tradire quando si trovano in situazioni favorevoli. Gli individui che hanno tradito una volta risultano tre volte più inclini a ripetere l’azione, sia nella stessa relazione sia in una nuova. Parallelamente, chi è stato tradito ha una probabilità da due a quattro volte superiore di subire nuovamente un tradimento, indicando che gli stessi schemi relazionali tendono a ripetersi.
Fattori psicologici e ambientali che alimentano l’infedeltà
Le dinamiche di infedeltà emotiva e sessuale non colpiscono allo stesso modo. Un ampio interrogatorio su più di 60.000 adulti ha rivelato che gli uomini eterosessuali si sentono più scossi da un tradimento di tipo sessuale (54% contro 35% delle donne), mentre le donne mostrano una maggiore reazione negativa verso le infidenze emotive (65% contro 46% degli uomini). Oltre alle differenze di genere, la diffusione dei social network è stata collegata a un aumento dei conflitti di coppia: un maggior uso di piattaforme come Twitter e Facebook è associato a un più alto rischio di tradimento, rottura e persino divorzio.
Social media e ambienti lavorativi
Le ricerche sui comportamenti illeciti segnalano anche momenti e luoghi privilegiati per le scappatelle. Secondo dati di un noto servizio di incontri, il mercoledì sera (tra le 17 e le 19) è il giorno più scelto per gli incontri clandestini, con circa il 20% degli utenti che lo preferisce. Inoltre, il 68% dei tradimenti avviene sul posto di lavoro, con una media di 1,17 ore al giorno dedicate a contatti extra-coniugali. In Italia, il 61% delle imprese registra relazioni amorose tra dipendenti, con Milano al primo posto, seguita da Roma, Bologna e Torino.
Influenze biologiche e genetiche sul comportamento infedele
Oltre a fattori psicologici, la scienza ha identificato componenti biologiche che possono predisporre una persona al tradimento. La dopamina, neurotrasmettitore legato al piacere, varia a seconda dell’allele D4 del suo recettore: chi possiede la variante lunga mostra un tasso di tradimento del 50%, rispetto al 22% dei soggetti con variante corta. Parallelamente, la carenza di vasopressina è stata associata a una maggiore propensione a rimanere single e a intraprendere relazioni extraconiugali.
Genetica, fisicità e probabilità di tradire
Uno studio condotto in Kenya ha scoperto che gli uomini con dimensioni peniene più grandi hanno quasi il 150% di probabilità in più di essere traditi dalle proprie mogli, probabilmente a causa di esperienze sessuali meno soddisfacenti per la partner. Un’indagine australiana ha quantificato l’influenza genetica sull’infedeltà: il 63% dei comportamenti traditori maschili e il 40% di quelli femminili sarebbero legati a fattori ereditari. In particolare, è stato identificato un gene femminile la cui variabilità aumenterebbe la predisposizione all’infedeltà di coppia.
Nonostante queste evidenze, gli psicologi sottolineano che gli schemi di comportamento non sono indelebili. Riconoscere i segnali di “potenziali traditori”, costruire una comunicazione trasparente con il partner e limitare l’esposizione a fattori scatenanti come i social media o le opportunità lavorative, può contribuire a spezzare il ciclo dell’infedeltà e a costruire relazioni più stabili.



