Borderlife al Teatro Sala Umberto: concerto teatrale con Francesca Merloni e Radicanto

Al Teatro Sala Umberto il 28 aprile 2026 prende vita Borderlife, adattamento musicale e teatrale del romanzo di Dorit Rabinyan con Francesca Merloni, Yaser Mohamed e i Radicanto

Il cuore della capitale ospita un appuntamento teatrale che unisce parola e musica: martedì 28 aprile 2026 alle ore 21:00 al Teatro Sala Umberto va in scena Borderlife, la nostra vita dall’altra parte, adattamento in forma di concerto teatrale tratto dal romanzo di Dorit Rabinyan pubblicato in Italia da Longanesi. Lo spettacolo mette in dialogo due mondi attraverso la vicenda d’amore di Liat e Hilmi, grazie alla voce e alla presenza scenica di Francesca Merloni e Yaser Mohamed e al tessuto musicale dei Radicanto.

Trama e contesto

Ambientata in una New York d’autunno, nel secondo anno dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, la storia segue la relazione tra una traduttrice di Tel Aviv e un pittore di Ramallah residente a Brooklyn. Questo incontro è raccontato come un sentimento che resiste a vincoli esterni: visti, biglietti di ritorno e tensioni geopolitiche diventano lo sfondo che mette alla prova la loro intimità. Il linguaggio scenico punta sull’intensità emotiva piuttosto che sul realismo cronachistico, trasformando la coppia in un simbolo delle identità in conflitto e delle appartenenze contraddittorie.

Una relazione come isola

Nel racconto teatrale l’amore di Liat e Hilmi si configura come un’«isola temporale»: un frammento di normalità che sopravvive in una città ancora segnata dal lutto collettivo. La drammaturgia evidenzia come la passione diventi una resistenza privata alle narrative pubbliche della divisione. Qui il termine Borderlife assume valore sia geografico sia emotivo, rappresentando confini fisici e psicologici che i protagonisti cercano di attraversare.

La musica come anima dello spettacolo

Il progetto musicale del Radicanto non è semplice accompagnamento: è la colonna vertebrale dell’adattamento. La formazione pugliese, attiva dal 1996 e nota per il recupero delle tradizioni del Mediterraneo, firma una colonna sonora eseguita dal vivo che accompagna e commenta ogni svolta narrativa. L’uso di strumenti acustici e di tessiture vocali calde crea un paesaggio sonoro capace di amplificare il pathos e di dialogare con i singoli stati d’animo dei personaggi.

Radicanto: esperienza e contaminazione

I Radicanto portano in scena un patrimonio musicale che mescola folk, cantautorato e influssi mediterranei; la loro presenza rende l’opera un vero evento sonoro oltre che drammatico. La collaborazione con artisti e progetti televisivi recenti ha consolidato la loro reputazione, ma in questo spettacolo la loro funzione è soprattutto narrativa: segnare i passaggi emotivi e accentuare le contraddizioni che attraversano la vicenda.

Cast, regia e lettura contemporanea

Il ruolo di Liat è affidato a Francesca Merloni, la cui esperienza poetica e teatrale contribuisce a una lettura intensa e personale del personaggio; al suo fianco Yaser Mohamed presta il volto a Hilmi, portando in scena una miscela di vulnerabilità e forza creativa. La regia di Nicoletta Robello costruisce uno spazio scenico essenziale e misurato, dove musica e recitazione si intrecciano in una drammaturgia che privilegia la percezione del pubblico e la riflessione sulle grandi questioni identitarie contemporanee.

Informazioni pratiche

Lo spettacolo debutta il 28 aprile 2026 al Teatro Sala Umberto, Via della Mercede 50, Roma. I biglietti sono in vendita: platea € 25,00, balconata € 20,00. Il botteghino è raggiungibile al numero 06 6794753 (attivo dalle 16:00 alle 19:00, dal martedì al sabato); per informazioni rapide è disponibile anche il contatto WhatsApp 345 9409718. Gli orari di apertura al pubblico sono dal martedì al sabato 16:00–19:00, la domenica in orario di spettacolo, mentre il lunedì il teatro è chiuso.

Questa messinscena si propone come un’occasione per confrontarsi con temi urgenti: la possibilità dell’incontro, la fragilità dei legami in tempo di conflitto e il ruolo dell’arte nel disinnescare stereotipi. Vedere Borderlife significa lasciarsi attraversare da una narrazione che parla di persone più che di schieramenti, con la musica come guida per una catarsi collettiva.

Scritto da Giulia Romano

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