Presta su Bonolis: vittima della sindrome di Stoccolma e retroscena

Lucio Presta confida la nostalgia per Paolo Bonolis e attribuisce a dinamiche familiari e personali un ruolo decisivo nelle rotture professionali

Il manager televisivo Lucio Presta, oggi sessantaseienne, è tornato a raccontare la fine di rapporti professionali e affettivi che lo hanno segnato. In più occasioni — tra interviste e pagine di giornale — Presta ha riavvolto il filo della lunga collaborazione con Paolo Bonolis, 64 anni, spiegando come un legame di fiducia sia stato progressivamente messo sotto pressione da fattori esterni. Nel dialogo emerge una parola forte: sindrome di Stoccolma, che Presta usa per descrivere una dinamica di attaccamento controversa e, secondo lui, determinante. Qui viene ripercorsa la versione del manager, con riferimenti alle persone coinvolte e alle scelte che hanno trasformato un rapporto professionale in una frattura difficile da ricomporre.

La frattura con Bonolis: un’amicizia che fatica a restare intatta

Presta sottolinea che il rapporto con Paolo Bonolis non era solo un accordo lavorativo ma una vera complicità umana: «siamo stati vicini per tutta la vita», è il senso delle sue parole. Secondo il manager, però, l’ingresso di nuovi sentimenti e influenze ha alterato quell’equilibrio. Nel suo racconto — ampliato anche nel libro “L’Uragano – Soli, fulmini e saette” — la separazione professionale viene ricondotta a tensioni in cui figura anche la produttrice ed ex moglie di Bonolis, Sonia Bruganelli, indicata come elemento scatenante. Presta afferma che ciò che è nato tra loro come fiducia profonda è stato poi incrinato da dinamiche personali che hanno reso impossibile proseguire la collaborazione.

Un termine pesante: cosa intende con ‘sindrome di Stoccolma’

Quando usa l’espressione sindrome di Stoccolma, Presta non si riferisce a un concetto clinico neutro ma a una forma di dipendenza affettiva nei confronti di chi avrebbe modificato scelte e relazioni professionali. In modo sintetico, la sindrome di Stoccolma è una situazione in cui la vittima sviluppa sentimenti positivi verso chi la controlla o le impedisce libertà, e Presta la usa per descrivere un processo di subordinazione affettiva che, a suo avviso, ha influito sulle decisioni di Bonolis. L’immagine è dura: un legame che si trasforma in vincolo e che finisce per spezzare quella complicità «troppo forte» che un tempo li univa.

Altri addii: il caso Amadeus e l’incidenza dei partner

Il manager non parla soltanto di Bonolis. Nel corso dell’intervista ha richiamato anche la fine della collaborazione con Amadeus, sostenendo che la scelta professionale sia stata influenzata dal consiglio della moglie, Giovanna Civitillo, che avrebbe ritenuto la sua presenza «ingombrante». Presta interpreta questi episodi come esempi di quanto le relazioni private possano intromettersi nelle scelte di carriera dei grandi volti televisivi: non sono solo questioni contrattuali, ma anche scelte dettate dall’affetto e dalla routine familiare. Il risultato, per il manager, è spesso la fine di legami che fino a quel momento sembravano incrollabili.

Riconoscenza, affetto e professionalità

Nel commento al fenomeno, Presta richiama un’osservazione sulla riconoscenza e sul valore dei legami nel tempo, ricordando come spesso la gratitudine si sbiadisca e lasci spazio ad altre priorità. Con alcuni assistiti, dice, il rapporto era «fraterno» e proprio per questo il distacco è stato più doloroso. L’idea centrale è che la gestione dei grandi talenti tv implichi anche la cura di rapporti personali, e che quando questi si incrinano le conseguenze siano sia emotive che professionali.

Implicazioni per la televisione e i rapporti di potere

Le parole di Lucio Presta accendono un riflettore sulle dinamiche interne al mondo della televisione: l’influenza delle famiglie, il peso delle scelte private e la ridefinizione dei ruoli tra agenti, conduttori e produttori. Se è vero che il piccolo schermo si regge su contratti e immagine, è altrettanto evidente che la fiducia personale resta un elemento chiave nella durata delle collaborazioni. Per gli osservatori del settore, questi episodi indicano una tendenza in cui gli intrecci affettivi possono diventare altrettanto decisivi delle strategie contrattuali, con possibili ripercussioni sui palinsesti e sulla governance delle produzioni.

Scritto da Elena Parisi

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