Il Festival del Cinema di Cefalù ha decretato vincitrice della sezione “Miglior film per la televisione 2026” la pellicola “Il mio nome è Carlo“, opera di Giacomo Campiotti che mette in luce la vita di Carlo Acutis, il quindicenne milanese canonizzato nel 2025. L’evento, celebrato il 5 ottobre, ha riconosciuto la capacità del racconto di parlare al grande pubblico senza banalizzare la complessità della santità, mantenendo un approccio intimo e familiare.
Premiazione al Festival di Cefalù: motivazioni della giuria
Secondo la motivazione ufficiale, la giuria ha apprezzato la regia sobria di Campiotti e la sceneggiatura co-scritta con Carlo Mazzotta, che riescono a ricostruire l’esistenza di Acutis attraverso la sua quotidianità, la scuola e i legami familiari. Il premio è stato inoltre inteso come segnale di apertura del Festival verso le produzioni televisive italiane, considerandole portatrici di una vocazione alta parlare a tutti senza semplificare nulla. Il film, girato tra Milano e Assisi, è una coproduzione tra RTI e Movie Magic International, ed è stato trasmesso in prima serata su Canale 5 il 27 settembre, attirando quasi il 30% di share e più di quattro milioni di spettatori.
Dettagli tecnici e riscontro di pubblico
Gli alti ascolti hanno confermato l’interesse del pubblico italiano per le biografie di figure contemporanee. La narrazione, incentrata sulla figura di Carlo Acutis, è stata descritta come “un film che entra nelle case con discrezione e ne esce lasciando una domanda”. Le interpretazioni di Samuele Carrino nel ruolo del giovane santo, insieme a Lucia Mascino e Flavio Parenti nei panni dei genitori, sono state valutate credibili e capaci di trasmettere l’autenticità di una vita ancora viva nella memoria di chi l’ha conosciuta.
Samuele Carrino e l’impatto personale dell’esperienza
Il protagonista, Samuele Carrino, ha condiviso apertamente come la lettura della storia di Acutis abbia influenzato la sua fede. A 17 anni, l’attore ha dichiarato di essersi avvicinato ulteriormente alla religione, ricevendo tutti i sacramenti e sentendo una connessione profonda con il giovane santo. Durante la visita alla tomba di Acutis ad Assisi, Carrino ha notato i dettagli del look del giovane – scarpe Nike, jeans e felpa – elementi che hanno smontato l’immagine stereotipata di un santo con l’aureola, mostrando invece una figura giovane, semplice e tecnologicamente inserita nel suo tempo.
Riflessioni sull’ora di religione e sul ruolo dei media
Nel corso di un’intervista, Carrino ha sostenuto l’importanza dell’ora di religione nelle scuole, descrivendola come uno spazio di dialogo culturale e spirituale capace di promuovere il rispetto reciproco tra diverse fedi. Ha inoltre evidenziato come la tecnologia, al pari di quella usata da Acutis per diffondere il messaggio del cristianesimo, possa servire a diffondere valori positivi. Il suo punto di vista, maturato grazie al ruolo nel film, aggiunge una nota di consapevolezza ai giovani spettatori, spingendoli a considerare la santità non come un’aspirazione distante, ma come una possibilità radicata nella vita di tutti i giorni.



