Perché sopravviviamo per caso: asteroidi, politica e termodinamica

Un ritratto ironico e amaro della nostra tendenza all'autosabotaggio: near miss asteroidali, errori nucleari e illusioni rinnovabili

La sensazione che la nostra civiltá sia sempre a un passo dal baratro non nasce dal nulla: basta raccogliere gli episodi degli ultimi anni per restare sconcertati. Tra passaggi ravvicinati di asteroidi, i casi di quasi-incidenti nucleari e le zoonosi che spuntano come sorprese inquietanti, la lista di rischi indotti o solo accelerati da noi stessi sembra infinita. Il caso di 2026 TF, noto agli astronomi come C15KM95, è un esempio di come la nostra percezione sia spesso più drammatica del reale, ma non per questo meno inquietante.

Questa raccolta di pericoli non è solo cronaca: è anche una lente per leggere atteggiamenti culturali e politici. Preferiamo rimandare, minimizzare e litigare su chi abbia colpa, piuttosto che cambiare comportamenti. In questo testo useremo la fisica e la storia recente come strumenti interpretativi: l’idea centrale è che l’entropia e il secondo principio della termodinamica non siano solo concetti scientifici, ma metafore utili per capire come finiamo per produrre scarti di ogni tipo, materiali e morali.

La fisica come lente per la decadenza

Il famoso principio secondo cui in un sistema isolato l’ordine tende a diminuire ci offre una chiave di lettura semplice e crudele. L’entropia, intesa qui come misura della dispersione e del disordine, mostra che ogni trasformazione lascia tracce, esiti e scorie. Applicando questo concetto alle nostre vite collettive si capisce perché nulla si conserva gratis: ogni risorsa estratta, ogni guerra combattuta, ogni tecnologia adottata genera rifiuti materiali o sociali. L’idea non è deterministica ma serve a ricordare che il progresso senza contropartite produce scarti.

Amore, case e consumi

Per rendere tangibile il concetto, pensiamo a due esempi comuni: l’affetto in una coppia e la manutenzione di una casa. Se l’amore è sbilanciato, alla lunga l’equilibrio emotivo perde energia e le relazioni si raffreddano. Se la casa non viene curata, il disordine ritorna. Queste immagini servono a capire che l’aumento del disordine non avviene per magia: è una conseguenza prevedibile di scelte e negligenze. La metafora termodinamica aiuta a passare dall’indignazione morale a una diagnosi pratica.

Politica, potere e il vizio del predomino

Quando la lotta per il controllo delle risorse prende il sopravvento, la logica diventa semplice e distruttiva: meglio avere tutto e rischiare la rovina che condividere e preservare. Le guerre recenti, le tensioni internazionali e alcune scelte leaderistiche mostrano come la politica possa incarnare una versione collettiva del suicidio controllato. Pensare che sia accettabile mettere a rischio popoli interi per guadagni a breve termine è una manifestazione del vizio termodinamico: voler mantenere un sistema chiuso, anche se malato.

Near miss e responsabilitá

Non sono solo teorie: ci sono esempi concreti di incidenti sfiorati e decisioni sospette. Tra asteroidi, errori umani e proclami bellici, la lista di quei momenti in cui siamo stati salvati per un pelo è lunga. Aggiungiamo a questo la retorica incendiaria di alcuni leader e il rischio di escalation nucleare e otteniamo una combinazione esplosiva. Non si tratta solo di colpe private: è la cultura politica che spesso incentiva il mantenimento di privilegi a scapito della sicurezza collettiva.

Rinnovabili, scorie e l’illusione della soluzione

Il discorso sulle energie pulite merita una riflessione severa: il solare e l’eolico possono ridurre dipendenze da combustibili fossili, ma non cancellano la necessitá di gestire materiali esausti. Trasferire l’inquinamento in un altro capitolo della filiera non equivale a risolverlo. Questa dinamica è stata definita qui come nazionalismo termodinamico: generare energia in casa e scaricare le scorie altrove. Alla lunga, questo comportamento amplifica il problema globale invece di risolverlo.

Il rimandare la soluzione attraverso tecnologie che non contemplano il riciclo totale o una riduzione reale dei consumi è un modo per procrastinare la responsabilitá. Se la strategia consiste solo nello spostare i rifiuti, il conto arriva comunque. Film come Wall-E non sono solo fiction: sono esagerazioni con una radice di veritá che dovremmo riconoscere prima che il deposito di scorie diventi davvero inestinguibile.

Scelte collettive: rassegnazione o impegno

Di fronte a tutto questo possiamo scegliere due strade opposte: abbandonarci a un fatalismo che giustifica ogni consumo e conflitto, oppure impegnarci in politiche e pratiche che rallentino il processo di degrado. La storia mostra che la maggior parte delle volte prevalgono comportamenti mediocri e interessi particolari. Eppure esistono margini di intervento: ridurre sprechi, migliorare la gestione dei rifiuti, democraticizzare l’accesso alle risorse e responsabilizzare i leader politici.

Io sono Fabio Amato, caporedattore a ilfattoquotidiano.it, e provo a raccontare questa tensione tra sarcasmo e allarme nella newsletter Estintori. Tra le migliaia di motivi per augurarsi la fine del mondo che mi avete inviato, ne rinnovo tre: la preoccupante involuzione cognitiva dei sapiens, l’azione negativa di figure pubbliche come Netanyahu e la surrealitá delle vite private che fanno notizia, come quella di alcuni ministri. Se volete partecipare, scrivetemi: [email protected]. Intanto, impariamo a nuotare o a cambiare rotta — la scelta è nostra.

Scritto da Max Torriani

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