Salta al contenuto
6 Luglio 2026

Omaggio a Raffaella Carrà: il video del coro Le Dolci Note tra Pedro e Assulajé

A cinque anni dalla morte di Raffaella Carrà, la fondazione intitolata all'artista ha realizzato un video corale a Torpignattara: il coro Le Dolci Note interpreta il remix di "Pedro" e la sigla "Assulajé", mentre la fondazione lancia programmi dedicati a musica, cinema e danza.

Omaggio a Raffaella Carrà: il video del coro Le Dolci Note tra Pedro e Assulajé

La memoria di Raffaella Carrà continua a vivere attraverso iniziative concrete: a cinque anni dalla sua scomparsa la Fondazione che porta il suo nome ha pubblicato un video realizzato con il coro Le Dolci Note di Torpignattara, un quartiere romano noto per la sua complessità sociale e la vivace presenza multietnica. Il progetto non è soltanto un omaggio, ma un gesto volto a offrire opportunità ai ragazzi del territorio, con musica e formazione al centro.

Nel filmato il coro diretto da Alessandro Bellomaria canta e balla su due pezzi che rappresentano due anime diverse dell’eredità artistica di Carrà: il remix di Pedro che ha raggiunto numeri impressionanti sui social, e Assulajé la sigla storica associata a un programma televisivo che fece adottare a distanza decine di migliaia di bambini.

Il video del coro di Torpignattara e i numeri del successo

Il brano Pedro nella versione remix diventata virale negli ultimi anni, ha accumulato visualizzazioni che testimoniano la persistenza del fenomeno Carrà tra le nuove generazioni: il remix ha superato la soglia dei 6 miliardi di visualizzazioni su TikTok, trasformando una hit pop in un linguaggio condiviso dai giovanissimi. Nel video del coro i ragazzi si confrontano con questo codice espressivo, dimostrando come il repertorio di Carrà sia facilmente riadattabile al contesto digitale contemporaneo e capace di coinvolgere la Generazione Z.

Assulajé e l’impatto sociale

Accanto al ritmo contagioso di Pedro, il coro esegue Assulajé la sigla legata al programma televisivo che promosse l’adozione a distanza di oltre 150mila bambini. Quel risultato resta una delle eredità sociali più concrete dell’attività televisiva dell’artista: oggi la fondazione che porta il suo nome mantiene vivo quel collegamento tra televisione, solidarietà e interventi per l’infanzia.

La Fondazione Raffaella Carrà: progetti concreti per i giovani

La Fondazione Raffaella Carrà ETS, guidata dal figlio adottivo Gian Luca Pelloni Bulzoni ha impostato un piano d’azione strutturato in quattro direttrici che trasformano la memoria in opportunità. Il laboratorio corale Vox Animae è la declinazione pratica di un approccio che mette la musica al centro del recupero sociale, mentre Primus Actus offre spazi e supporto ai giovani registi che vogliono fare esperienza nell’audiovisivo. Per i minori di contesti difficili è nato Freedom un pacchetto di interventi culturali e relazionali, e Talentum sostiene il talento nella danza con borse di studio e percorsi formativi.

Queste iniziative mirano a creare percorsi professionali e di crescita personale: il coro di Torpignattara non è un’azione isolata ma la prima applicazione pubblica di una strategia più ampia, che mette in rete formazione artistica, produzione culturale e sostegno sociale per i giovani.

Un anniversario che guarda anche alle mostre e alla memoria istituzionale

Accanto alle attività sul territorio, la programmazione commemorativa comprende una grande mostra autunnale intitolata Raffaella Carrà. Coraggio, stile di vita e libertà promossa dal Ministero della Cultura e prodotta da C.O.R. di Alessandro Nicosia con la curatela di Barbara Giaquinto e Margherita Vasselli. L’esposizione si propone di analizzare il ruolo dell’artista nel trasformare il linguaggio pop e televisivo in strumenti di rottura dei tabù e di inclusione sociale.

Questo insieme di iniziative dimostra come la ricorrenza non sia intesa come semplice commemorazione statica, ma come occasione per consolidare progetti di lungo periodo che coinvolgono cultura, formazione e impegno sociale.

La formazione e il percorso artistico che hanno formato il mito

Dietro al fenomeno pubblico c’è una formazione solida: nata a Bologna il 18 giugno 1943, Raffaella Carrà iniziò lo studio della danza a soli tre anni e proseguì la sua formazione all’Accademia Nazionale di Danza a Roma, più tardi diplomandosi al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1960. Questi anni di scuola le permisero di entrare presto nel mondo del cinema e dello spettacolo, costruendo una carriera che ha attraversato la televisione, la musica e il palcoscenico, con oltre 25 album in studio pubblicati in decine di Paesi e stime di vendita che superano i 60 milioni di dischi.

Tra i brani rimasti nell’immaginario collettivo figurano titoli come “Tanti auguri”“Rumore”“Pedro” e “A far l’amore comincia tu”. Il suo desiderio giovanile di seguire le orme di Maurice Béjart spiega l’importanza che la danza ha avuto nel suo progetto artistico e nella definizione di uno stile performativo immediatamente riconoscibile.

Il ricordo di Raffaella Carrà si rinnova

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.