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10 Ottobre 2026

Navi Pillay, giudice, riceve il Nobel per la Pace 2026

Navi Pillay riceve il Nobel per la Pace 2026 grazie alla sua lotta decennale contro apartheid, crimini di guerra e genocidi.

Navi Pillay, giudice, riceve il Nobel per la Pace 2026

Il Comitato norvegese per il Nobel ha annunciato la concessione del Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giudice sudafricana di fama internazionale. La decisione, comunicata a Oslo, riconosce un’intera carriera dedicata al contrasto di discriminazioni strutturali all’applicazione del diritto internazionale e alla persecuzione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi. L’onorificenza cade in un periodo in cui le istituzioni giuridiche internazionali sono oggetto di attacchi e di scetticismo politico.

Dal Sudafrica all’arena internazionale: i primi passi di Navi Pillay

Nata nel 1941 in un sobborgo di Durban da una famiglia indiana tamil, Pillay ha vissuto in prima persona l’apartheid. Fin dagli studi universitari, sostenuta dalla comunità indiana locale, ha sperimentato la segregazione razziale e ha scelto la professione legale per opporsi a quel sistema. Nei trent’anni successivi ha difeso attivisti anti-apartheid, tra cui Nelson Mandela, denunciando interrogatori illegali, torture e carcerazioni inumane.

Nel 1995 è diventata la prima donna non bianca a sedere nella Alta Corte del Sudafrica un traguardo storico che ha segnato l’inizio della sua influenza sui più alti organi giudiziari. Poco dopo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite l’ha invitata a servire come giudice presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR) incarico che ha svolto dal 1999 al 2003, prima di assumerne la presidenza.

Il tribunale per il Rwanda e la rivoluzione giuridica

Durante il suo mandato all’ICTR, Pillay ha guidato il tribunale in uno dei processi più emblematici della giustizia post-conflitto: il caso di Jean-Paul Akakiosé. L’ex sindaco di Taba, condannato per genocidio, è stato il primo a vedere riconosciuto, a livello globale, che lo stupro e la violenza sessuale possono configurare sia crimini contro l’umanità sia genocidio. Questa decisione ha ampliato la definizione tradizionale di genocidio, includendo le violenze di genere come strumenti di sterminio.

Il processo Akakiosé: primo riconoscimento globale del genocidio sessuale

La condanna di Akakiosé ha stabilito un precedente giuridico senza precedenti: le autorità militari avevano ordinato violenze sistematiche contro le donne tutsi per distruggere un gruppo etnico. Pillay ha sottolineato che “la responsabilità penale si estende anche a chi utilizza il corpo femminile come arma di guerra”. Il giudizio ha fornito alle vittime una voce internazionale e ha imposto ai tribunali futuri di considerare la dimensione di genere nei crimini di massa.

Dirigere l’Onu e la denuncia del genocidio a Gaza

Dopo il Rwanda, Pillay ha ricoperto ruoli di rilievo a livello globale: è stata Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (2008-2014), ha partecipato come giudice alla Corte penale internazionale (CPI) e, più recentemente, è giudice alla Corte internazionale di giustizia nel procedimento contro il Myanmar per genocidio. Nel 2023-2025 ha presieduto la Commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu sui Territori Palestinesi occupati che ha concluso con la dichiarazione che le forze israeliane hanno commesso genocidio nella Striscia di Gaza, evidenziando l’intenzione di sterminio e la sistematica uccisione di civili nei punti di distribuzione umanitaria.

Nel suo rapporto, Pillay ha affermato che l’obbligo di prevenzione del genocidio è sia legale sia morale, richiedendo la fine del trasferimento di armi, l’assistenza umanitaria senza ostacoli e l’uso di tutti gli strumenti diplomatici per fermare le uccisioni. “Non fare nulla non è neutralità; è complicità”, ha scritto, ribadendo la responsabilità degli Stati nell’applicare il principio di responsabilità sancito dal diritto internazionale.

Nobel per la Pace 2026: una bussola morale riconosciuta

Il comitato Nobel ha motivato la scelta dicendo che Pillay, “con eccezionale coraggio e integrità, ha aperto la strada a un ordine giuridico globale più completo”. La sua capacità di “chiamare a rispondere delle proprie azioni gli Stati e i leader” è stata considerata determinante per garantire che i più gravi crimini non rimangano impuniti. La notizia ha suscitato reazioni contrastanti: il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la giurista una “demoneizzatrice degli ebrei”, mentre l’ex presidente statunitense Donald Trump ha commentato con sarcasmo, insinuando favoritismi politici.

Nonostante le critiche, Pillay ha accolto il premio con umiltà, dedicandolo “a tutti i sopravvissuti dei crimini internazionali”. Ha ribadito che la pace è “inseparabile dalla giustizia” e ha invitato i leader a rispettare il diritto internazionale per proteggere i diritti umani. Il suo discorso ha chiuso con un appello: “la legge non è un’opzione, è l’unico strumento per costruire un futuro libero dalla violenza”.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.