Nel cuore della Valdichiana, due percorsi distinti dimostrano come la volontà di includere chi è spesso ai margini possa tradursi in azioni concrete. Da una parte, un giovane autistico ha realizzato il sogno di condurre un programma televisivo locale; dall’altra, un progetto agricolo trasforma le frazioni più isolate in laboratori di welfare generativo. Entrambe le iniziative, promosse da istituzioni pubbliche e private, offrono un modello di integrazione che può ispirare altre realtà territoriali.
Sabino Bianco conquista la televisione locale
Sabino Bianco, giovane membro del Calcio Champagne e portatore di diagnosi autistica, ha finalmente realizzato il desiderio di diventare anchorman. Grazie al sostegno di Arezzo Tv e della trasmissione Identità Amaranto Sabino è stato inserito come co-conduttore accanto a Riccardo Buffetti. Il debutto, annunciato dal ragazzo stesso sui propri canali social, ha suscitato grande emozione: “Oggi è il mio debutto ufficiale”, ha scritto. Buffetti ha sottolineato la capacità comunicativa di Sabino, dichiarando che la collaborazione continuerà per tutta la stagione televisiva.
Il direttore di Arezzo Tv, Greta Settimelli, ha descritto l’ingresso del giovane come “un passo verso l’inclusione”, evidenziando il valore di avere una persona con ASD in prima linea. Anche l’amministratore delegato Lucia Giusti ha accolto con entusiasmo la novità, mentre la famiglia di Sabino ha visitato gli studi per conoscere il nuovo ambiente di lavoro. Il progetto punta a far evolvere Sabino da co-conduttore a giornalista pubblicista con l’obiettivo di renderlo il primo “giornalista speciale” nella storia della televisione locale.
Agricoltura sociale porta il welfare nelle frazioni della Valdichiana
Contemporaneamente, nella stessa area geografica, si è lanciato il progetto “Agricoltura Sociale e Welfare Generativo nella Valdichiana Aretina”. Ideato nella sede della cooperativa Colap e promosso da Coldiretti Arezzo, l’iniziativa coinvolge enti pubblici, aziende agricole e realtà del terzo settore. L’obiettivo è creare una rete di welfare generativo che arrivi fino alle zone più isolate, offrendo percorsi di occupazione, terapia occupazionale e supporto sociale a persone vulnerabili.
Il protocollo d’intesa tra agricoltura, sociale e Comune
Alla base del progetto c’è un accordo tripartito: le aziende agricole mettono a disposizione terreni, macchinari e competenze; le cooperative sociali si occupano di tutoraggio, gestione educativa e trasporti; il Comune di Foiano coordina i servizi sociali territoriali. Le realtà agricole, tra cui la Società La Lodola di Carlo Porcu, accolgono tirocini e attività pratiche, mentre il Comune assicura un servizio di trasporto capillare che collega le frazioni con le aziende partner, garantendo anche un presidio socio-sanitario.
Laboratori e tirocini per le persone vulnerabili
Il progetto prevede laboratori di terapia occupazionale che spaziano dalla cura dell’orto alla trasformazione dei prodotti agricoli, fino alla vendita diretta. Gli utenti partecipano a percorsi esperienziali che includono la produzione di conserve, la commercializzazione nei mercati locali e la gestione di micro-imprese agricole. A supportare queste attività ci sono undici partner: aziende agricole, comuni, associazioni di categoria, istituti scolastici, l’agenzia formativa Athena e l’Università di Siena. Per Lidia Castellucci, presidente di Coldiretti Arezzo, l’iniziativa rappresenta un “presidio di cittadinanza, solidarietà e coesione”.
Entrambe le storie dimostrano come la sinergia tra istituzioni, media e settore agricolo possa tradurre l’inclusione teorica in pratiche quotidiane. Sabino Bianco, con la sua voce in TV, e i partecipanti al progetto di agricoltura sociale, con le mani in terra, costituiscono due volti della stessa missione: garantire che nessuno resti indietro, né nella comunicazione né nel lavoro. L’esperienza di Arezzo potrebbe diventare un modello replicabile in altre province, dove il confine tra marginalità e partecipazione si sta gradualmente assottigliando.



