Il film Il grande Boccia propone un ritratto inedito di Tanio Boccia, regista che ha attraversato con pragmatismo trent’anni di cinema popolare italiano. Diretto da Karen Di Porto e prodotto da Galliano Jusoil biopic evita la celebrazione retorica per preferire una narrazione che mette in luce la concretezza artigianale dei set dei decenni passati. La storia del progetto, così come le riflessioni di regista e protagonista, verranno presentate in una puntata del magazine di Rai Cultura in onda martedì 9 giugno alle 23.00 su Rai 4mentre il film è stato incluso nella programmazione della Festa del Cinema di Roma.
Il ritratto che il lungometraggio costruisce non è solo biografico: è una finestra sul modo di fare cinema in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta, quando la capacità di adattamento e la inventiva sul set talvolta valevano più di budget consistenti. Al centro del racconto ci sono figure concrete: il produttore capace di intercettare il gusto del pubblico, l’autore che spazia dal peplum allo spionaggio, e l’attore che interpreta la complessità di un personaggio sospeso tra mito e cialtroneria.
La genesi del film e il ruolo di Galliano Juso
Il progetto nasce da un desiderio coltivato da tempo: Galliano Juso sognava da anni di raccontare Tanio Boccia. La scelta di produrre questo biopic deriva dalla convinzione che la figura di Boccia incarnasse una forma di cinema che Juso stesso aveva conosciuto e praticato come produttore di B-movie. Proprio l’esperienza personale del produttore con titoli di successo popolare ha reso naturale l’identificazione con il personaggio: la capacità di intercettare il gusto del pubblico e di generare incassi significativi erano elementi che accomunavano le loro carriere. Nel film questa dimensione produttiva viene rappresentata con attenzione ai dettagli delle produzioni a basso costo e delle strategie che permettevano di trasformare limitazioni in risultati visibili al botteghino.
Tanio Boccia ricostruito da Karen Di Porto e Ricky Memphis
Karen Di Portoregista del film, ha deciso di raccontare Boccia ponendo l’accento sulle contraddizioni del suo percorso: autore prolifico, capace di spostarsi con agilità tra generi diversi — dal peplum al westerndallo spionaggio al poliziesco — Boccia appare come esempio di un cinema che privilegia la rapidità di esecuzione e l’inventiva sul set. L’interpretazione di Ricky Memphis restituisce la complessità del personaggio, mettendo in luce tanto la passione cinefila quanto gli aspetti più irriverenti e improvvisati della sua pratica registica.
Nel raccontare la parabola artistica di Boccia, il film non nasconde le produzioni «impossibili» e i set improvvisati: anzi, li mostra come elementi costitutivi di un immaginario che ha contribuito a definire il cinema di genere italiano. Queste scelte narrative permettono di comprendere come, con mezzi limitati, si potessero ottenere risultati capaci di lasciare un segno nel pubblico e nel mercato dell’epoca.
La ricezione pubblica e il contesto culturale
Presentato alla Festa del Cinema di RomaIl grande Boccia ha suscitato attenzione per il modo in cui riporta in primo piano una figura spesso marginale nelle storie ufficiali del cinema italiano. La pellicola si pone come dispositivo di riscoperta: da un lato valorizza il contributo di autori e produttori che hanno lavorato fuori dalle luci dei grandi circuiti, dall’altro offre al pubblico contemporaneo uno sguardo sulla pratica cinematografica del passato, con tutte le sue contraddizioni e le sue invenzioni.
Accanto al film, la puntata del magazine dedicata a Karen Di Porto e Ricky Memphis inserisce il progetto in un quadro più ampio: il programma dedica infatti la copertina CULT all’Atlante storico della mala milanese 1963-1993proponendo una riflessione sulla Milano del boom economico come capitale italiana di episodi criminali che hanno segnato la storia urbana e culturale della città. Il magazine, disponibile anche su collega così il recupero cinematografico con altre narrazioni storiche del paese.
Perché il film interessa oggi
La forza del progetto risiede nella capacità di coniugare memoria e rappresentazione: di fronte a produzioni contemporanee spesso altamente codificate, Il grande Boccia offre un esempio di come la storia del cinema possa essere riscoperta attraverso personalità che hanno lavorato ai margini ma con grande efficacia. Il film si rivolge tanto agli appassionati di cinema di genere quanto a chi è interessato alle storie di industria culturale e ai meccanismi produttivi del passato.
In definitiva, il biopic è un invito a ripensare il valore delle pratiche artigianali nel racconto cinematografico e a riconoscere come figure come Tanio Boccia e produttori come Galliano Juso abbiano contribuito a plasmare un pezzo importante della cultura popolare italiana.



