Il 13 agosto 2007 la cittadina di Garlasco rimase segnata da una tragedia: la giovane Chiara Poggi venne brutalmente uccisa. Il fratello Marco, amico di Andrea Sempio, rimase al centro delle indagini iniziali, ma fu l’ex fidanzato Alberto Stasi a finire condannato a 16 anni. Ora, quasi due decenni dopo, la Procura di Pavia ha notificato a Andrea Sempio il cosiddetto 415 bis, riaprendo formalmente il fascicolo e mantenendo invariato il capo d’accusa di omicidio.
Riapertura del caso e l’arrivo di un nuovo indagato
Il provvedimento arriva dopo un lungo percorso di indagini integrative avviate nel 2025. Sempio, nato nel 1988 e amico di Marco Poggi, era stato coinvolto per la prima volta nel 2016-2017 a causa di un presunto DNA rinvenuto sotto le unghie della vittima. All’epoca i giudici dell’appello “bis” giudicarono il profilo genetico troppo compromesso per averne valore probatorio. Tuttavia, gli avvocati di Stasi continuarono a insistere, sottolineando una presunta corrispondenza completa tra i due profili. La decisione della Procura di chiudere l’inchiesta “bis” non elimina però la possibilità di un futuro rinvio a giudizio: il capo d’accusa resta attivo e gli atti vengono depositati per la difesa.
Le nuove evidenze scientifiche al centro del dibattito
Tra le novità più discusse vi è il capitolo sui DNA dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi. I consulenti della difesa hanno presentato al RIS di Parma due elettroforese (datate 20/09/2007) che, secondo loro, avrebbero dovuto scagionare Stasi già 19 anni fa, ma non sono comparsi nel fascicolo originale. La Procura ha richiesto chiarimenti e ha incaricato i propri genetisti di verificare la discrepanza. Parallelamente, le perizie su impronta 33 e sulla traccia di una scarpa trovata nella casa hanno confermato la compatibilità con le misure di Sempio, escludendo però qualsiasi incompatibilità fisica che potesse ribaltare le conclusioni precedenti.
Ricostruzione della dinamica delle lesioni
Gli esperti forensi della Procura, guidati dal dott. Cristina Cattaneo, hanno analizzato nuovamente i blocchetti istologici. Le evidenze suggeriscono che le lesioni craniche non fossero immediatamente fatali, ma che vi fosse un intervallo di 15-30 minuti (possibilmente fino a 60) tra il trauma e il decesso, con indicazioni di una possibile colluttazione. La vittima sembrerebbe aver tentato di difendersi, sia in maniera passiva che attiva. Tali conclusioni contraddicono le ipotesi difensive che puntavano a un’aggressione rapida e conclusiva.
Le mosse della Procura e le prospettive processuali
I magistrati, presieduti da Fabio Napoleone, hanno dichiarato di aver raccolto elementi sufficienti per chiedere al giudice di GUP di rinviare a giudizio Sempio entro i tempi stabiliti dalla legge (nove mesi dalla chiusura delle indagini). La difesa, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, avrà circa venti giorni per esaminare il dossier, includendo le perizie tecniche su DNA, impronta e traccia di scarpa. Sempio, fino a ora, ha rifiutato di sottoporsi a una visita psichiatrica richiesta dalla Procura, il che potrebbe complicare la valutazione delle sue condizioni mentali.
Se il GUP accetterà il rinvio a giudizio, Sempio potrà optare per il rito abbreviato una procedura più rapida che prevede una riduzione di un terzo della pena, ma solo se il caso rientra nelle condizioni previste dalla legge vigente. In ogni caso, il processo sarà di natura indiziaria, con un peso determinante delle perizie scientifiche sul DNA delle unghie e sull’impronta “33”. Parallelamente, l’indagine su Alberto Stasi è destinata a subire una revisione, dato che le nuove analisi potrebbero influire sulla sua condanna definitiva.



