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Il 28 marzo 1976 segnò l’esordio di L’altra domenica sulla Rete 2, un programma che rapidamente assunse il ruolo di pietra miliare nella storia della televisione italiana. Ideato da Renzo Arbore insieme a Ugo Porcelli, il varietà si distinse per un linguaggio nuovo e una curiosità internazionale: anziché limitarsi al perimetro casalingo della tv dell’epoca, lo show guardava a Londra, Parigi e New York, introducendo al pubblico italiani suggestioni oltreconfine. In questa cornice, Arbore – allora ricordato anche per il suo canale renzoarborechannel.tv – raccontò di ricevere nuova attenzione anche a ottantotto anni, con contenuti d’archivio che hanno riconquistato platee digitali.
Un format che cambiò le regole del gioco
La forza di L’altra domenica stava nella mescolanza di generi e nella rottura degli schemi: era un rotocalco che univa musica, inchieste e satira, ma soprattutto sperimentava modalità di coinvolgimento dirette con il pubblico. Arbore e la sua squadra introdussero la figura delle corrispondenti donne come professioniste – non semplici vallette – facendo emergere volti come Milly Carlucci, Isabella Rossellini e Silvia Annichiarico. Il programma lanciò personaggi e contesti insoliti, dal cruciverbone telefonico al trio delle Sorelle Bandiera en travesti, fino a rubriche live che contrastavano con l’abitudine del playback.
Innovazioni editoriali e prime apparizioni
Tra le scelte più significative c’era la preferenza per la musica dal vivo: artisti come Fabrizio De André, Vasco Rossi e Paolo Conte si esibirono senza playback, offrendo performance autentiche che segnarono il gusto dell’epoca. Altri segmenti portarono il pubblico dietro le quinte del cinema con servizi su registi come Salce e Corbucci, mentre Roberto Benigni muoveva i primi passi televisivi come critico cinematografico. Il meccanismo di chiamata diretta con il numero 3139 era un esempio pratico di come il programma favorisse un rapporto immediato con gli spettatori.
Il ricordo e la programmazione celebrativa su Rai Storia
Per il cinquantesimo anniversario, Rai Cultura ha predisposto una giornata dedicata su Rai Storia che ripercorre le tappe fondamentali dello show, a partire da una breve antologia in bianco e nero intitolata «L’altra domenica: qui comincia l’avventura». Il palinsesto include sia estratti musicali sia servizi giornalistici d’epoca, con contributi firmati da nomi come Gianni Minà, Françoise Rivière, Michel Pergolani e persino Gianni Brera. L’intento è sia celebrativo sia analitico, per mostrare come quel format intervenne sulla forma stessa della televisione pubblica.
Programmi e momenti chiave riproposti
Nel calendario delle trasmissioni ricompaiono puntate e speciali significativi: la serata unica del 4 marzo 1979, realizzata per festeggiare le prime cento puntate, e l’ultima puntata del 27 maggio 1979, con tutti i protagonisti in studio. Sono previsti anche materiali come l’intervista del 1979 di Nico Orengo a Renzo Arbore e un omaggio alle voci femminili che hanno segnato il programma, con un dossier dedicato a Milly Carlucci e Mimma Nocelli.
Il lascito di L’altra domenica è duplice: da un lato ha lasciato tracce nel modo di fare varietà e nel talento che ha messo in luce; dall’altro la sua memoria si rinnova sui canali digitali. Arbore stesso ha riconosciuto come alcuni aspetti del programma anticipassero dinamiche oggi comuni sui social, citando il successo di un duetto con Gino Paoli che ha raggiunto un grande numero di visualizzazioni. Per Arbore, il progetto fu anche una scelta consapevole: terminare da vincenti dopo aver compiuto una missione editoriale e culturale, non proseguire soltanto per inseguire l’audience.

