L’autopsia su Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto il 21 luglio scorso a Bologna, ha rivelato la presenza di sangue vivo nei polmoni e segni di schiacciamento. Questi primi risultati, emersi dopo sei ore di esame condotto da un pool di specialisti nominati dalla Procura di Bologna, aprono nuove domande sulle circostanze della morte dell’uomo durante un fermo di polizia.
La vicenda ha scatenato un acceso dibattito politico, con l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, che ha denunciato interferenze della politica sull’inchiesta. Anselmo, noto per aver seguito casi come quelli di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, ha criticato duramente le dichiarazioni dei ministri, in particolare quelle del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha espresso certezza sull’adeguatezza dell’operato degli agenti.
Le scoperte dell’autopsia e le polemiche
L’autopsia ha evidenziato due elementi principali: la presenza di sangue vivo nei polmoni e segni di schiacciamento. Tuttavia, resta da chiarire se lo schiacciamento polmonare sia dovuto a un eccessivo utilizzo della forza da parte degli agenti o se sia sopravvenuto post mortem durante le manovre rianimatorie dei volontari della Croce Rossa. Allo stesso modo, la presenza di sangue nei polmoni potrebbe essere legata all’uso di cocaina da parte di Fakir o a una eccessiva compressione.
Anselmo ha espresso preoccupazione per queste scoperte, definendo la situazione un nuovo caso Magherini in riferimento alla morte dell’ex calciatore Mauro Magherini, deceduto nel 2014 a Firenze per arresto cardiocircolatorio durante un’intervento delle forze dell’ordine. Il legale ha anche criticato le dichiarazioni del ministro Piantedosi, definendole ipocrite e prive di pudore.
Le dichiarazioni dei legali e le indagini in corso
Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti iscritti nel registro 45 bis, ha difeso gli agenti, affermando che l’autopsia non ha evidenziato segni di violenza o infrazioni ossee. Al contrario, Anselmo ha parlato di un quadro asfittico da compressione sottolineando la necessità di attendere le conclusioni peritali per avere un quadro completo.
Le indagini proseguono per capire chi fosse Fakir e perché si trovasse al rione Pilastro in evidente stato di confusione. È emerso che, dopo un accesso al pronto soccorso del Maggiore di Bologna il 20 giugno per un problema psichiatrico, Fakir era stato inviato al centro di salute mentale, dove aveva ricevuto una prima diagnosi e una terapia. Tuttavia, la vicenda rimane avvolta nel mistero, con molte domande ancora senza risposta.
Le proteste e le reazioni della città
Mentre le indagini continuano, Bologna torna in piazza per ricordare Fakir. Le polemiche per i danni causati da alcune centinaia di persone dopo il momento di raccoglimento voluto dal sindaco Matteo Lepore sono ancora vive. La città è divisa tra chi chiede giustizia per Fakir e chi difende l’operato delle forze dell’ordine.
La vicenda di Abderrahim Fakir ha messo in luce tensioni profonde tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini. Le scoperte dell’autopsia e le dichiarazioni dei ministri hanno alimentato un dibattito che va ben oltre il singolo caso, toccando temi come l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine e il ruolo della politica nelle indagini giudiziarie.


