Blitz al Lido: attivisti europei occupano il red carpet per il clima

Alcune centinaia di manifestanti hanno sostato sul tappeto rosso al Lido per denunciare il ruolo del capitalismo estrattivo nella crisi climatica e invitare la Mostra e le star a prendere posizione

All’alba un gruppo di attivisti provenienti da diversi paesi europei ha preso posizione sul red carpet del Lido, trasformando per ore il tappeto rosso in una piazza di protesta. L’azione è partita alle 5 del mattino dal Venice Climate Camp; i partecipanti, riconoscibili con tute bianche e cartelli, hanno voluto creare un contrasto visivo rispetto alla consueta mondanità del festival. Si sono poi aggiunti sostenitori e curiosi: entro le prime ore del mattino la folla è cresciuta, raggiungendo oltre 500 persone, ma l’iniziativa si è svolta senza scontri né feriti.

Il messaggio centrale degli organizzatori ha messo al centro il tema del cambiamento climatico, descritto come una realtà concreta e non come un’immagine da cinepresa. In una nota i gruppi No Global e No Grandi Navi hanno indicato che l’occupazione del tappeto rosso mirava a sollecitare una presa di posizione da parte della Mostra del Cinema e dei suoi protagonisti. La protesta si è conclusa in modo controllato: intorno alle 14 gli attivisti hanno lasciato volontariamente il tappeto per evitare possibili contrasti con le autorità, pur segnalando delusione per la mancanza di risposte formali dalla Biennale.

Svolgimento dell’azione

La sequenza dei fatti è iniziata prima dell’alba, quando un primo gruppo di circa 300 persone ha lasciato il Camp per raggiungere il Lido. Alle 5, ancora con il cielo scuro, hanno preso possesso del Red Carpet, dispiegando striscioni e fissando cartelli sui bordi del tappeto. L’abbigliamento uniforme e i simboli servivano a rendere visibile la richiesta: non si trattava di un gesto casuale, ma di un’azione organizzata che puntava a interrompere per qualche ora la ritualità della sfilata. Due ore dopo, alle 7, altri 200 giovani si sono uniti all’azione, rafforzando la presenza e la capacità comunicativa del presidio.

I numeri e la dinamica

I numeri ufficiali diffusi dagli organizzatori sottolineano una partecipazione ampia ma gestita: oltre 500 persone si sono aggregate durante la mattinata, contribuendo a creare un fronte visibile e rumoroso. Nonostante la crescita numerica, verso le 14 gli oltre 350 manifestanti presenti sul tappeto rosso hanno deciso di ritirarsi spontaneamente; la scelta è stata motivata dalla volontà di evitare scontri con le forze dell’ordine e di mantenere l’azione su un piano non violento. Gli stessi attivisti hanno espresso rammarico per l’assenza di un confronto diretto con la direzione della Biennale e per una risposta istituzionale ritenuta insufficiente.

Motivazioni e richieste

Al centro della protesta c’è la denuncia del ruolo del capitalismo estrattivo nel peggiorare la crisi ambientale. I partecipanti hanno spiegato che il loro intento è mettere in luce come il cambiamento climatico sia già una condizione reale e urgente, non un tema da sceneggiatura. Il Venice Climate Camp che ha promosso l’intervento chiede alla Mostra del Cinema di assumere una posizione pubblica, sollecitando politiche e impegni che vadano oltre le semplici parole. Con questo gesto gli attivisti cercano di collegare cultura, spettacolo e responsabilità sociale in un discorso unitario.

Un appello agli artisti

Parte dell’azione è stata dedicata a un invito esplicito alle figure pubbliche presenti al festival: gli attivisti hanno chiesto a registi, attori e ospiti di attraversare simbolicamente il red carpet insieme a loro per un gesto di solidarietà. L’obiettivo era duplice: da un lato sensibilizzare il pubblico e i media, dall’altro provocare una riflessione dentro il mondo dello spettacolo, affinché la platea artistica usi la propria visibilità per sostenere istanze ambientali e sociali. Gli organizzatori hanno sperato in adesioni visibili, ammettendo però una certa delusione per la scarsa partecipazione diretta di esponenti noti.

Esiti e prospettive

L’occupazione si è conclusa senza episodi di violenza e con la volontà dei manifestanti di mantenere l’azione nei limiti della non violenza. Le autorità non hanno riportato feriti né disordini rilevanti, e la situazione è rimasta sotto controllo fino al termine del presidio. I promotori hanno annunciato che continueranno a sollecitare risposte concrete e monitorare le reazioni della Biennale e dei soggetti coinvolti nel festival. L’azione resta aperta a sviluppi: gli aggiornamenti saranno utili per capire se le richieste degli attivisti troveranno spazio nel dibattito pubblico e nell’agenda degli eventi culturali.

Scritto da Roberto Conti

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