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4 Novembre 2026

Tangentopoli: da Chiesa a Craxi, il crollo del sistema politico

L'articolo ricostruisce i momenti chiave di Mani pulite, dall'operazione Chiesa alle conseguenze istituzionali che trasformarono il panorama politico italiano.

Tangentopoli: da Chiesa a Craxi, il crollo del sistema politico

Negli ultimi giorni di febbraio 1992 il Pubblico Ministero Antonio Di Pietro ottenne un mandato di cattura contro l’ingegnere Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e dirigente di spicco del PSI milanese. Chiesa fu sorpreso a incassare una tangente di sette milioni di lire da parte dell’imprenditore Luca Magni, che aveva deciso di denunciare il sopruso. L’operazione, effettuata davanti ai Carabinieri con microfono e telecamera nascosti, fu trasmessa immediatamente sui giornali e sui telegiornali, scatenando un vero e proprio terremoto mediatico.

Il boom delle indagini: dal pool di Milano alle altre procure

Lo scioglimento del caso Chiesa svelò una rete di pagamenti illeciti che coinvolgeva non solo la DC e il PSI, ma anche imprenditori, amministratori pubblici e persino il mondo della finanza. A fine aprile 1992, la Procura di Milano istituì un pool di magistrati – Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Pier Camillo Davigo e Gerardo D’Ambrosio – per coordinare le indagini. Parallelamente, un gruppo di giornalisti di prima pagina iniziò a scambiare informazioni, creando un vero e proprio “ufficio stampa” giudiziale che amplificò ogni scoperta, impedendo che le notizie venissero stravolte o censurate.

Reazioni politiche e prime dimissioni

Il segretario del PSI, Bettino Craxi, reagì con una difesa aggressiva, definendo Chiesa un “mariuolo isolato” e negando l’esistenza di una corruzione sistemica. Tuttavia, le testimonianze raccolte da Chiesa, che parlò di tangenti come una sorta di “tassa” sugli appalti, coinvolsero politici di ogni schieramento, facendo crescere la sfiducia dei cittadini. La campagna elettorale primaverile fu segnata da un aumento dell’astensione e da una netta perdita di consensi per i partiti tradizionali.

Le elezioni di aprile 1992 e la nascita della Seconda Repubblica

Alle elezioni del 5 aprile 1992 la DC scese dal 34,31% al 29,66% di voti, il PSI perse un punto percentuale, mentre la Lega Nord e La Rete – formazioni di recente costituzione – guadagnarono un voto significativo, passando rispettivamente da due a ottanta parlamentari. La perdita di credibilità dei partiti storici costituì il primo tassello della trasformazione che gli storici hanno definito la transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica. La crisi sistemica fu accentuata da nuovi arresti, dall’autorizzazione a procedere contro figure di spicco come il tesoriere DC Severino Citaristi e il segretario PRI Giorgio La Malfa.

Il ruolo del Presidente della Repubblica e le prime riforme

Nel contesto di estrema tensione, il parlamento dovette eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. Dopo dieci votazioni inconcludenti, fu scelto Oscar Luigi Scalfaro**,** un esponente della DC che aveva appena ricoperto la presidenza della Camera. Scalfaro prese immediatamente provvedimenti per escludere dalla carica i politici coinvolti nelle inchieste, facendo uscire dalla scena Craxi e imponendo al governo di Giuliano Amato la necessità di dimissioni dei ministri sotto avviso di garanzia. Il 5 marzo 1993 il governo introdusse il cosiddetto «decreto Conso», depenalizzando retroattivamente i finanziamenti illeciti ai partiti, ma il provvedimento fu bloccato dal Presidente Scalfaro, che lo considerò incostituzionale.

Conseguenze a lungo termine: da Tangentopoli a oggi

Le indagini di Mani pulite si estesero rapidamente a tutta Italia, raggiungendo anche la Procura di Brescia e di Firenze, e portarono alla luce casi di suicidio, minacce alla vita dei magistrati (la Falange Armata e la mafia) e al coinvolgimento di importanti imprenditori come Gabriele Cagliari e Raul Gardini. Nonostante le dimissioni, le riforme e la nuova legge elettorale approvate dopo il referendum del 18 aprile 1993, la corruzione non scomparve del tutto: studi successivi mostrano che oltre il 40% dei politici coinvolti ha continuato la propria carriera dopo Mani pulite. L’eredità del caso rimane oggi oggetto di dibattito storico e giudiziario, con sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che hanno confermato, in parte, gli abusi di potere durante i processi.

L’arresto di Mario Chiesa ha innescato una serie di eventi che hanno smantellato il modello clientelare della Prima Repubblica, hanno dato spazio a nuove formazioni politiche e hanno posto la magistratura italiana al centro di un dibattito su autonomia, legalità e potere politico.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.