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Salvatore “Sasà” Soviero torna a parlare e lo fa mettendo in fila ricordi e osservazioni su un calcio che conosce da dentro. Dalla sua crescita nei campionati minori fino alla serie A, passando per esperienze a Perugia, Reggina, Genoa e Cosenza, Soviero racconta i momenti chiave della sua vita professionale e il rapporto con la tifoseria. In un’intervista rilasciata il 7 aprile 2026, l’ex portiere ripercorre il passaggio alla Salernitana e non nasconde ruvidità e chiarezza nello sguardo sul presente.
Il suo approccio è diretto: non cerca giri di parole né effusioni retoriche. Soviero evoca la concretezza dello spogliatoio, la preparazione atletica severa e gli episodi che hanno segnato la carriera. Con tono severo ma documentato, sottolinea come alcune critiche odierne sulla gestione granata non tengano conto di dinamiche complesse: persone che in passato, secondo lui, assumevano un atteggiamento passivo e ora si trasformano in commentatori esperti. Queste accuse sono ricondotte a comportamenti e scelte che, a suo avviso, meritano un esame più attento.
Carriera, arrivo a Salerno e rapporti nello spogliatoio
Il trasferimento a Salerno nacque da una trattativa impostata su uno scambio con Lorieri del Genoa, dove Soviero scelse di avoidire qualunque passaggio economico: «Preferii che non ci fosse alcun conguaglio», ricorda, spiegando come poi firmò un contratto pluriennale. L’ex portiere definisce quell’esperienza come una delle più significative, anche per il ruolo di riferimento nello spogliatoio. Non manca la critica alle tensioni interne: il periodo dell’esonero di Oddo nel 2000-2001 viene letto come frutto di problemi interni alla squadra più che di incapacità del tecnico, con Soviero a suggerire al presidente di non procedere con l’allontanamento.
Conflitti e verità personali
Nel raccontare i contrasti con compagni come Botticella e Zoro, Soviero evita frasi fatte e preferisce descrivere i fatti: discussioni nate dentro lo spogliatoio che non sono state, secondo lui, adeguatamente spiegate al pubblico. Dice di non indulgere in santità: non finge buone maniere e si definisce schietto. Sottolinea anche quanto la percezione esterna spesso semplifichi, trasformando posizioni complesse in etichette, e come questo alimenti narrazioni distorte sulla responsabilità di società e dirigenti.
Il calcio di oggi: VAR, arbitri e scandali
Soviero offre una lettura critica del rapporto tra tecnologia e gioco: il VAR è utile se regolato con chiarezza, ma l’attuale uso tende a estremizzare ogni episodio, riducendo la spontaneità della partita. Parla di arbitri confusi e di una struttura che appare lacerata da rivalità interne: una lotta di potere che, a suo avviso, finisce per danneggiare l’immagine e l’efficienza del sistema arbitrale. Citando alcune terne arbitrali, indica in Collina e Braschi riferimenti di esperienza, ma non nasconde di aver vissuto anche fischi che gli hanno lasciato dubbi sulla correttezza.
Casi celebri e ricordi di campo
Richiama episodi noti come il Brescia-Genoa del 1999, in cui una punizione sembrò entrare all’incrocio e la frustrazione portò a reazioni veementi: la presenza dei microfoni rese gli episodi più esplosivi. Parla anche della rissa tra Messina e Venezia del 2004, che gli costò una squalifica di cinque mesi; la pausa forzata gli fece saltare otto gare, ma il ritorno in campo — in Reggina-Juventus — fu carico di tensione e gesti che le telecamere hanno poi amplificato. Nei ricordi emerge la convinzione che il contesto spesso condiziona valutazioni e punizioni.
Responsabilità, futuro e consigli ai giovani
Soviero non risparmia critiche alle classi dirigenti del calcio: secondo lui troppi presidenti agiscono per interessi personali e propongono soluzioni che avvantaggiano pochi. Invita a un cambio di rotta affidando ruoli decisionali a figure di campo, nomi che possano garantire autorevolezza come Baggio, Del Piero o Maldini, affiancati da competenze tecniche, amministrative e legali. Solo così, sostiene, si può uscire da una logica autoreferenziale e riportare meriti e responsabilità in mano a chi conosce davvero il gioco.
Quanto ai giovani portieri, Soviero preferisce dare consigli personali solo dopo averli visti all’opera: il panorama dell’allenamento moderno gli sembra in parte distante dalla realtà della sua esperienza. Tuttavia insiste su valori non negoziabili: professionalità, consapevolezza e una forte personalità nello spogliatoio. Conclude rimarcando che il calcio è cambiato, ma che il buon senso e la competenza rimangono elementi imprescindibili per chi vuole fare la differenza.

