Riflessioni sui Corpi Invisibili e il Tempo Sospeso nel Teatro: Un Viaggio Artistico

Un'Esplorazione del Tempo Sospeso e dei Corpi Invisibili: L'Interpretazione di Eleonora Gusmano.

Nel panorama teatrale contemporaneo, esistono opere che sfuggono alla linearità dei racconti tradizionali. M, il lavoro di Eleonora Gusmano, si sviluppa in una dimensione di sospensione emotiva che invita a riflettere su temi universali come l’identità, l’isolamento e il coraggio di affrontare il mondo. Questa conversazione conduce nel cuore di una drammaturgia che rifiuta il progresso temporale, abbracciando piuttosto un loop di emozioni e ricordi.

Il personaggio principale, M, è intrappolato in una realtà che si distacca dal flusso del tempo. La sua storia, ancorata a momenti passati, esplora il conflitto tra la protezione familiare e la paura del mondo esterno, riflettendo un fragile equilibrio tra sicurezza e soffocamento. Attraverso il suo corpo, che si fa invisibile, e la sua voce, che resiste, M diventa simbolo di un’esistenza silenziosa e spesso trascurata.

Il racconto di M: tempo e isolamento

Eleonora Gusmano descrive come la figura di M si trovi in un tempo sospeso, in cui la crescita e il cambiamento sono bloccati. La sua vita è una continua rivisitazione di esperienze passate, legate a un’infanzia idealizzata ma anche limitante. In questo contesto, il mondo esterno non sembra mai evolversi, e M rimane imprigionata in un ruolo che la rassicura ma la soffoca.

La voce della ragazza dagli occhi azzurri

Il personaggio della “ragazza dagli occhi azzurri” funge da narratore e riflesso dell’autrice. Eleonora ammette che la storia di M racchiude esperienze personali e quelle di altri, rivelando un legame profondo con le paure e i sogni condivisi da molti giovani. La fragilità di M è rappresentativa di una generazione che fatica a trovare il proprio posto in una società competitiva e potenzialmente dolorosa.

Responsabilità e testimonianze

Portare sul palcoscenico storie di vita autentiche comporta una grande responsabilità. Eleonora sottolinea l’importanza di dare voce a chi vive ai margini, a coloro che si sentono invisibili nella società. La drammaturgia di M mescola realtà e finzione, permettendo di esplorare sentimenti comuni che spesso rimangono non espressi. La solitudine e l’isolamento diventano così temi centrali, evidenziando la necessità di ascoltare le voci che ci circondano.

Il corpo di M e la sua sottrazione

Il corpo di M, descritto come sfocato e poco abitato, è frutto di un lavoro profondo con la coreografa Giusi De Santis, influenzato dalle opere di Francesca Woodman. Quest’ultima ha esplorato la relazione tra corpo e spazio, un tema che risuona fortemente nella rappresentazione di M, il cui corpo perde progressivamente i propri confini, diventando quasi invisibile sia a sé che agli altri.

Spazio scenico e simbolismo

La costruzione dello spazio scenico, realizzata in collaborazione con Daniele Aureli, gioca un ruolo cruciale nel rappresentare la mente di M. La vasca, elemento centrale della scena, diventa simbolo di protezione ma anche di isolamento. Essa richiama immagini di un mondo acquatico in cui M si rifugia, mentre i fogli e le luci cercano di stabilire un contatto con l’esterno, creando un ponte tra la sua realtà interiore e quella esterna.

Legami familiari e il presente

La storia di M, seppure ambientata negli anni Sessanta e Settanta, ha risonanze forti nel presente. Durante la pandemia, Eleonora ha osservato come molti adolescenti abbiano vissuto un’assoluta difficoltà nel riprendere i contatti sociali, evidenziando un disagio che persiste e si amplifica in un contesto familiare che spesso non offre supporto. Questi legami, invece di favorire la crescita, possono diventare catene che imprigionano.

Voce e identità

In M, la voce si trasforma in un gesto poetico, un mezzo attraverso cui la protagonista esprime la sua essenza. Ricollegandosi al mito della sirena, M rappresenta una figura a metà, costretta a sacrificare la propria voce per cercare di appartenere a un mondo che sembra inaccessibile. Le sue parole, un mosaico di esperienze e incontri, offrono uno sguardo profondo sulla sua esistenza.

Il teatro emerge come un luogo di incontro, una soglia aperta verso l’ignoto, invitando a riflettere sulla presenza e sull’ascolto. La storia di M invita a considerare quanto sia importante rimanere di fronte all’altro, anche nella sua incomprensibilità. L’atto di guardare diventa un gesto politico e poetico, un atto di resistenza contro l’invisibilità.

Scritto da AiAdhubMedia
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