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Richard Benson è stato un volto controcorrente dello rock e del heavy metal in Italia: nato a Woking il 10 marzo 1955, con radici familiari tra Regno Unito e Italia, ha costruito una carriera lunga e poliedrica fino al 10 maggio 2026. La sua presenza si è misurata sia sul palco sia sul piccolo schermo, e la sua figura è diventata simbolo di una scena che ha saputo mescolare underground, televisione locale e cultura popolare.
Figura riconoscibile per il look provocatorio — giubbotto di cuoio, parrucca nera e occhiali scuri — Benson ha attraversato generi come rock progressivo, hard rock e heavy metal. Allo stesso tempo ha curato programmi radiofonici e televisivi che hanno diffuso il suo gusto musicale: un mix di critica, esibizioni e provocazione che lo ha reso un personaggio controverso e amato.
Origini, formazione e primi passi nella scena
Figlio di Richard Robert Benson e Marcella Giammona, Benson visse l’infanzia tra Milano e Roma, dove frequentò il liceo artistico Ripetta. Negli anni Settanta entrò nei Buon vecchio Charlie, formazione di rock progressivo che registrò un album nel 1971 rimasto inizialmente inedito e poi ristampato solo nel 1990. In quegli anni partecipò ai festival di Villa Pamphili e costruì relazioni con la stampa musicale: fu recensore per Ciao 2001 e collaborò con testate come Nuovo Sound, con uno sguardo all’ampio spettro della musica contemporanea.
Radio e prime apparizioni televisive
Parallelamente alla pratica strumentale, Benson entrò nello staff di Per voi giovani, iniziativa radiofonica ideata da Renzo Arbore, dove curò la rubrica “Novità 33 giri”. Questo tratto della sua carriera segnò il passaggio dal musicista al divulgatore: la radio e le prime esperienze in tv locali lo posero al centro di una nicchia culturale, consolidando il suo ruolo di commentatore e scopritore di tendenze.
Televisione, dischi e teatro del palco
Negli anni Ottanta Benson consolidò la sua immagine con la trasmissione Ottava nota, avviata su TVA 40 nel novembre 1980 e rimasta in palinsesto per oltre vent’anni: una vetrina per le novità rock, hard rock e heavy metal, ma anche per jazz e fusion. Sul fronte discografico pubblicò singoli come Animal Zoo (1983) e Renegade (1984), partecipò a raccolte come Metallo Italia (1985) e curò compilation tra cui Metal Attack (1987).
Cinema, corsi e prime uscite soliste
Sul piano audiovisivo prese parte al film L’inceneritore (1982) e nel 1992 comparve in un cameo nel film di Carlo Verdone Maledetto il giorno che t’ho incontrato. Negli anni Novanta iniziò a pubblicare corsi didattici e nel 1999 uscì il suo primo album solista Madre tortura, accolto con giudizi contrastanti ma utile per comprendere la sua poetica musicale.
Incidenti, riprese, ultimi progetti e memoria
La vita di Benson fu segnata anche da eventi drammatici: il 15 settembre 2000 cadde dal Ponte Sisto, subendo fratture che richiesero numerosi interventi e una lunga riabilitazione. Dopo il recupero tornò gradualmente sul palco, alternando spettacoli acustici come Paradiso in inglese, Inferno in italiano e partecipazioni tv. Nel 2013 sposò Ester Esposito, sua compagna di lunga data.
Nel biennio 2015-2016 avviò nuove produzioni: firmò con l’etichetta INRI pubblicando L’inferno dei vivi (2015) e nel 2016 uscì la raccolta Duello madre. In novembre 2016 l’artista rese pubblica una richiesta d’aiuto per problemi di salute e difficoltà economiche che portò a campagne di crowdfunding e a un concerto benefico a suo favore; nel marzo 2017 dichiarò di essersi ristabilito.
Nel 2026 annunciò un progetto di rock sinfonico e completò le registrazioni del singolo Processione il 19 aprile. Richard Benson morì il 10 maggio 2026 all’età di 67 anni; il singolo fu poi distribuito postumo il 4 giugno 2026. In seguito sono stati pubblicati materiali postumi: la cover in duetto A Whiter Shade of Pale (febbraio 2026), il documentario Benson – La vita è il nemico presentato in anteprima l’8 dicembre e l’album 24 Back to 84 uscito il 29 marzo 2026, oltre al singolo inedito Sunny recuperato e pubblicato il 24 ottobre 2026.
Il percorso di Benson è complesso: mescola l’impegno musicale all’attività televisiva e a performance provocatorie che ne hanno fatto una figura di culto. La sua eredità resta nei dischi, nelle trasmissioni come Ottava nota e nei progetti postumi che continuano a far discutere e ascoltare il suo lavoro.

