Perché l’ufficio è terreno fertile per relazioni extraconiugali

Una panoramica sui motivi per cui la vicinanza lavorativa, il potere e lo stress aumentano il rischio di infedeltà, con dati e spiegazioni psicologiche

Non si comincia un nuovo lavoro pensando che lì potrebbe nascere una relazione extraconiugale. Eppure il posto di lavoro è uno dei contesti più comuni in cui si sviluppano legami affettivi imprevisti. Le ricerche lo confermano: una quota significativa di tradimenti avviene tra colleghi, e vale la pena capire perché.

Cosa dicono i numeri
Secondo l’Institute for Family Studies, circa il 31% degli uomini e il 16% delle donne che hanno ammesso di aver tradito indicano colleghi come partner dell’infedeltà. Indagini condotte in Italia, tra cui rilevazioni Durex e del Censis, riportano percentuali variabili tra il 20% e il 34% a seconda dei campioni e dei metodi usati. Questi dati non danno tutte le risposte, ma offrono un punto di partenza per esplorare i meccanismi sociali e psicologici in gioco.

Perché il luogo di lavoro favorisce legami affettivi
Ci sono motivi pratici e psicologici. La vicinanza quotidiana — condividere ore, progetti, pause e trasferte — moltiplica le occorrenze di scambio personale. La ripetuta esposizione a una persona genera familiarità: più vediamo qualcuno, più tendiamo a sentirci a nostro agio con quella persona, e da lì il passo verso un interesse romantico può essere breve. Questo fenomeno viene spesso descritto come effetto di mera esposizione.

Inoltre, il lavoro offre opportunità di intimità non legate alla sfera domestica: confidarsi su un cliente difficile, sostenersi dopo un errore o celebrare un successo condiviso crea una forma di vicinanza emotiva. Quando il supporto professionale si sovrappone all’affetto, la linea tra amicizia e attrazione può farsi sottile.

Dove finisce l’ammirazione e dove comincia il sentimento
È utile distinguere tra ammirazione professionale e interesse romantico. L’ammirazione nasce dall’apprezzamento delle competenze, della leadership o dei risultati; il sentimento romantico porta invece con sé aspettative di esclusività e investimenti emotivi più profondi. Spesso la trasformazione avviene gradualmente: piccoli gesti, frequenti attenzioni, il desiderio di condividere tempo libero non legato al lavoro sono segnali che la relazione sta cambiando natura.

Osservare i comportamenti fuori dall’orario lavorativo, valutare la coerenza delle azioni e capire se c’è una volontà di costruire qualcosa di duraturo possono aiutare a capire se si tratta di semplice stima professionale o di qualcosa di più.

Potere, stress e scelte impulsive
La posizione gerarchica incide. Chi occupa ruoli di vertice ha più opportunità di relazioni sul lavoro e, secondo alcuni studi psicologici, tende più spesso a decisioni impulsive non per una questione morale, ma per gli effetti psicologici del potere: senso di invulnerabilità, privilegi percepiti e minor controllo sui propri impulsi. Lo stress cronico e la deplezione delle risorse cognitive (la cosiddetta deplezione dell’ego) rendono inoltre più difficile valutare le conseguenze a lungo termine, favorendo scelte orientate al sollievo o alla gratificazione immediata.

Compartimentalizzare per non crollare
Alcuni professionisti reagiscono al conflitto identitario separando nettamente la sfera pubblica da quella privata: è la compartimentalizzazione. Creando “compartimenti” mentali, si può mantenere l’autostima legata al successo lavorativo e al tempo stesso giustificare comportamenti privati che altrimenti causerebbero dissonanza. È una soluzione temporanea che riduce il senso di colpa nel breve termine, ma può complicare le relazioni familiari e il benessere personale nel tempo.

Cosa porta davvero al tradimento — e cosa no
Non esiste una causa unica: la combinazione di fattori rende una persona più vulnerabile. Tra questi ricorrono la vicinanza continua, la ricerca di conferme esterne, l’insoddisfazione nella coppia, ruoli di potere e la sete di novità. Il concetto di “investimento relazionale” spiega bene la dinamica: quando l’impegno verso la propria relazione diminuisce e le alternative sembrano più attraenti, sale la probabilità di deviare. Tuttavia va sottolineato che opportunità e vulnerabilità non equivalgono a destino: molte persone esposte a questi fattori non tradiscono affatto.

Come ridurre il rischio
Intervenire su più livelli è la strategia più efficace. In azienda, politiche chiare sui confini professionali, formazione etica e percorsi di gestione dei conflitti aiutano a contenere situazioni rischiose. A livello individuale e di coppia, migliorare la comunicazione, riconoscere segnali di esaurimento emotivo e coltivare la cura di sé aumentano la resilienza relazionale. Supporti come consulenza di coppia o coaching professionale possono fare la differenza quando si percepiscono segnali di tensione.

Cosa dicono i numeri
Secondo l’Institute for Family Studies, circa il 31% degli uomini e il 16% delle donne che hanno ammesso di aver tradito indicano colleghi come partner dell’infedeltà. Indagini condotte in Italia, tra cui rilevazioni Durex e del Censis, riportano percentuali variabili tra il 20% e il 34% a seconda dei campioni e dei metodi usati. Questi dati non danno tutte le risposte, ma offrono un punto di partenza per esplorare i meccanismi sociali e psicologici in gioco.0

Scritto da AiAdhubMedia

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