Perché la riforma OCM è considerata un tradimento dai Verdi

Cristina Guarda accusa il testo OCM di aver favorito battaglie ideologiche rispetto a misure concrete per proteggere il reddito degli agricoltori

La discussione sulla riforma OCM è diventata terreno di scontro politico dopo il voto in commissione Agri del Parlamento Europeo. L’eurodeputata Cristina Guarda, esponente di Europa Verde e del gruppo Greens/EFA, ha annunciato il suo voto contrario insieme al gruppo, definendo il risultato un «tradimento» nei confronti dei produttori. Nel suo intervento la relatrice investita per la prossima riforma ha sottolineato come l’intento iniziale fosse quello di dare agli agricoltori strumenti concreti per difendere il reddito tramite norme sui contratti e maggiore trasparenza.

Secondo Guarda, tuttavia, il testo finale si è allontanato dall’obiettivo: invece di rafforzare la posizione dei produttori nella filiera, alcune scelte politiche hanno reso molte norme inefficaci. Il nodo centrale resta la possibilità per gli Stati membri di introdurre esenzioni ampie basate su ragioni giustificate, una formula giudicata dalla relatrice troppo vaga e capace di svuotare di contenuto le misure previste. In questo contesto, la critica si concentra anche sul ruolo di alcuni interlocutori politici che, sempre secondo Guarda, hanno favorito logiche identitarie piuttosto che soluzioni economiche praticabili.

Il voto e le accuse dirette

Il cuore della contestazione riguarda il significato politico del voto: per Guarda il testo approvato non protegge davvero il reddito agricolo perché concede margini di deroga troppo ampi agli Stati membri. La critica si rivolge in particolare alla maggioranza che, come ricostruito dall’eurodeputata, ha preferito concentrarsi su questioni di immagine e linguaggio — ad esempio sulle denominazioni dei prodotti — invece che sulla definizione di contratti obbligatori e di regole certe per la trasparenza di filiera. Per la relatrice questo approccio tradisce le esigenze pratiche dei produttori e lascia aperte porte che permettono di aggirare le nuove responsabilità contrattuali.

La critica alla relatrice e alle forze di destra

Nella sua replica, Cristina Guarda ha puntato il dito contro la relatrice del testo e contro alcune rappresentanze politiche di centrodestra: secondo lei, queste forze hanno trasformato il dibattito su norme economiche in una «guerra culturale» che ha privilegiato simboli e slogan. La denuncia è che i diritti dei produttori siano stati usati come scudo per battersi su questioni identitarie, a scapito di misure concrete come clausole di revisione contrattuale e meccanismi di trasparenza. Questo atteggiamento, sostiene Guarda, rischia di lasciare i più vulnerabili — in particolare piccole aziende e cooperative — senza tutela effettiva.

Impatto sul settore lattiero-caseario

Tra i comparti più esposti alla criticità del testo c’è il settore lattiero-caseario, che da tempo affronta pressioni sui prezzi e rapporti di forza sfavorevoli nella filiera. La previsione che consente di esentare interi settori dall’obbligo di contratti scritti rende particolarmente vulnerabili i produttori di latte, i quali avrebbero beneficiato di misure rigide sulla trasparenza dei prezzi e sulla tracciabilità dei rapporti commerciali. Per Guarda, la debolezza delle norme rischia di alimentare instabilità economica e rendere inefficaci le tutele già esistenti, con ripercussioni sul reddito e sulla sostenibilità delle aziende.

Perché i contratti contano

La proposta originale puntava a introdurre contratti obbligatori, solidi e trasparenti anche per i membri delle cooperative, con clausole capaci di garantire una ridistribuzione più equa del valore lungo la filiera. I contratti rappresentano uno strumento pratico per stabilire prezzi minimi, revisione delle condizioni e responsabilità commerciali, riducendo così la volatilità a danno dei produttori primari. Senza norme vincolanti, invece, resta prevalente la negoziazione individuale in contesti di potere asimmetrico, dove gli attori più deboli tendono a perdere margini e capacità di investimento.

Impegni e prospettive per la prossima riforma

Pur avendo votato contro, Guarda non rinuncia a intervenire nella fase successiva: si dichiara pronta, in qualità di relatrice per la prossima riforma dell’OCM, a rimettere al centro strumenti concreti che possano davvero proteggere il reddito degli agricoltori. L’obiettivo dichiarato è correggere le «storture» individuate nel testo attuale, promuovendo clausole di revisione reali, maggiore trasparenza sui prezzi e limiti alle esenzioni troppo generiche. La partita rimane aperta e, come evidenzia l’eurodeputata, richiederà una capacità di mediazione che superi le contrapposizioni ideologiche per privilegiare soluzioni di tutela economica.

Scritto da John Carter

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