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Quando la televisione rimette in programmazione un titolo come I due superpiedi quasi piatti, non si tratta solo di offrire intrattenimento: è l’occasione per riscoprire una pagina fondamentale della commedia italiana. Il film, con protagonisti Terence Hill e Bud Spencer e la regia di Enzo Barboni (E.B. Clucher), combina comicità fisica, gag basate sull’equivoco e un’energia narrativa che ha saputo attraversare generazioni. Questa sera, su Rete 4 alle 21:35, il pubblico può tornare a ridere con un titolo che ha definito certi codici del buddy movie all’italiana.
Un concept semplice che funziona
La forza del film sta nella sua struttura elementare: due disoccupati intenzionati a rapinare un supermercato finiscono per errore nell’ufficio di reclutamento della polizia di Miami. Da questo equivoco iniziale prende avvio una trasformazione comica che porta i protagonisti da improvvisati ladruncoli a agenti involontari. Qui si percepisce la mano di Barboni, capace di orchestrare gag fisiche e tempi comici con precisione chirurgica, valorizzando più la gestualità e il ritmo che i dialoghi prolissi. Il risultato è una satira leggera delle istituzioni e una celebrazione della fisicità comica.
Il meccanismo dell’equivoco
L’equivoco dell’ufficio assunzioni è il cuore della commedia: serve come motore narrativo che giustifica situazioni paradossali, addestramenti improbabili e scontri con il crimine. Questo dispositivo permette a Hill e Spencer di mostrare le loro qualità contrapposte—l’agilità e la scaltrezza dell’uno, la forza imponente e la calma dell’altro—senza tradire la coerenza emotiva del duo. La scena dell’ingresso in polizia è diventata praticamente iconica perché sintetizza l’idea centrale del film in pochi minuti di puro slapstick.
Alchimia tra protagonisti e stile registico
Il rapporto tra Terence Hill e Bud Spencer è il vero tema sottostante al film: l’alchimia tra i due trascende la battuta e diventa grammatica visiva. Hill comunica spesso con lo sguardo e il movimento, Spencer con le mani e il peso corporeo; insieme producono un linguaggio che è diventato riconoscibile e imitato. Barboni, che aveva perfezionato questo approccio nei western parodici, qui lo traduce in chiave urbana, anticipando molte soluzioni dei successivi buddy cop americani.
Elementi tecnici e musicali
Dal punto di vista tecnico, il film mette in mostra un artigianato degli stunt e della coreografia delle risse che oggi suona autentico e tangibile: gli scontri sono ripresi in campi larghi per esaltare la fisicità, i suoni enfatizzati hanno un sapore quasi cartoon, e la colonna sonora dei fratelli De Angelis accompagna con brio le sequenze più rapide. Questi elementi insieme costruiscono un registro audiovisivo riconoscibile e facilmente ricordabile dal pubblico.
Perché continua a piacere
Passati decenni dall’uscita, il film mantiene un fascino trasversale: è apprezzato sia da chi lo vide da giovane sia da chi lo scopre per la prima volta. La semplicità della trama, la precisione dei tempi comici e l’umanità dei protagonisti spiegano l’appeal duraturo. Inoltre la pellicola è spesso citata come fonte per la costruzione del genere buddy cop in chiave comica, e molte scene sono diventate veri e propri template per produzioni successive in Italia e all’estero.
La programmazione televisiva attuale propone una versione estesa del film: rispetto ai 112 minuti della prima uscita cinematografica, la versione trasmessa in tv può raggiungere i 140 minuti, offrendo materiale reintegrato che interessa i fan più curiosi. Che la si guardi per nostalgia o per curiosità storica, la visione regala momenti di puro divertimento e restituisce la sensazione di un cinema che puntava tutto su corpo, ritmo e relazione tra personaggi.

