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All’Arena del Sole, dal 20 gennaio all’1 febbraio, si svolgerà la prima assoluta di Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, un’opera diretta dal giovane e talentuoso Niccolò Fettarappa. Questo spettacolo affronta un tema scottante: la recessione sessuale che ha colpito non solo la generazione attuale, ma anche i più giovani, in particolare durante il periodo pandemico, quando molti adolescenti hanno subito un distacco non solo dagli altri, ma anche da se stessi.
Un dramma distopico
Il fulcro della narrazione si basa su un’idea provocatoria: l’Unione Europea ha stabilito che nel 2030 si verificherà l’ultimo orgasmo sulla Terra. Questa premessa distopica stimola una riflessione profonda sulle nostre vite e relazioni. La trama segue una coppia in crisi che vive gli ultimi momenti insieme, mentre parallelamente un giornalista e uno zoologo studiano la loro interazione, rivelando il degrado delle relazioni umane.
Il ruolo dello zoologo
Fettarappa, che interpreta lo zoologo, è incaricato dalla Commissione Europea di eliminare il sesso, trasformando ogni europeo in una macchina da lavoro. Questo scenario surreale, sebbene sembri un’opera di fantasia, trae spunto da una realtà tangibile: l’ansia di prestazione e l’apatia hanno portato a una crisi di intimità e desiderio.
La crisi del corpo e della mente
L’opera mette in luce un fenomeno inquietante: la nostra società ha raggiunto un punto in cui il corpo è visto come un semplice involucro per una mente iperstressata. Le persone sono così immerse nel lavoro che il contatto fisico e il piacere sembrano diventare un lusso inaccessibile. La stanchezza e l’ansia dominano le nostre vite, portandoci a un paradosso: non abbiamo tempo per dedicarci all’amore e alla passione.
Riflessioni sulla palestra e sull’alienazione
Fettarappa critica anche i luoghi del fitness, come le palestre, che rappresentano una forma di alienazione del corpo. Qui, individui isolati corrono su tapis roulant, cercando di raggiungere standard irraggiungibili, mentre il desiderio si accumula e viene represso. Questo aspetto viene collegato alle riflessioni di psicanalisti come Wilhelm Reich, che sosteneva che la repressione sessuale potesse portare a malattie sociali e politiche, incluso il fascismo.
Un’opera che fa riflettere
In definitiva, Orgasmo non è solo un’opera teatrale, ma un invito a riflettere profondamente sul nostro modo di vivere e di relazionarci. La trama, pur avendo un’impostazione distopica, è intrisa di verità e dati reali. La generazione attuale e quelle future si trovano di fronte a una scelta: continuare su questo cammino di disconnessione o trovare il modo di riconnettersi con se stessi e con gli altri.
In scena fino all’1 febbraio, questa produzione rappresenta un’occasione imperdibile per esplorare un tema tanto attuale quanto delicato. La direzione artistica di Elena Di Gioia e la performance di un cast eccezionale, tra cui Gianni D’Addario, Lorenzo Guerrieri e Rebecca Sisti, promettono di offrire un’esperienza teatrale memorabile.

